“StatoLiquido” Primarie, e il Cavaliere applaudì Fassino

28/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

    IL SEGRETARIO DS ALLA CAMERA: NOI LE FACCIAMO PER INVESTIRE IL LEADER VOI LE FATE PER SFIDUCIARE IL PREMIER

      Primarie, e il Cavaliere applaudì Fassino

        Convergenza anche
        su Bankitalia:
        entranbi sorvolano
        sul Governatore

        retroscena
        Fabio Martini

          ROMA
          Silvio Berlusconi, laggiù al centro dell’aula, non lo guarda ma Piero Fassino si produce in un incipit rispettoso, quasi suadente: «Signor Presidente del Consiglio ho seguito il suo intervento non solo con attenzione ma anche con attesa…». Ma poi col passare dei minuti il segretario ds si fa sempre più sferzante, per prodursi alfine in un “numero” per nulla scontato: «Vorrei evidenziarle un’ultima cosa: sarà consapevole, spero, del carattere surreale che sta assumendo l’eventualità che ricorriate alle primarie…». Da dieci minuti nell’aula di Montecitorio Piero Fassino sta parlando a braccio sulle questioni economiche e, per quanto la digressione sulle primarie possa suonare irrituale, il segretario ds insiste: «Mentre il centrosinistra ricorre alle primarie per investire il proprio leader della massima fiducia, voi state cercando di farle, per sfiduciare il leader che avete!». Dai banchi dell’opposizione partono i primi battimani e Fassino fa in tempo a concludere: «E’ una cosa surreale, pazzesca!».

            Per una volta i deputati dell’opposizione applaudono tutti assieme. Battono le mani gli onorevoli della Margherita e quelli di Rifondazione, ma la vera sorpresa è un’altra e si disegna sul viso di Silvio Berlusconi: ora il premier sta sorridendo. Quella battuta di Fassino – le primarie fatte apposta per sfiduciare il premier – gli è piaciuta e infatti il Cavaliere commenta così con i due ministri che lo circondano: «Ha ragione Fassino, è l’unica cosa sulla quale ha ragione!». Una battuta che rimane circoscritta sui banchi del governo, anche se in aula a pochi sfugge quel sorriso del Presidente del Consiglio, il compiacimento per quella battuta del segretario del più importante partito di opposizione.

              Certo, Fassino ha pronunciato un discorso argomentato, senza cadute personalistiche e anche senza sconti. Ma con quella piccola ”indulgenza” per Berlusconi. Sotto sotto l’opposizione spera che il Cavaliere non sia disarcionato? Spera che resti lui lo sfidante di Prodi? Bruno Tabacci, il primo che nel centrodestra ha detto “con Berlusconi si perde”, non ha dubbi: «Il centrosinistra tifa per il Cavaliere perché così è più sicuro di vincere». E forse c’è qualcosa di più. Anche se nessun commentatore e nessun politico lo ha fatto ancora notare, da diversi mesi Romano Prodi e Silvio Berlusconi evitano accuratamente di sferrarsi attacchi personali e qualcuno è arrivato persino a immaginare che i due, di tanto in tanto, si parlino. Qualche giorno fa il Cavaliere sembrava aver infranto quella tacita tregua («Prodi dice cose di una futilità, banalità e vecchiezza assolute») ma il Professore è sembrato richiamarlo all’ordine: «Non mi sembra che sia questo il modo di cominciare una campagna elettorale».

                Nel dibattito parlamentare di ieri pomeriggio sulle dimissioni del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, tra Berlusconi e Ds si è però consumata un’altra indiretta sintonia. Il presidente del Consiglio e il segretario della Quercia hanno affrontato a volo d’uccello l’asperrima contesa che ha diviso da una parte il governatore della Banca d’Italia e dall’altra il ministro dimissionario e il suo predecessore-successore. Berlusconi si è limitato a ricordare asetticamente che le «critiche al governatore non riguardano la legittimità degli atti, ma la credibilità dell’istituzione». Quanto a Piero Fassino, non ha mai citato Fazio, limitandosi a dire: «Le dimissioni di Siniscalco non sono un incidente di percorso e non sono neanche riferibili esclusivamente ad un dissenso con il governatore della Banca d’Italia». Ma qualche minuto più tardi Francesco Rutelli ha dedicato al tema più tempo e un argomento omesso da altri: per arrivare ad effettive dimissioni di Fazio, a parere del presidente della Margherita, «il governo non ha adottato ciò che a ciascun osservatore risulta evidente: una presa di posizione univoca e formale del Consiglio dei ministri». Ma le parole di Berlusconi su Fazio, forse anche il duetto con Fassino, inducevano il senatore Luigi Grillo di Forza Italia, fan del governatore, a dire a fine giornata: «Il caso Bankitalia si può considerare chiuso».