“StatoLiquido” Scissione nella Margherita:parte il conto alla rovescia

16/06/2005
    giovedì 16 giugno 2005

    pagina 6

    LA TAGLIOLA DEL TESSERAMENTO

      Scissione nella Margherita
      parte il conto alla rovescia

        Sempre più probabile il divorzio dei prodiani entro il 30 giugno

          retroscena
          Antonella Rampino

              ROMA
              ROTOLANDO sempre più velocemente lungo un piano inclinato, i prodiani della Margherita si avviano a consumare la propria scissione. Che ha una data limite, scritta nelle complesse alchimie finanziarie che reggono i partiti. E quella scadenza è il 30 giugno, quando, oltre a tenersi l’assemblea di bilancio con l’arrivo dell’ultima tranche del finanziamento pubblico, si chiude il tesseramento, saldamente nelle mani di Franco Marini: adesso la percentuale di iscritti dei prodiani è attorno al 19 per cento. Il 30 giugno, potrebbe essere non più così. Ai prodiani potrebbero essere tagliati i fondi, poiché sono minoranza nell’establishment del partito, se non nella società. Anche per questo, tra le molte cose che Parisi ha rinfacciato a Rutelli e Marini nel lungo ufficio di presidenza di ieri, c’era un buon argomento: noi vi abbiamo lasciato gestire con piena fiducia l’organizzazione e il tesseramento, perché «credevamo che il vostro progetto fosse anche il nostro». E invece, «oggi la Margherita non è più la Margherita», anzi: non ha più nulla a che fare con l’Ulivo.

                Piuttosto che il tentativo (a ieri fallito) di messa in stato d’accusa di Willer Bordon, potrebbero essere i «trucchi» nel tesseramento ad essere branditi come giusta causa di «sfratto», come tra loro i prodiani chiamano la secessione, già lunedì prossimo. Il 20 giugno si riunisce la direzione del partito, e Prodi sarà a Bari con la sua Fabbrica del Programma in trasferta. Anche fisicamente lontano, dunque, dalle sue truppe che si scollano dalla Margherita. Perché poi la preoccupazione è mettere al riparo il Professore da una scissione che, fosse stato per i parisiani, si sarebbe già consumata prima del referendum. E il perché del marcare la distanza del progetto da Prodi è chiarissimo: i diesse sono in una fase di tentennamento. Fassino ha più volte ricordato a Prodi che «se ci sarà scissione nella Margherita non ci sarà più la tua candidatura». Al momento, non è più così scontato che, a scissione consumata, la Lista Prodi vedrebbe la Quercia schierata. Non giocava a favore nemmeno quel che è trapelato dalla riunione della Margherita di ieri. «Non dirmi che te ne vuoi andare coi comunisti…», faceva De Mita a Parisi, ottenendone in risposta un bel «io sono più anticomunista di te».

                  In più, nonostante dall’Ulisse-Fassino non vengano prese in considerazione le sirene rutelliane che già cantano, nei corridoi e lungo i cavi telefonici, il ritorno sulla scena dei partiti, e la conseguente prossima investitura del segretario del maggior partito a leader di coalizione, di certo quando la scissione dei prodiani della Margherita sarà attuata scatterà simultaneamente l’ufficiale messa in questione da parte di Rutelli della leadership di Prodi. A quel punto, Prodi potrebbe chiedere le primarie. Ma non è affatto detto che gli verrebbero automaticamente concesse.

                    Non solo per questo, nonostante ieri si sia consumato un altro bel pezzo di strada lungo quel piano inclinato, non ci si dà per vinti. All’opera ci sono i pontieri Letta e Bindi, con in più un tentativo di «Lodo Maccanico». Segnali continuano ad arrivare anche dal territorio, col consiglio regionale dell’Emilia e Romagna che ha fatto un appello analogo a quello del Veneto. Ma tutti, compreso il presidente dei deputati Pierluigi Castagnetti non ancora restituito alla politica dopo la malattia, avvertono che «c’è il rischio che si arrivi a un punto di non ritorno». Il copione della giornata di ieri è stato da questo punto di vista magistrale. Rutelli ha messo subito le mani avanti, «diteci voi cosa possiamo fare per venirvi incontro», ovviamente mantenendo «ferma e irrevocabile la decisione di non partecipare alla Lista unitaria». Parisi ha risposto con una relazione di circa un’ora e mezza, ribadendo che «non siamo noi a contestare voi», i prodiani non hanno alcuna intenzione di fare la scissione, è la Margherita che non è più la Margherita, che con le sue scelte si pone fuori dall’Ulivo, e «ormai è diventata qualcosa di molto simile all’operazione che nel ‘98 Buttiglione fece con i Popolari». Bordon ha rincarato la dose con un’immagine semplice ma efficace: «Se saliamo insieme su un’automobile per andare in un posto, e poi si piglia un’altra direzione, io scendo dalla macchina». In tre ore di muro contro muro è tornato pure il tormentone del brindisi di Rutelli per la vittoria astensionista al referendum. Marini s’era offerto di far pace con un’altra provocazione, una bottiglia di champagne Krug a Parisi, Bordon ha obiettato che «è roba da supermercato», Parisi se l’è presa con Gentiloni: «Kruz o non Kruz, tu sei troppo intelligente per capire che il problema non è il brindisi…». Eccetera, eccetera, eccetera.