“StatoLiquido” M.Vietti: le scelte sono il rigore e una vera lotta all’evasione

01/07/2005
    venerdì 1 luglio 2005

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    IL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA D’ACCORDO CON ALMUNIA: BISOGNA CAMBIARE REGISTRO

      Vietti: le scelte sono il rigore
      e una vera lotta all’evasione

        intervista
        Roberto Ippolito

          ROMA
          L’OPINIONE del sottosegretario all’Economia Michele Vietti è questa: «Il rigore deve essere reale. E la lotta all’evasione fiscale non può essere il classico slogan utilizzato per garantire solo a parole il recupero di risorse».

            Per esempio, cosa si può fare, onorevole Vietti?

              «Possono essere introdotti nuovi strumenti. L’evasore fiscale potrebbe essere perseguito civilmente per concorrenza sleale. Del resto l’imprenditore che non paga le tasse ha un vantaggio illegittimo rispetto al concorrente che paga le tasse».

                Crede davvero che sia possibile contrastare così l’economia sommersa?

                  «Far emergere una specie di conflitto fra chi paga le tasse e chi non le paga può aiutare a combattere le attività in nero, molto più consistenti del resto d’Europa. Immagino anche l’istituzione di una certificazione di qualità fiscale, simile alla certificazione ambientale o a quelle riconosciute per il rispetto di altri standard».

                    Con quale effetto?

                      «L’impresa che ottiene la certificazione di qualità fiscale potrebbe essere agevolata nei rapporti con l’amministrazione finanziaria. Misure del genere favorirebbero i comportamenti virtuosi in un momento in cui lo Stato deve assolutamente ridurre il deficit pubblico, come chiesto dall’Unione Europea».

                        Con la prossima legge finanziaria sarà attuata una manovra di contenimento del deficit da 10 miliardi di euro come detto dal premier Berlusconi?

                          «Temo che parlare di una manovra da dieci miliardi di euro per il 2006 e altrettanti per il 2007 sia una previsione un po’ riduttiva visto che bisogna far scendere il disavanzo sotto il 4% rispetto al prodotto lordo nel 2006 e sotto il 3% nel 2007, ma bisogna anche trovare le risorse per il taglio dell’Irap e le misure tese a stimolare l’economia. Non dimentichiamo che l’intenzione di intensificare la lotta all’evasione fiscale è importante, ma questa produrrà risultati solo nel lungo periodo».

                            Quindi…

                              «Quindi non posso che condividere le parole del commissario europeo Almunia: rigore, rigore e ancora rigore. Come Almunia, sono convinto che il deficit di bilancio non sia uno stimolo per la crescita ma la causa della sua mancanza».

                                Ma il governo non considera utile il deficit pubblico per spingere l’economia?

                                  «Credo sia necessario cambiare registro e muoversi sulla linea del rigore. E’ un’indicazione che certamente fra poche ore aprendo il congresso dell’Udc, il mio partito, darà il segretario Follini».

                                    Comunque è positivo aver ottenuto dall’Ue due anni per tornare sotto il 3%?

                                      «Il rientro morbido in due anni è una consolazione, ma c’è anche una preoccupazione: lo sforamento è giudicato consistente. E l’Italia è sollecitata a ridurre il disavanzo con interventi strutturali e senza una tantum».

                                        Di interventi strutturali però non c’è traccia, no?

                                          «Il documento di programmazione economico finanziaria è ancora nella fase di elaborazione tecnica. Mancano la valutazione politica e il confronto sociale. Il Dpef deve essere la cornice dentro la quale i protagonisti dell’economia dipingono il quadro: non si può pensare a una portata miracolistica, come accadeva per i piani quinquennali dell’Unione Sovietica».

                                            Il Dpef deve indicare la strada per la discesa del deficit pubblico…

                                              «Lo Stato deve fare il suo dovere, su una base analitica seria e con numeri veri. Le previsioni sul gettito fiscale devono essere realistiche: devono tener conto delle minori entrate dovute al calo del pil. Le rappresentanze dei lavoratori, delle imprese o dei commercianti, devono poi fare la loro parte».

                                                A che punto è la discussione sull’Irap?

                                                  «Non possiamo permetterci un nuovo annuncio e un nuovo rinvio. L’Irap deve essere tagliata e devono essere trovate le risorse per farlo. L’impegno del ministro Siniscalco, che aveva addirittura ipotizzato l’aumento di un punto dell’Iva, è apprezzabile. Se quella strada è sbarrata occorre trovarne un’altra. Ed è importante per la ripresa dell’economia favorire le concentrazioni delle imprese».

                                                    Come mai le agevolazioni fiscali per le fusioni riguardano solo le imprese con meno di 10 dipendenti e non sono perciò un vero sostegno alla crescita del sistema produttivo?

                                                      «Considero un refuso il tetto dei dieci dipendenti per le agevolazioni alle fusioni fra le imprese. Bisogna eliminarlo».