“StatoLiquido” Leader eletto e correnti nel partito unico della Cdl (A.Minzolini)

13/06/2005
    sabato 11 giugno 2005

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      LA BOZZA DEL COMITATO DI TODI PENSATA ANCHE PER SUPERARE LE DIFFIDENZE DEGLI UDC, I MENO FAVOREVOLI ALL’AGGREGAZIONE UNITARIA

        Leader eletto e correnti
        nel partito unico della Cdl

          La casa comune del centrodestra sarà organizzata per garantire
          una rappresentanza interna in modi assai simili a quelli della Dc

            retroscena
            Augusto Minzolini

              ROMA
              E alla fine, dopo una lunga serie di riunioni al numero 10 di via della Panetteria, civico che ospita la Fondazione Liberal, gli esploratori del nuovo partito del centro-destra o, meglio, per rimanere agli unici nomi rimasti in ballo, del partito della Libertà e dell’Alleanza della Libertà, hanno messo nero su bianco la bozza delle nuove regole che dovrebbero garantire la democrazia interna nella nuova formazione. Ferdinando Adornato, Ignazio La Russa, Francesco D’Onofrio, Maurizio Gasparri, Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Bruno Tabacci, Adolfo Urso e altri – in poche parole il comitato di Todi – si sono riuniti innumerevoli volte, per trovare i quattro-cinque punti fondamentali su cui organizzare il nuovo partito e gira che ti rigira hanno ripreso molte delle norme che sovrintendevano alla vita interna dei vecchi partiti popolari di massa, in particolar modo della Dc. Tutto si può dire tranne che il vecchio partito scudocrociato non fosse democratico o che non fosse rispettoso della rappresentanza delle minoranze. Anzi forse ce n’era fin troppa.

              Ma come spesso avviene non c’è nulla di più moderno di un modello sperimentato per decenni. Il Cavaliere non ha mai nascosto la sua gratitudine alla funzione svolta dallo scudocrociato: «Se non ci fosse stata la Dc avremmo avuto i comunisti in Italia». Quindi, basta aggiornarlo e renderlo adatto al mutare dei tempi. Con le nuove regole la monarchia berlusconiana dovrebbe trasformarsi, almeno sulla carta, in una repubblica. La “bozza”, che potrà essere rivisitata e corretta da quel comitato costituente che sarà nominato dall’assemblea di tutti i partiti e le associazioni coinvolte nella nascita del nuovo soggetto prevista per fine luglio (l’organismo sarà formato in maniera paritetica dai tre grandi partiti che dovrebbero confluire nel nuovo partito – Fi, Udc e An – e nel quale dovrebbero essere rappresentati anche i movimenti regionali come quelli di Raffaele Lombardo), sarà presentata nel convegno del 14 giugno, dedicato appunto alle regole del nuovo partito.

              I punti caratterizzanti che dovrebbero essere inseriti nello statuto del nuovo soggetto politico sono quattro-cinque. Al primo posto, come anticipato da Berlusconi, è prevista l’incompatibilità tra cariche di partito e di governo a ogni livello. Insomma, il famoso “doppio incarico”, sperimentato nella dc solo da Amintore Fanfani e Ciriaco De Mita, è escluso: capo del governo, presidente e segretario del partito sono cariche considerate incompatibili. E anche ministri e sottosegretari non potranno avere ruoli di responsabilità nella nuova formazione.

              Il nuovo partito, poi, dovrà contemperare le esigenze derivanti dall’essere un soggetto nazionale e federale contemporaneamente. Per cui gli organismi regionali non potranno di certo infischiarsene delle indicazioni che verranno dagli organismi nazionali, ma nello stesso tempo avranno grandi margini di autonomia, in particolar modo nella scelta delle candidature per le elezioni politiche: in ogni regione, ad esempio, il 70% delle candidature sarà deciso a livello locale, mentre il restante 30% sarà scelto dagli organismi nazionali.
              Ancora. Gli organismi dirigenti del nuovo partito, partendo dal basso cioè dagli organismi locali, a quelli regionali, a quelli nazionali, saranno eletti sulla base di liste collegate a mozioni politiche e la rappresentanza sarà calcolata con il sistema proporzionale. E’ un meccanismo che di fatto organizza la vita di partito in correnti di pensiero o caratterizzate dal punto di vista territoriale. Lo stesso meccanismo che fu alla base della nascita delle correnti nella dc, le quali, al di là delle degenerazioni a cui andarono incontro negli anni, offrirono allo scudocrociato una grande capacità di rappresentanza e di mediazione tra interessi diversi. Presidente e segretario di partito saranno eletti dal congresso nazionale mentre c’è l’idea – ma le modalità sono ancora tutte da studiare – che un congresso convocato alla vigilia di ogni elezione politica indichi anche il candidato alla guida del governo.

              Naturalmente il peso di ogni regione nel congresso nazionale non sarà calcolato sulla base degli iscritti, ma sulla base degli eletti. Di più, proprio per valorizzare la rappresentanza del corpo elettorale del partito, c’è l’ipotesi di formare gli organismi dirigenti ad ogni livello riservando il 40% dei posti agli eletti, il 40% agli iscritti e il 20% alle assemblee delle donne, dei giovani, delle professioni e delle culture.

              Quindi, dopo l’ipotesi di carta dei valori del nuovo partito (su cui almeno a parole tutti e tre i partiti si sono ritrovati) e la bozza di regole che puntano a garantire anche le più piccole minoranze interne, ora sarà necessario verificare l’effettiva volontà politica delle forze coinvolte, a partire dal congresso dell’Udc e dall’assemblea di An ai primi di luglio. «Quello che dovevamo fare, noi l’abbiamo fatto – ha spiegato lo stesso Adornato nell’ultima riunione a Liberal – ora tutto sta nella testa dei protagonisti». Appunto. Se sarà confermata l’intenzione di andare avanti il comitato costituente che sarà nominato a fine luglio dovrebbe definire carta dei valori e statuto del nuovo partito proprio per celebrare il congresso di costituzione del nuovo partito. Un’operazione che Berlusconi vorrebbe concludere entro la fine di novembre.

              Del resto a questo punto, date le garanzie che sono offerte nella costruzione del nuovo partito, è necessario verificare solo se Fini, Follini, Casini o chi per loro, al di là delle frasi di rito, nutrono una diffidenza di fondo verso il progetto del Cavaliere. In questo caso si perderebbe solo tempo perché ogni proposta andrebbe incontro ad un «no» pregiudiziale: cosa possono chiedere di più Casini e Follini di un partito che adotta i modelli di democrazia interna della dc? E questi criteri di rappresentanza dovrebbero garantire anche il Fini ultima maniera, quello ad esempio della sortita contro l’astensione al referendum. L’unico dato certo è che Berlusconi è intenzionato ad andare fino in fondo in questa operazione e per la sua riuscita è disposto a mettere sul piatto anche la premiership nel centro-destra. «Altrimenti – non si stanca di ripetere – il candidato a Palazzo Chigi sarà scelto seguendo i criteri di sempre. Cioè correrà il leader del partito più forte della coalizione, cioè Forza Italia, che per la cronaca è ancora il sottoscritto».