“StatoLiquido” Silvio disse: i traditori non saranno rieletti

11/10/2005
    martedì 11 ottobre 2005

    Pagina 5 – PrimoPiano

    IL CENTRODESTRA IL PREMIER AI SUOI: «NON DOBBIAMO AVERE PAURA»

      E Silvio disse: i traditori
      non saranno rieletti

        retroscena
        Augusto Minzolini

        ROMA
        Pensate ad un generale alla vigilia di una battaglia decisiva. A un Bonaparte, ad un duca Wellington, ad un Rommel o ad un Eisenhower. Vede e rivede i suoi piani di battaglia. Passa in rivista le truppe. Sente i comandi alleati, legge i rapporti dell’intelligence per scoprire se ci sono infiltrati(in questo caso franchi tiratori). Ebbene, l’immagine di ieri di Silvio Berlusconi ad Arcore non è quella della parodia dalemiana del folle che si atteggia a militare con lo «scolapasta» in testa, ma proprio quella del capo che va alla guerra con l’elmetto: nei prossimi tre giorni, infatti, il presidente del consiglio non lascerà mai la sua poltrona al banco dei ministri di Montecitorio, come un generale che non vuole perdere mai di vista il campo di battaglia. E il motivo è semplice, c’è poco da scherzare, da oggi a giovedì prossimo, nell’aula di Montecitorio si svolgerà lo scontro parlamentare più importante di questa legislatura. In tre giorni il nostro sistema politico potrebbe cambiare fisionomia: pochi articoli di una legge o, addirittura, un sub-emendamento, possono cambiare il volto del nostro sistema politico. Quello che non è riuscito alla commissione bicamerale presieduta proprio da D’Alema.

        E ieri sera, negli ultimi colloqui avuti con «gli ufficiali» prima di andare a dormire, il generale-Berlusconi è sembrato soddisfatto del lavoro svolto. «Dobbiamo autoconvincerci – è il training autogeno che ha imposto al suo stato maggiore – che non c’è da avere paura del voto segreto. Del resto non possiamo stare nella testa della gente. Dobbiamo, invece, essere soddisfatti di aver fatto tutto quello che si poteva fare. E’ chiaro che se ci fossero dei “franchi tiratori” nelle nostre file o in quelle degli alleati dobbiamo il dovere di identificarli per fargli scordare i collegi che credono di avere. Su questo siamo d’accordo con Fini. Non possiamo certo mantenere tra noi chi ci ha colpito a tradimento».

        Poche parole per darsi e dare coraggio in uno stile quasi militare. La sua vigilia il Cavaliere l’ha trascorsa ad Arcore. C’è stato un giro di telefonate tra lui, Fini e Casini per verificare quale sarà il numero di voti segreti sul provvedimento: sulla carta sono una quarantina, ma il Cavaliere e i suoi alleati sperano che alla fine il presidente della Camera riesca a ridurli a non più di una trentina. Poi ha verificato con gli «sherpa» e gli «ambasciatori» se le modifiche apportate al testo avevano soddisfatto il Quirinale e l’opinione generale è stata un «sì». Quindi ha incontrato insieme al fido Sandro Bondi i rappresentanti dei deputati siciliani, Gianfranco Miccichè e Angelino Alfano. Li ha rassicurati: torneranno tutti a Montecitorio anche perchè gli uomini di maggior prestigio, ministri e vice-ministri, lasceranno lo spazio nelle liste dell’isola per presentarsi anche in altre regioni.

        Ed ancora, ha esaminato gli ultimi problemi, come i dubbi che serpeggiano tra i deputati di Lombardia 1 e della Puglia. Anche lì c’è stato bisogno di nuove rassicurazioni. Ed è probabile – se ancora non c’è – un intervento sul deputato piemontese e sottosegretario, Roberto Rosso, che nei giorni scorsi aveva espresso le sue riserve sulla nuova legge in giro. Ultima grana quella delle donne: la loro richiesta di avere un posto su tre nelle liste ha innervosito, non poco, i colleghi maschi. Il «compromesso» potrebbe essere il rinvio dell’introduzione della nuova regola nel 2011. Infine, in serata, il Cavaliere ha tentato di trovare insieme ad Umberto Bossi una soluzione anche al conflitto che si è creato nella Regione Lombardia tra la Lega e Formigoni.

        Il premier non è arrivato ad esercitare il pressing di Gianfranco Fini, che ha parlato due-tre volte con ogni deputato e, per essere più chiaro, ha anche spedito un telegramma a tutti i parlamentari di An per spiegare l’importanza di questa nuova legge elettorale. Ma non è stato da meno di Pier Ferdinando Casini, che nelle ultime settimane ha incontrato tutti i deputati dell’Udc.

          Il resto lo hanno fatto i suoi ufficiali. Ieri sera nell’assemblea dei deputati di Forza Italia gli autori materiali della legge, Mario Valducci e Fabrizio Cicchitto, ne hanno spiegato i vantaggi. Donato Bruno, presidente della Commissione Affari istituzionali, per persuadere gli ultimi dubbiosi è arrivato a promettere: «Se centriamo l’obiettivo del 25% come partito, con questa legge ritorniamo tutti. E – ve lo assicuro – è un obiettivo realistico». Mentre qualcuno ha fatto circolare uno studio: prendendo a riferimento i risultati delle regionali con il nuovo sistema il centro-destra si assicurerebbe 150 senatori invece dei 120 che gli garantirebbe l’attuale legge, e 280 deputati a differenza di 230. Alla vigilia di uno scontro decisivo i comandanti hanno il dovere di usare tutti gli argomenti per rinfrancare le truppe. E l’”operazione” in qualche modo deve essere riuscita se qualcuno nel campo avverso ieri sera raccontava di un Romano Prodi che – per scaramanzia o per realismo – dava la nuova legge elettorale già per approvata.