“StatoLiquido” Riunita la Margherita del Nord (A.Cazzullo)

09/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

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      Riunita la Margherita del Nord
      Ed ecco il «piano del leopardo»

        Retroscena
        Aldo Cazzullo

          Si riunisce la Margherita del Nord. In modo riservato, non carbonaro. Per evitare la scissione, non per provocarla. Per trovare un terreno comune tra Prodi e Rutelli: vale a dire per non perdere il primo senza irritare l’altro. La formula, evocata in fondo al documento che sarà presentato stasera a Brescia, è definita dal promotore della riunione, Gregorio Gitti, «la soluzione del leopardo»: un compromesso tra la lista unitaria, esclusa dal voto dell’assemblea della Margherita «che va rispettato», come dice Enrico Letta, anch’egli della partita, e la prospettiva contraria di un partito che si presenti da solo ovunque, anche al Nord. Dove, dice ancora Letta, «il rapporto tra gli elettori e i partiti non funziona come a Catania, è più spiccio, diretto, improntato a una richiesta non di moltiplicazione delle liste ma di semplificazione e di unità», e le nostalgie postdemocristiane sono certo minori che nel Mezzogiorno.

          Non soltanto, come tengono a precisare Letta e Gitti, «questa non è una riunione di parte ma di partito»; sarebbe sbagliato anche presentare l’incontro di Brescia come una mossa dei prodiani. È vero che Gitti è un collaboratore della prima cerchia del Professore, come lo è uno dei relatori, Filippo Andreatta. Ma la gran parte degli esponenti della Margherita che interverranno vengono dalle file dei Popolari. Ci sono parlamentari vicini a Marini come Emilio Del Bono. Con Giovanni Bianchi e Giancarlo Lombardi ci sono i quarantenni e i trentenni a capo della Margherita del Nord: il capogruppo alla Regione Lombardia Guido Galperti, quello friulano Cristiano Degano e quello veneto Franco Frigo, il vicepresidente della Provincia di Milano Alberto Mattioli; sindaci provenienti dalla società civile come Paolo Zanotto (Verona) o ex democristiani come Graziano Del Rio (Reggio Emilia) e il vicesindaco di Torino Marco Calgaro; parlamentari e amministratori liguri, giuliani, trentini.

          Il documento è un passo sulla via della conciliazione interna intrapresa da Letta e Bindi. Definisce necessario che «la lacerazione dentro la Margherita venga ricomposta, e si scongiuri il rischio di una spaccatura formale»; una scissione infatti sarebbe una ferita non solo per il partito ma anche «per il centrosinistra e per il suo leader», Romano Prodi, che viene definito insostituibile. E propone, a Rutelli e agli altri leader del partito, due impegni: far ripartire subito la Federazione; e ribadire il principio per cui «ogni alleanza organica della Margherita non può avvenire che all’interno del perimetro della Federazione»; no a tentazioni neocentriste o a intese con l’Udeur che escludano gli altri partiti della Federazione.

          Per uscire dall’impasse sulla lista unica, la proposta è di «riprodurre lo schema differenziato per zone geografiche che ci ha premiato alle scorse regionali»; il leopardo appunto. Che coincide con la proposta dell’altro giorno di Pierluigi Bersani sulle «geometrie variabili». Letta cerca di non stuzzicare le suscettibilità dei Marini e dei De Mita: «Il modo con cui ci presenteremo alle Politiche del 2006 viene dopo. Prima di tutto dobbiamo interrompere questa spirale: stiamo sfasciando il giocattolo meraviglioso che abbiamo costruito tutti insieme. Per questo la riunione di Brescia non ha intenti polemici. Rispettiamo il voto dell’assemblea della Margherita. Nello stesso tempo dobbiamo rilanciare l’Ulivo e venire incontro a Prodi. Ad esempio dotandoci di un portavoce unico nelle varie assemblee parlamentari, dalle Regioni a Montecitorio a Strasburgo. Facendo le primarie. E rilanciando il tema dell’Europa. Berlusconi gioca la carta dell’euroscetticismo? Accettiamo la sfida: l’Ulivo è l’Europa».

          Rosy Bindi: «Io sono più esplicita di Enrico. E quindi non penso che la questione della lista unica venga in fondo. Rispetto la decisione della Margherita, però nel frattempo sono intervenuti fatti nuovi. La lettera di Prodi da Creta. L’invito degli alleati, a cominciare dai Ds, a non lasciare cadere l’Ulivo. Le critiche emerse dall’opinione pubblica di centrosinistra. E la preoccupazione della nostra base: Padova che chiede di rivedere completamente la decisione, Brescia che domanda almeno di distinguere Nord e Sud. Io non voglio la scissione, e dico a chi la vuole di non farla. Però per convincerli dobbiamo dimostrare che le loro richieste non sono ignorate». A favore della «formula del leopardo» ci sono preoccupazioni elettorali (al Nord nelle Europee del ’99 i Democratici sovrastarono il Ppi, e nelle grandi città il rapporto fu 8 a 2; per tacere dei sondaggi riservati che danno una lista Prodi oltre il 10%) e anche una legittimazione giuridica: «Secondo lo Statuto della Fed – dice Gitti – il livello della decisione è regionale. L’iniziativa di stasera è una risposta dal basso di chi teme una sorta di meridionalizzazione del partito, e considera che al Nord la lista unitaria sia una necessità».