“StatoLiquido” «Meglio metterci insieme a Casini e a Berlusconi»

19/07/2005
    martedì 19 luglio 2005

    pagina 9

      A GIORNI UN INCONTRO TRA I TRE LEADER DEL CENTRO-DESTRA

        «Meglio metterci insieme
        a Casini e a Berlusconi»

        Il Presidente sembra ormai non considerare riformabile il partito
        Dalle ambasciate sono giunte richieste di informazioni sulla sua salute

          retroscena
          Amedeo La Mattina

            ROMA
            COSA me ne faccio di questo partito? L’unica soluzione valida che vedo è farne uno nuovo, insieme a Berlusconi e Casini. Nei prossimi giorni dovrò verificare con loro se ci sono le condizioni politiche vere, concrete, serie…». Gianfranco Fini è di fronte ad un bivio. E presto dovrà prendere la decisione più importante della sua vita politica: andare avanti senza Alleanza nazionale. O meglio, portare quello che ormai considera un partito «non riformabile» dentro un contenitore più ampio dove lui possa diventare il punto di riferimento di un’opinione pubblica oltre la destra italiana.

              Va ragionando in questa prospettiva il ministro degli Esteri, con coloro che considera ancora degli «amici». Deluso, amareggiato, «tradito» invece da Altero Matteoli che «si è fatto tirare dentro da La Russa e Gasparri in una seria di valutazioni offensive che mi hanno messo in difficoltà in Italia e all’estero». Fini ha raccontato delle richieste di informazioni arrivate dalle ambasciate e da alcune cancellerie europee sul suo stato di salute in seguito alle frasi riportate da tutta la stampa italiana. Una questione politica e personale di immagine, dentro e fuori Italia, con la base del partito e gli elettori che guardano a lui come uno dei maggiori leader del centrodestra. Da qui la decisione di decapitare lo stato maggiore di An, un segnale forte come una cannonata, che al vicepremier serve per avere carta bianca sul destino di An. «Al mio fianco voglio solo persone che avranno fiducia in me e io in loro», ripete in queste ore Fini. Che intende fare piazza pulita delle correnti e dei capicorrente, delle «logiche di potere che hanno paralizzato il partito fino a soffocarlo».

                Ma l’idea di rivoluzionare An – dando spazio ai giovani, ad una nuova classe dirigente svincolata dalle correnti – per Fini è solo il «piano B». Il «piano A» invece è verificare con Berlusconi e Casini (l’incontro dovrebbe essere a giorni) se è fattibile il partito unitario Fi-An-Udc. Nel suo ragionamento questo progetto sarebbe una novità forte da mettere in campo in campagna elettorale, una soluzione, se non per vincere nel 2006, quantomeno per evitare la débâcle. Ma Fini sa che questa è una strada in salita, che nel mezzo c’è la questione della leadership, della legge elettorale. E la resistenza che viene dal segretario dell’Udc Marco Follini e da un pezzo significativo di An. Cioè da quella ex Destra sociale di Alemanno che all’ultima assemblea nazionale ha allargato i propri confini alle componenti cattoliche sulla base di un documento sui valori cristiani. Uno stop, o comunque un freno al progetto del nuovo partito, potrebbe infatti arrivare dal convegno di questa componente in programma a Orvieto sabato e domenica prossimi.

                  Tuttavia Fini è convinto che la strada sia quella di tentare seriamente di sciogliere An in un contenitore più ampio. Se questo non sarà possibile, allora non gli rimarrà altro da fare che rivoluzionare il partito. Comincerà, da oggi, con la nomina dei nuovi coordinatori regionali (degli uscenti solo alcuni verranno riconfermati). Poi passerà al vertice di via della Scrofa. Il vicepremier sta pensando ad un nuovo esecutivo e non è escluso, dicono i fedelissimi, che Matteoli venga recuperato. Oggi il ministro dell’Ambiente sarà a Roma, e nei prossimi giorni ci dovrebbe essere un chiarimento tra i due. Sempre oggi dovrebbero incontrarsi La Russa e Gasparri che non ci stanno a farsi mettere da parte. In pubblico dicono che ogni scelta di Fini sarà accettata, ma i due leader di Destra Protagonista non possono accettare che sia Fini da solo a guidare il partito, a scegliere i dirigenti locali e trattare le candidature nei collegi. Quindi attendono le mosse del capo per poi giocarsi la partita nella direzione del 28 luglio.

                    In questo bailamme, Destra sociale media. Ieri a Bruxelles Alemanno ha avuto modo di parlare con il ministro degli Esteri, che gli ha annunciato la sua decisione di azzerare tutte le cariche fiduciarie, ma non i suoi piani futuri. Gasparri e La Russa guardano con sospetto alle mosse di Alemanno e Storace. Sanno quello che Fini ha detto dei ministri dell’Agricoltura e della Sanità: «Mi hanno sfidato alla luce del sole, hanno posto delle questioni politiche, che non condivido, ma sono stati leali». Come a dire, gli altri invece hanno finto di mostrarsi amici e poi mi hanno tradito. Questo vuol dire che favorirà quelli di Destra sociale? Chi conosce Fini dice che è finita veramente la logica delle correnti, che ormai il suo problema è traghettare il partito verso nuovi lidi. E magari l’«incidente» della chiacchierata al bar tra Matteoli, La Russa e Gasparri è stata l’occasione propizia per avere le mani libere. E arrivare alla direzione del 28 luglio per imboccare la strada del nuovo partito. «Lui – dice Luigi Martini, deputato di An e amico di Fini – è molto più avanti di An, ha una marcia in più rispetto a tutti gli altri. In un nuovo partito Fini sarebbe una figura di riferimento che andrebbe oltre lo stesso centrodestra».