“StatoLiquido” L’incognita più grave è il debito senza rete

06/07/2005
    mercoledì 6 luglio 2005

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      LA PRESSIONE IMPOSITIVA DOVREBBE CALARE DI UN PUNTO E MEZZO, TUTTAVIA LA SPESA NON È DIMINUITA

        L’ incognita più grave
        è il debito senza rete

          Il deficit pubblico torna a crescere: s’annulla il margine di sicurezza
          che sinora ha consentito di tenere il passivo sotto sorveglianza

            analisi
            Stefano Lepri

              DOPO dieci anni, nel 2005 il debito pubblico ritorna a crescere. Dopo dodici anni, nel 2005 si annulla quasi il margine di sicurezza che consente di tenere il debito sotto controllo. Dopo quattro anni di una legislatura iniziata con la promessa di «un punto di Pil di tasse in meno all’anno», finalmente nel 2005 la pressione fiscale dovrebbe essere scesa di circa un punto e mezzo, a prezzo di un eccesso di deficit della stessa misura, perché la spesa pubblica non è diminuita.

                La crescita dell’economia è a zero, però il principale provvedimento per rilanciarla, il calo dell’Irap, rischia di essere avvertito dalle imprese solo nell’autunno 2006. Questo dicono le cifre «provvisorie» della bozza di Dpef.

                  L’IRAP. Non è scritto a chiare lettere nel testo del documento programmatico ma sembra sempre più probabile che la promessa riduzione dell’Irap comincerà dall’anno di imposta 2006; come è naturale dovendola approvare con la legge finanziaria per l’anno prossimo. Questo vuol dire che i contribuenti ne dovranno tenere conto per la prima volta nell’autotassazione d’acconto dell’autunno dell’anno prossimo; mentre nell’autotassazione di acconto dell’autunno 2005 e in quella del giugno 2006 l’imposta si dovrebbe pagare come prima. Discussioni sono ancora in corso all’interno del governo su questo argomento, ma le tabelle informali che circolano danno solo 1,5 miliardi di euro per l’Irap, cioè sono coerenti con questa ipotesi.

                    LA PRESSIONE FISCALE. Complice anche la bassa crescita che frena il gettito dei tributi, per quest’anno (ma nell’esperienza si tratta di calcoli molto aleatori) la pressione fiscale dovrebbe scendere al 40,2% del prodotto lordo. Sarebbe un calo significativo rispetto al 41,7% accertato per il 2004. Nei primi tre anni di governo del centro-destra la pressione fiscale (somma dei tributi propriamente detti e dei contributi sociali) secondo i dati Istat è scesa appena di mezzo punto rispetto a quella ereditata dal centro sinistra; mentre la spesa pubblica al netto degli interessi è cresciuta di circa un punto e mezzo. Nel 2005, secondo le cifre «provvisorie» del Dpef, il livello delle spese è rimasto all’incirca invariato.

                      IL DEBITO ACCUMULATO. Peggiora nel 2005 per la prima volta dopo 10 anni il parametro più osservato dalle agenzie internazionali di rating che misurano l’affidabilità dei titoli di Stato italiani. Il rapporto tra debito e prodotto lordo aveva cominciato a ridursi dal 1994, dopo le durissime misure di risanamento del 1992-93, e in seguito anno dopo anno era sempre sceso. Ora dovrebbe risalire dal 106,8% del 2004 al 108,2%, nell’ipotesi di incassare 15 miliardi di euro da privatizzazioni (Enel 4, operazione di grandi dimensioni, ne ha dati 4,1). Per consistenza assoluta il debito pubblico italiano è all’incirca pari a quello della assai più grande Germania.

                        LA SOGLIA DI SICUREZZA. Gli economisti chiamano «saldo primario» la differenza nel bilancio dello Stato fra le entrate e le spese al netto degli interessi sul debito. Questa differenza deve essere positiva, in avanzo, per evitare che per pagare i debiti uno Stato accenda nuovi debiti, impegolandosi in una spirale pericolosissima. L’Italia andò in «avanzo primario» per la prima volta nel 1992 dopo anni di eccessi, fino a un masimo del 6,8% del prodotto lordo nel 1997, l’anno degli sforzi per entrare nell’euro. Il governo Prodi si era impegnato a mantenerlo attorno al 5,5% negli anni successivi; di fatto da allora è sempre sceso fino al quasi annullamento previsto nell’anno in corso, 0,6% del prodotto lordo. Ovvero siamo a circa 8 miliardi di euro di distanza dalla pericolosa spirale del debito.

                          RICETTE PER IL FUTURO. Secondo il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, il peggioramento dei conti pubblici quest’anno è dovuto all’arresto della crescita economica. La parte programmatica del Dpef, che abbraccia l’arco di anni dal 2006 al 2009, contiene i suoi 5 punti per il rilancio della crescita. Eccoli: 1) Più investimenti in infrastrutture, specie nel Mezzogiorno (le cifre ancora mancano); 2) Più libertà di impresa nei mercati dei prodotti e soprattutto nei servizi; minore e migliore regolamentazione; più concorrenza nel settore energetico; 3) Meno fisco per le imprese, sia sul prodotto che sul lavoro; «pochi programmi strategici nei settori più rilevanti per l’innovazione»; «ridurre le sacche di illegalità, dal sommerso alla contraffazione»; 4) difesa del potere d’acquisto delle famiglie, tra l’altro contenendo l’aumento delle tariffe pubbliche, e con «forme di sostegno selettivo alle famiglie più deboli»; 5) un «aggiustamento strutturale» del bilancio che «guardi al ciclo economico e alla qualità della finanza pubblica» soprattutto con riduzione delle spese.