“StatoLiquido” Mastella avverte «I Poli potrebbero saltare per aria»

13/06/2005
    domenica 12 giugno 2005

      Pagina 6

      «APPENA BERLUSCONI LASCIA, IN ITALIA CI SARÀ UN TERREMOTO»

        Mastella avverte
        «I Poli potrebbero
        saltare per aria»

          Ma Rutelli precisa: «L’ipotesi di asse tra noi e l’Udc non è solo fantascienza ma fantascemenza». Prodi smentisce di voler fare il ministro degli Esteri

            Fabio Martini

              ROMA
              Clemente Mastella, uno che di passaggi da un campo all’altro se ne intende, in un comizio a Campobasso parla molto più chiaro del solito e disegna uno scenario dirompente: «Appena Berlusconi non ci sarà più, prima o dopo le elezioni, nella vita politica italiana ci sarà un terremoto», «è così, è inutile affannarsi, saranno riconsiderate tante cose e tante situazioni», si creeranno «equilibri più avanzati» e quelli che «perderanno la casa comune se l’andranno a cercare altrove». E come se non bastassero così tante allusioni al possibile infarto politico del centrosinistra, il segretario dell’Udeur conclude: «Tutte le alleanze politiche nascono e muoiono, guai se non fosse così». Parole decisamente hard. Mastella, campione del trasformismo all’italiana, è il primo leader del centrosinistra a dire senza ipocrisie quel che l’Udc Bruno Tabacci aveva affermato qualche giorno fa: se Silvio Berlusconi decidesse di passare la mano, magari nel prossimo autunno, l’Unione potrebbe disintegrarsi e l’ala centrista dell’opposizione potrebbe cercare un’intesa politica con i moderati dell’attuale maggioranza. E dunque con l’Udc di Casini e Follini, con Forza Italia de-berlusconizzata.

                Certo, scenari molto complicati, per il momento proiezioni dei desideri di Clemente Mastella. Personaggio che però è al centro di una rete di contatti a tutto campo. Mastella è da anni amico di un imprenditore sempre più influente e ambizioso come Diego Della Valle. Nei giorni scorsi il leader dell’Udeur ha stretto un patto di ferro con Francesco Rutelli e nei prossimi giorni pare sia in programma un vis-à-vis con Pier Ferdinando Casini. Mai come in queste settimane i moderati dei due poli si cercano, si parlano, immaginano scenari futuribili. Un formicolio di contatti che produce voci fondate ma anche autentiche invenzioni che in queste ore vedono al centro Francesco Rutelli. Sul quale si addensano indiscrezioni confermate come l’incontro con Fedele Confalonieri e leggende metropolitane come presunti contatti con il ministro dell’Interno Beppe Pisanu e persino un casuale incontro con Silvio Berlusconi nella casa romana di un imprenditore. E anche per stroncare questa scia di dicerie, il leader della Margherita, da Venezia afferma senza possibili equivoci: «L’ipotesi di un asse al centro tra Udc e Margherita non è soltanto fantascienza ma fantascemenza». E da parte sua Romano Prodi smentisce con energia l’ipotesi a lui attribuita da qualche organo di stampa, secondo la quale il Professore preferirebbe fare il ministro degli Esteri piuttosto che il premier debole. Ma anche Prodi non disdegna sondaggi in vista di possibili «arruolamenti». In questo quadro si colloca il colloquio, che risale ad una decina di giorni fa, tra il Professore e Paolo Cirino Pomicino, uscito dall’Udeur e vicino alla Dc di Gianfranco Rotondi. Colloquio interlocutorio visto che quattro giorni fa un emissario del Professore ha incontrato Rotondi, che si prepara al primo congresso della Dc, il 25 giugno, «tutto giocato in chiave terzoforzista».

                  Ma quel che preoccupa i prodiani è il movimentismo dei moderati del centrosinistra, allarme che è diventato altissimo dopo l’incontro tra Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. Un vis-à-vis al termine del quale l’esponente dell’Udc ha caldeggiato la formazione di un «centro alternativo alla sinistra», «un partito di cui possano far parte personalità come Casini, Rutelli, Follini, Pisanu, Scajola, Marini, Urso». Un modo di ragionare che fa dire ad un prodiano doc: «Nella Margherita qualcuno pensa di vincere le elezioni assieme alla sinistra e ricollocarsi dopo le elezioni, magari portando Berlusconi al Quirinale…». Ragionamenti che fanno capire quanto si sia abbassato il livello delle insinuazioni e dei sospetti reciproci e quanto sia vicino il redde rationem nella Margherita. In un quadro così mosso i Ds cercano punti di mediazione. Vannino Chiti, braccio destro di Piero Fassino, propone che Prodi faccia il capolista di Liste dell’Ulivo in tre grandi circoscrizioni, una proposta che fa seguito a quella di un altro ds, Pierluigi Bersani, «di presentare liste dell’Ulivo a geometrie variabili». Un’estemporaneità di proposte e controproposte che fa dire a Beppe Fioroni della Margherita: «E’ urgente che Prodi convochi un vertice della Federazione altrimenti non se ne esce: ogni giorno ci troviamo a commentare proposte di mediazione diverse».