“StatoLiquido” Rutelli e le primarie

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

    UNIONE LE STRATEGIE SPREGIUDICATE DEL LEADER DELLA MARGHERITA

      Rutelli e le primarie
      La sfida non dichiarata
      del candidato-fantasma

        Dopo la «guerra» su lista unitaria e coppie di fatto
        ora si appresta a scatenare l’offensiva contro i Ds

          Federico Geremicca

            ROMA
            Ciriaco De Mita risponde con il massimo della tranquillità: «Dicono che Rutelli ha fatto marcia indietro? Non è così, vedrete. Alla fine, sui Pacs, la posizione della Margherita sarà più o meno quella anticipata da lui… Secondo me ha sbagliato Prodi, invece, a riaprire la questione rispondendo in quel modo alla lettera di Grillini. Vanno garantiti i diritti di tutti, questo è chiaro: ma le regole generali non possono essere disegnate sulle richieste delle minoranze». Sono le due del pomeriggio. Mentre De Mita annuncia che su gay e coppie di fatto per la Margherita il problema resta del tutto aperto, poco lontano – in piazza Santi Apostoli – si sta sorteggiando il «numero di gara» dei sette partecipanti alle primarie. A nessuno sfugge più, naturalmente, il profilo della competizione: che è quello dell’investitura. Fosse stata una gara vera – insomma per decidere sul serio punti di programma e candidato premier – è chiaro che altri sarebbero i contendenti. E tra gli altri di certo lui, Rutelli: che le sue «primarie», comunque, se le sta facendo. Avendo affondato la lista unitaria in nome di un progetto politico diverso da quello di Romano Prodi, e marcando nette distinzioni su questioni di assoluta rilevanza, sarebbe forse stato tra i candidati più alternativi al Professore. Ma è andata com’è andata… E il «candidato fantasma» sta allora riversando il suo movimentismo nella cosiddetta competition con i Ds. Cosa che sembra preludere a nuove, imminenti polemiche.

              Le ultime due prese di posizione filo-cattoliche – l’astensione al referendum e il dissenso sui Pacs – hanno avvolto la Margherita in un’aurea eccessivamente «confessionale»: modello di partito assai distante da quel che ha in testa Francesco Rutelli. Spiega Stefano Menichini, formatosi e cresciuto a «il manifesto», attualmente direttore di Europa, aggressivo quotidiano della Margherita: «Quella sui Pacs non credo sia stata una polemica cercata. E’ nata come è nata… Immagino, però, che adesso riprenderà l’elaborazione di una proposta programmatica su tutto il resto dei temi in campo». E infatti giusto ieri è stata annunciata una nuova Conferenza programmatica per novembre. Tra i punti in discussione, anticipa Tiziano Treu, l’accelerazione «della riforma Dini del ‘95, tenendo conto dell’allungamento della vita». Che è come a voler cercare la rissa con Bertinotti e tutta l’ala radicale dell’Unione. Un prezzo che il «candidato fantasma» sembra però esser pronto a pagare senza batter ciglio, per tentare di vincere quella che si profila come una vera e propria «sfida» tra riformismi.

                A dirla in due parole: il riformismo diessino da una parte, con le compatibilità e la prudenza che originano dal suo passato prossimo; e quello della Margherita da un’altra, spregiudicato e in piena costruzione assieme al partito. Sarà una sfida sull’innovazione – dalle posizioni in politica estera ai rimedi per l’economia – che segnerà, probabilmente, l’intero l’autunno. E andando poi dritti verso il voto, tutto lascia presumere che la competition finirà per investire anche il delicatissimo terreno delle candidature: caccia, insomma, a nomi e volti che possano rappresentare il riformismo che si ha in testa. Una gara a esporre il meglio possibile della società civile attraverso personalità «moderne» e in ascesa. E si tratta, in qualche modo, di un inedito per i leader del Botteghino, storicamente abituati ad una sorta di egemonia sul terreno della rappresentatività del mondo dell’innovazione e della cultura. Non solo. Un terreno sul quale potrebbero perfino esser costretti a difendersi da «invasioni di campo», se è vero come è vero che già sarebbe stato avviato un discreto corteggiamento nei confronti di figure ed esponenti di quella sorta di terra di nessuno ancora a cavallo tra Ds e Margherita.

                  E che la velocità e la spregiudicatezza del «candidato fantasma» suscitino interesse negli ambienti di cui dicevamo, lo si può desumere anche – usandolo come una sorta di cartina di tornasole – da alcune più o meno recenti prese di posizione de «il Riformista», il quotidiano diretto da Antonio Polito. Nato con l’etichetta di house organ dalemiano, il foglio arancione – palestra polemica di molti liberal e riformisti diessini – è parso via via accentuare la propria distanza dal Botteghino, sposando molte delle scelte e delle polemiche di Francesco Rutelli. Da una funzione di pungolo, è passato alla critica. E dalla critica, talvolta, alla distanza. Il leader della Margherita ha annotato questi spostamenti con soddisfazione, considerandoli il segno di un primo successo. Ora da capitalizzare con attenzione. Cosa naturalmente non facile. Anche perché le sirene rutelliane non è che convincano proprio tutti. Nemmeno all’interno dello stesso «Riformista». Ieri, per esempio, in un vivace editoriale, Emanuele Macaluso – columnist del quotidiano – ha preso nettamente le distanze da alcune posizioni del direttore: «Rivolgendoti a Fassino – scrive Macaluso – dici: “Mentre lei perdeva tempo con la Federazione dell’Ulivo, Rutelli ha scoperto il Partito democratico. Se non si sbriga, il clintoniano sarà lui”… Per la verità – conclude Macaluso – Rutelli, più che Clinton, ha scoperto il cardinal Ruini». Un piccolo anticipo di quel che potrebbe essere. E che magari sarà.