“StatoLiquido” M.Sella: ogni anno un risparmio di 50 miliardi per gli interessi

07/06/2005
    martedì 7 giugno 2005

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    IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE BANCARIA

      Sella: ogni anno un risparmio
      di 50 miliardi per gli interessi

      «Con la lira il debito pubblico correva, ora siamo a livelli tedeschi»
      «Avevamo una valuta ballerina: si sta meglio al riparo dagli choc»

        intervista
        Roberto Ippolito

          ROMA
          RIMPIANTI zero. «Guai se tornassimo alla lira, la vecchia moneta debole e ballerina», avverte il presidente dell’Associazione bancaria Maurizio Sella. E, senza voler entrare nel merito delle polemiche della Lega e della sua richiesta di far rinascere la lira agganciandola al dollaro, dice che «l’euro fa bene all’Italia ed è un bene per l’Europa».

            Dottor Sella, è possibile valutare gli effetti in Italia della moneta unica?

              «Comincerei ricordando l’enorme risparmio realizzato dallo Stato per il minor pagamento di interessi. Il debito pubblico è pari a 1.400 miliardi di euro; a inizio 1996 gli interessi erano più alti di oltre quattro punti di quelli tedeschi, ora sono superiori di appena venti centesimi. Questo significa che l’Italia spende oltre 50 miliardi di euro in meno in un anno. E’ una somma notevole per il bilancio dello Stato e quindi per tutti i cittadini».

                Anche i cittadini, fra l’altro, pagano meno interessi, no?

                  «E’ straordinario il beneficio ottenuto con l’euro per i mutui, visto che i tassi sono così bassi. Il livello del costo del denaro in Italia è il più basso da 60 anni. E questo non avviene per caso».

                    Per lei, insomma, è importante la stabilità ottenuta?

                      «La stabilità monetaria è preziosa per le imprese, come per i consumatori. Ricordiamoci che la lira rispetto al marco nel corso degli anni salì da un rapporto di 156 a un picco di oltre 1.200 con oscillazioni impressionanti. Invece di avere una moneta ballerina, siamo meglio al riparo dagli choc. Cosa sarebbe successo dopo l’11 settembre con la vecchia lira?».

                        E secondo lei anche la vicenda Parmalat avrebbe avuto altre ripercussioni?

                          «L’esistenza dell’euro ha sicuramente salvato il valore della moneta dagli attacchi che ci sarebbero stati avendo ancora la lira. L’immagine del nostro Paese avrebbe avuto un ulteriore colpo, una caduta della reputazione».

                            E come valuta il super euro, ovvero le quotazioni così alte rispetto al dollaro?

                              «L’euro è una moneta forte e una moneta forte rende le esportazioni meno facili e facilita le importazioni. Occorre pertanto da parte degli imprenditori riflettere sul processo produttivo e sulla delocalizzazione, ovvero sullo svolgimento all’estero di quelle parti del processo produttivo non più economicamente fattibili in Italia a causa dei costi derivanti da una moneta forte».

                                E’ un tema sul quale si discute molto…

                                  «Conservare la testa in Italia e delocalizzare deve avere come obiettivo conquistare i mercati esteri, aumentare le dimensioni, lavorare per lo sviluppo e non solo difendere l’esistente. In definitiva serve a creare occupazione, un’occupazione sempre più qualificata».

                                    Sa che qualcuno ha nostalgia delle svalutazioni competitive?

                                      «Non avere più il comodo riaggiustamento portato dalle ripetute svalutazioni della lira induce alle decisioni coraggiose per i necessari investimenti in innovazione di processo e di prodotto nonchè per l’aumento della competitività che altri concorrenti europei hanno già preso (e l’andamento delle loro economie è migliore). Siamo al bivio: vediamo imprese consapevoli delle sfide della competitività, mentre vediamo anche la sopravvivenza ancora della ricerca di protezioni».

                                        Le banche aiuteranno veramente il processo di internazionalizzazione?

                                          «Assolutamente sì. E’ interesse delle banche aiutare, direi coadiuvare, le imprese per renderle più internazionalizzate e quindi più solide. Le imprese sane fanno le banche sane».

                                            E cosa risponde a chi accusa le banche di aver alzato i prezzi negli anni dell’euro?

                                              «L’aumento dei costi delle banche per la collettività (margine di interessi e costo dei servizi) è cresciuto dal 1999, cioè dall’introduzione dell’euro a livello contabile, dello 0,9% annuo mentre l’inflazione complessiva media annua è stata pari al 2,3%. Le banche hanno dunque contribuito a tenere bassa l’inflazione».

                                                Si può dire: meno inflazione con l’euro?

                                                  «In generale, prima dell’euro il costo della vita cresceva a un ritmo ben più forte: circa il 5% a metà degli Anni Novanta. Se per ipotesi tornassimo alla lira, importeremmo subito inflazione: quanto pagheremmo il petrolio con la lira invece dell’euro?».

                                                    Per lei, in sintesi, l’euro deve essere giudicato positivamente anche alla luce dell’esperienza compiuta con la sua circolazione dal 2002?

                                                      «Con l’euro è stata creata un’area omogenea molto ampia. Questo è un grande vantaggio. Il mercato domestico ora è molto più grande ed è assimilabile a quello americano».

                                                        Interessi risparmiati, stabilità, bassa inflazione, mercato più ampio: lei vede solo benefici?

                                                          «Parlare di lira è antistorico. Ogni cambiamento porta costi e anche svantaggi, ma i vantaggi scaturiti dall’euro sono incomparabilmente superiori. E per sfruttarli al massimo, è necessaria una politica economica europea concertata a favore della competitività».