“StatoLiquido” Mieli non Mieli

28/10/2005
    venerdì 28 ottobre 2005

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    DOPO LE CRITICHE DI FASSINO CHE AVEVA DETTO «SE LA SUA INTENZIONE È FAR POLITICA, SI CANDIDI»

      Mieli non Mieli, e il direttore non si fece il partito

        Riccardo Barenghi

          Il direttore del Corriere della Sera sta seriamente valutando la proposta avanzatagli via aerea dal segretario dei Ds Piero Fassino. Il quale, dopo aver gentilmente criticato alcuni articoli apparsi di recente sul quotidiano di via Solferino (apprezzandone tuttavia altri, che però non ha nominato per mancanza di tempo), ha invitato Paolo Mieli a fondare un nuovo partito. Se proprio vuole fare politica, ha spiegato il leader diessino, politica che peraltro si riduce a un’azione sistematica per «destrutturare i Ds», tanto vale che Mieli presenti una sua lista.

            Il direttore del Corriere della Sera, pur non essendogli sfuggita la velata polemica di Fassino, ha preferito tralasciarla per andare subito al sodo della questione. Non a caso ieri sul suo giornale, la dichiarazione di Fassino compariva in una notizia d’agenzia, pubblicata in mezzo ad altre due notizie: Mediaset che querela il Corriere e Stefania Craxi che lo critica. Ai lettori più attenti non è tuttavia sfuggito il messaggio che Mieli ha voluto mandare: non dare importanza alla polemica ma, dentro di sé, darla alla proposta. D’altra parte anche tutto il resto della stampa nazionale (tranne il Giornale), ha seguito la sua linea: Fassino non va preso troppo sul serio perché non è Berlusconi, ché se le stesse cose le avesse dette lui chissà che casino. Ma qui stiamo parlando appunto di Fassino, dunque non allarmiamoci.

              Però l’idea non è mica male, ha pensato Mieli, una lista Mieli, il partito di Mieli, l’Unione di Mieli. Le primarie di Mieli. Poi, ha continuato a pensare Mieli, avrei dietro di me il Corriere la Gazzetta, Magazine, Style, il giornale on line eccetera. Inoltre conosco tanta gente, colleghi, professori, politici, studiosi, scienziati, scrittori, amici di ogni ordine e grado, i dirigenti insomma ce li avrei pure pronti. Mancano le sezioni, i militanti, gli iscritti, ma quelli poi si trovano. E la linea, il progetto, il programma, le alleanze? Bé certo – è sempre Mieli che riflette – se faccio un partito, lo faccio come si deve, a regola d’arte. Il problema vero, come si dice, è un altro, è che devo decidere se fare un partito di destra, di sinistra o di centro. Il centro, diciamocelo francamente, non c’è oppure è troppo affollato – Mieli parla tra sé e sé – a destra non ci vado manco morto (c’è ancora Berlusconi oltretutto), non resta che la sinistra. Però a sinistra c’è Fassino.

                Fu così che il direttore del Corriere della Sera decise di non fare il suo partito.