“StatoLiquido” Un’accelerata per guidare l’Italia che sfida il quorum (F.Martini)

06/06/2005
    sabato 4 giugno 2005

      UN «ASTENSIONISMO CALDO»: VUOLE DISTINGUERSI DAGLI UDC

        Un’accelerata per guidare
        l’Italia che sfida il quorum
        Aggressivo con certa sinistra «scientista». Quella di ieri non è una
        sortita estemporanea ma l’inizio di una strategia a lungo termine

          retroscena
          Fabio Martini

            ROMA
            E’ stata lunga. Insolitamente lunga, ma ora è finita. Al residence Ripetta la solitaria dissertazione di Francesco Rutelli sulla fecondazione assistita è durata un’ora e 40 minuti e ora in fondo alla sala c’è Mimmo Delle Foglie, missus del cardinale Ruini, che confabula con Beppe Fioroni della Margherita: «Certo che oggi vi siete spinti un bel po’ in avanti. Comunque, bella giornata: prima la Fallaci sul “Corriere”, poi Rutelli…». Il compiacimento espresso in modo informale da Delle Foglie, che della ruiniana «Scienza e Vita» è il portavoce, aiuta a capire la portata strategica della sortita di Francesco Rutelli.

            Con quella lunghissima relazione, un inventario di ritagli e riflessioni sedimentati in «due anni». Con quel tentativo di dare motivazioni progressiste all’astensione. Con quel piglio aggressivo verso certa sinistra, accusata addirittura di civettare con «la manipolazione genetica». Con quel linguaggio crudo, l’embrione scartato paragonato «ad una puntina di spillo buttata nel water». Con quell’astensionismo «caldo», così diverso da quello «freddo» e «ragionevole» alla Udc. Con quel lessico non-cattolico («la centralità dell’uomo» e non della persona). Con quelle motivazioni «da laico» che tanto sono apprezzate dal cardinale Camillo Ruini. Con l’atteggiamento di chi guarda ad un’Italia diversa da quella della sinistra tradizionale: «A noi tocca prendere un’altra strada…». Tutto questo ha messo in campo Francesco Rutelli e il 3 giugno del 2005 potrebbe rivelarsi una data decisiva nella carriera politica del leader della Margherita.

            Per tanti motivi. Alcuni molto contingenti. Imbracciata la bandiera dell’astensionismo con un piglio sconosciuto agli altri leader, la sera del 13 giugno davanti al mancato quorum, Rutelli potrebbe dire «che ha vinto lui e non Berlusconi», come acutamente osserva il presidente dei senatori udc Francesco D’Onofrio. Un Rutelli che cerca di tagliare i ponti col suo passato laicista e da «piacione». Un Rutelli che si spoglia di qualsiasi tutela. E che soprattutto sembra fare un investimento strategico su se stesso. Non soltanto perché da ieri è – anche pubblicamente – il principale interlocutore del cardinale Ruini. Ma anche perché diventa, più di prima, il punto di riferimento della possibile frana elettorale del centro-destra. E un domani il coagulo di qualcosa di più grande? Osserva un personaggio con lo sguardo lungo come Enzo Carra: «Un leader, quando dà un colpo di timone controcorrente sa che sul breve riceverà entusiasmo sul fronte opposto e mugugni sul proprio fronte. E’ capitato a Berlinguer, De Mita, Forlani, Occhetto, Craxi. La scommessa strategica di Rutelli è quella di far capire all’elettorato e a gruppi dirigenti delusi del centrodestra che da noi le porte sono aperte. Quanto al grande centro moderato è ancora presto per parlarne».

              E’ un Rutelli che ha deciso di prendere il largo. Forte oramai di una rete di rapporti importanti. Col cardinale Ruini il legame risale agli anni da sindaco di Roma. Decisamente più forte e amichevole il rapporto col principe degli imprenditori progressisti, quel Carlo De Benedetti col quale Rutelli fa spesso brevi vacanze, come quella dello scorso anno in Sardegna, durante la quale l’Ingegnere si cimentò in uno scherzoso «raid» sotto la berlusconiana Villa La Certosa. Il recente seminario di Frascati con alcuni dei big dell’economia e della finanza dimostra una credibilità che qualche anno fa «lu’ bello guaglione» ancora non vantava in questi mondi. E Rutelli, grazie al recente, stretto rapporto con Luigi Bobba (Acli) e Edo Patriarca (Terzo Settore) «sfonda» anche in un campo, quello cattolico-democratico, un tempo egemonizzato da Prodi. Un Rutelli così sicuro di sé che nel suo decalogo astensionista ha menato fendenti alla cultura laicista («Una raffica di decreti morali») e ha documentato l’incoerenza di tanti leader della sinistra («Tutti, dico tutti») che oggi tuonano contro l’astensionismo ma appena pochi anni fa lo praticavano, a cominciare «dal referendum dell’articolo 18». Certo, strada scivolosa quello di puntare il dito sulla coerenza altrui. Il leader della Margherita ha citato come esempio nefasto l’inseminazione post-mortem prevista in Inghilterra, ma il Rutelli versione laicista presentò nel 1988 una proposta di legge che prevedeva quella inseminazione e condannava «il retrivo proibizionismo» imposto dalla «teologia morale cattolica».