“StatoLiquido” L’Ulivo teme di dover fare il risanatore

30/06/2005
    giovedì 30 giugno 2005

    IL CENTROSINISTRA SI ASPETTA CHE IL GOVERNO RINVII IL RIGORE A DOPO LE ELEZIONI

      L’Ulivo teme di dover fare il risanatore

        Fassino: «Verità sui conti». Letta: «Subito i tagli alla spesa»

        analisi
        Raffaello Masci

          UNO spettro si aggira tra gli uomini del centrosinistra: che debbano essere loro a doversi fare carico di un impopolare risanamento economico una volta vinte le elezioni.

            Insomma, Berlusconi vuole chiudere in bellezza la legislatura, e non ci pensa affatto a torchiare gli italiani rimangiandosi il «meno tasse per tutti» proprio sul finale.

              In questo quadro, le perplessità del centrosinistra sono sostanzialmente due: la prima è che il governo non dica la verità sui conti del paese e su questo equivoco fondi una gestione tutta pre-elettorale della nostra economia nei prossimi mesi. La seconda è che ci sia un pericoloso gioco allo scaricabarile, per cui quest’anno – ultimo della legislatura – non solo non si farà una manovra correttiva (come il presidente del Consiglio ha già confermato) ma addirittura si possa indulgere a qualche spesa di troppo, lasciando a chi verrà poi, l’amaro compito di battere cassa ai cittadini.

                Piero Fassino ieri ha fatto riferimento al fatto che per anni governo e maggioranza hanno portato in Parlamento «finanziarie fondate su previsioni di crescita molto più alte, su stime di entrate fiscali irrealistiche, insomma su cifre infondate», al punto che la Commissione europea è dovuta intervenire. Questa volta, secondo Fassino, dopo il richiamo di Bruxelles il governo non può più ingannare il paese, e deve presentarsi in Parlamento già per il Dpef, facendo «una proposta seria, realistica, basata su cifre vere».

                  I ds, peraltro, non sono affatto convinti che siano vere neppure le percentuali – comunque preoccupanti – del rapporto deficit-pil fornite dal governo. Secondo l’ex ministro dell’Economia Vincenzo Visco, per dire, lo sforamento andrebbe ben oltre il 4%, attestandosi su un range tra il 4,3 e il 4,7%. Rispetto a questi dati il governo deve dire come intende rientrare nei parametri- esorta l’economista diessino – «e non ci vengano a dare coperture derivanti dalla lotta all’evasione, sia perché chi ha fatto 15 condoni non è credibile, sia perché i risultati della lotta all’evasione si vedono ex post».

                    Il governo dunque cerca di fare il pesce in barile, secondo il centrosinistra, giocando sulle cifre e rinviando la soluzione dei problemi ad un futuro «sine die». «Il fatto che ci siano sul deficit delle cifre da parte delle Ue – ha aggiunto l’economista della Margherita Enrico Letta – e che da parte del governo italiano non ci siano cifre affatto, per me dà l’idea che c’è uno scarto di approccio. Credo che il governo non debba commentare dicendo che poteva andare peggio, deve dire quali sono i tagli che fa e deve presentare il Dpef nei tempi dovuti».

                      Ma, i tempi della politica non sono quelli dell’economia, ed è possibile che le ragioni della prima facciano aggio su quelle della seconda. La tentazione di travasare le istanze di risanamento sull’esecutivo che verrà, dunque, potrebbero essere una tentazione troppo forte per l’attuale maggioranza, tanto più che le elezioni sono alla porta.

                        Sì, certo, ci sono scadenze ineludibili, e lo ha ricordato al governo anche il presidente dei deputati diessini Luciano Violante, in una nota assai puntuale e piena di riferimenti legislativi: «Nessun alibi può essere invocato – ha detto – né hanno senso artifici, come quelli prefigurati da Berlusconi, tesi a scaricare sugli anni successivi, quindi a legislatura scaduta, l’onere dell’aggiustamento di bilancio. Tanto più di fronte alla raccomandazione dell’Europa per correzioni strutturali al reiterato sfondamento del deficit». Ma tant’è.

                          Insomma la paura che serpeggia è chiara: finanza allegra per il 2005, buco spaventoso alla vigilia delle elezioni e patata bollente per chi avrà l’onere di governare. Tanto più se sarà la sinistra. E’ tale la preoccupazione per una ipotesi del genere che il coordinatore della segreteria dell’Udeur, Mauro Fabris, ha fatto balenare l’ipotesi di un «soccorso» al governo da parte delle opposizioni se si impegnerà a porre riparo ai danni nei «tempi fissati dall’Europa» senza frapporre indugi: «Chiediamo di rispettare alla lettera il piano di rientro nei parametri previsti dal commissario Almunia – ha detto il parlamentare veneto – se così sarà chiederemo a tutta l’opposizione di sostenere il governo».