“StatoLiquido” Pier rilancia la strategia della competition

21/10/2005
    venerdì 21 ottobre 2005

    Pagina 2- PrimoPiano

    LA SFIDA COL CAVALIERE – UNITI SÌ, MA LA LEADERSHIP ANDRÀ A CHI PRENDE PIÙ VOTI

      Pier ora rilancia la strategia
      della competition

        Il primo ministro
        «Per come si stanno
        mettendo le cose, se su
        alcuni punti ci ritroviamo
        possiamo batterli»
        Ma sulla Cirielli e gli
        spot enormi le distanze

          Gli ex Dc
          Ricciotti: «Se Casini
          corre, anche i vecchi
          democristiani del Polo
          potrebbero finire
          nella sua orbita. In Fi
          resterebbero i socialisti»

            retroscena
            Augusto Minzolini

              ROMA
              Alla fine la sua «sfida» al Cavaliere, Pier Ferdinando Casini, la lancia usando un canale classico di questi anni: la solita anticipazione dell’ennesimo libro di Bruno Vespa. «Ha ragione Silvio Berlusconi, ma solo oggi che è stata approvata la legge elettorale in senso proporzionale – scandisce il Presidente della Camera – chi prende più voti fa il presidente del Consiglio. Per questo credo che le vere elezioni primarie del centro-destra avverranno nelle urne. Anche nella prossima legislatura, come sempre nella mia vita, rispetterò i patti dell’alleanza, ma ciascuno sarà protagonista a pieno titolo del suo destino».

              Il dado è tratto. Forse queste parole sono fin troppe esplicite se si pensa che a parlare è un ex-dc: Casini, in sintesi, spiega che farà la sua corsa per Palazzo Chigi, alla testa dell’Udc e di chi vorrà stare con lui; alla fine, se la coalizione vincerà le elezioni, diventerà premier chi raccoglierà più voti tra lui e il Cavaliere, ma sarà una competizione che avverrà all’interno dell’alleanza, rispettando i patti di coalizione (questa è la differenza con la politica di Follini). Insomma, il suo è un appello a chi è dentro il centro-destra ma vorrebbe una leadership diversa da quella dell’attuale premier (più moderata o di un’altra generazione) e a chi, invece, sarebbe pronto a stare nel polo moderato se non ci fosse Berlusconi (da Mastella agli altri ex-dc gelosi della loro identità in pericolo se ci sarà la lista con i diessini).

              Appunto, il centro-destra si schiera coniugando la sua strategia e quella dei suoi leader con la nuova legge elettorale proporzionale. E il “vertice” di ieri è un po’ la fotografia di questa situazione. Ieri nell’appartamento del presidente della Camera a Montecitorio, tra brindisi e congratulazioni, Silvio Berlusconi è tornato alla carica per avere l’impegno degli altri leader della maggioranza su altri due provvedimenti: riforma della “par condicio” e legge Cirielli. Ha ricevuto due «ni», a riprova che con la nuova legge elettorale le “identità» di partito tornano a pesare. Sulla “par condicio” il premier è arrivato subito al nocciolo: «Io non voglio il Far West. A me basterebbe già la legge del ‘93. Nè voglio una legge che penalizzi i vostri partiti o anche quelli più piccoli. Discutiamone perchè non è accettabile che le campagne elettorali si facciano con strumenti antichi, e lo spot, cioè lo strumento preferito nelle campagne elettorali delle democrazie più moderne, venga considerato fuorilegge. E’ un discorso che dobbiamo fare perchè la sinistra è più capace con i vecchi mezzi di propaganda. Per come si stanno mettendo le cose, se su alcuni punti ci ritroviamo possiamo anche fargli il c…».

              Su quel tema Gianfranco Fini se ne è rimasto in disparte, mentre Casini ci ha tenuto a mettere i puntini sulle “i”. «Silvio – ha spiegato – noi abbiamo già fatto la nostra parte su legge elettorale e devolution. Ora non ci puoi chiedere un’altra battaglia sulla “par condicio” o sulla legge Cirielli. Non c’è ancora neppure il nuovo segretario dell’Udc. Se citofoni nella sede di via due Macelli non ti risponde nessuno. Eppoi non possiamo sempre dire “sì”. Nè possiamo farlo ora, immediatamente. Semmai sulla “par condicio” possiamo ragionarci su, ma su un’impostazione diversa: non possiamo fare una legge che ti permette di tirare su Forza Italia e di penalizzare gli altri partiti della coalizione. Anche sulla “Cirielli” non si può mettere all’ordine del giorno della Camera nella prossima settimana. Riflettiamoci. Vale approvare una legge del genere adesso che il problema della criminalità con l’omicidio Fortugno è tornato sulle prime pagine, essere massacrati dai media con il rischio che poi la blocchi Ciampi?».

              Anche Fini sulla Cirielli ha fatto un discorso simile. Tant’è che alla fine il Cavaliere ha cambiato tattica. Sulla “par condicio” ha ventilato un’ipotesi che punta all’obiettivo minimo: la reintroduzione degli spot. «Potremmo immaginare – ha spiegato – una propaganda non sui partiti ma sui programmi delle coalizioni. Del resto per la prima volta nella nuova legge elettorale il soggetto a cui si fa riferimento sono le coalizioni e di una propaganda del genere beneficerebbero tutti i partiti alleati». Un discorso che ha rasserenato gli astanti che tre giorni fa si erano sentiti dire dallo steso premier: «In questa campagna elettorale voglio investire 80 milioni di euro». Poi, qualcuno per evitare proprio lo «schema» della competizione nella coalizione ha ritirato fuori l’idea della lista unitaria, o, magari, quella del Ppe. «Non fate a me questo discorso – è stata la risposta del presidente della Camera – visto che sono stato il primo a farlo a giugno. Solo che era già tardi allora, figuriamoci oggi. Inoltre con la nuova legge elettorale che senso ha?».

                Insomma, ormai nel centro-destra siamo tornati alle diversità nell’armonia, oppure, allo schema siamo alleati ma “competition is competition”. E in fondo è lo schema migliore per questa legge elettorale. Francesco Cossiga ha fatto capire che con il “listone” Mastella rischia di entrare in fibrillazione nel centro-sinistra come pure gli ex-dc della Margherita; mentre dall’altra parte, sia pure come battuta, un ex-dc finito in Forza Italia come Paolo Ricciotti: «Se Casini corre anche gli ex-dc che militano nel centro-destra potrebbero essere attratti nella sua orbita. Dentro Forza Italia potrebbero rimanere i socialisti». Sono i paradossi della politica italiana che alcune volte possono anche dimostrarsi vincenti. In fondo ce ne sono tanti: ieri mattina Marco Follini si è astenuto sulla devolution ponendosi quasi fuori dalla maggioranza; ieri sera si è battuto come un un leone per impedire che il suo candidato a Sviluppo Italia, Francesco Samengo, fosse fatto fuori per far posto a quello proposto dai tre ministri dell’Udc.