“StatoLiquido” L’avance di Fassino, il niet del Cavaliere

14/10/2005
    venerdì 14 ottobre 2005

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    IL SEGRETARIO DS SONDA TABACCI SULLA POSSIBILITA’ DI CAMBIARE INSIEME LA RIFORMA AL SENATO

      L’avance di Fassino, il niet del Cavaliere

        retroscena
        Fabio Martini

          ROMA
          Prende la parola Bruno Tabacci e, come sempre, nell’aula di Montecitorio si disperde il brusio. Nel silenzio rispettoso degli avversari il battitore libero dell’Udc martella sull’opposizione: «Nel 1993 quando fu approvata la precedente riforma elettorale e quando l’onorevole Mattarella procedeva come un treno verso quella riforma, a molti di noi non era consentito parlare, vero onorevole Finocchiaro?». Tabacci, lo capiscono tutti, allude alla stagione giustizialista, durante la quale bastava un avviso di garanzia per essere considerati, soprattutto a sinistra, come indegni di esprimersi. Alla fine del suo breve intervento Tabacci viene gratificato da un applauso corale da parte dei deputati del centrodestra, compresi quelli di Forza Italia, mentre a sinistra si mugugna, si mastica amaro. Proprio per questo, qualche minuto più tardi, molti deputati seguiranno con una speciale curiosità la sequenza che va in scena sotto gli occhi di tutti.

            Il segretario dei Ds Piero Fassino si alza dal suo scranno, attraversa una parte dell’emiciclo e si indirizza verso Tabacci. I due parlano a bassa voce. Il leader della Quercia chiede al battagliero presidente della Commissione Attività produttive: «Caro Tabacci, voi avete intenzione di proseguire con il muro contro muro fino alla fine della legislatura?». E davanti alle obiezioni di Tabacci su chi abbia alzato per primo il muro, Fassino fa capire che se la maggioranza mostrasse un atteggiamento più soft, molto potrebbe cambiare anche da parte dell’opposizione: «Questa legge che oggi verrà approvata è un fatto. Mentre prima io non potevo far nulla perché non si sapeva come vi sareste comportati voi, ora in vista del passaggio della legge al Senato, noi potremmo assumere un’iniziativa per migliorare la legge. Tu che ne pensi?». Tabacci a questo punto si illumina: «Ne penso tutto il bene possibile».

              Alla fine della breve chiacchierata Fassino riprende la sua strada. Trascorrono due ore e va in scena un’altra curiosa sequenza: all’ora di pranzo Silvio Berlusconi esce dall’aula e al suo fianco compare l’uomo che nel centrodestra più lo ha osteggiato in questi anni: Bruno Tabacci, detto anche (dal Cavaliere) «la spina nel fianco». I due entrano nello studio del Presidente del Consiglio a Montecitorio e parlano assieme per venti minuti. A quel punto la miccia è accesa: quali intenzioni ha Fassino? Parla per il suo partito? O anche a nome di Prodi, che ha voluto la protesta di piazza e ha fatto quel discorso fiammeggiante?

                Nel frattempo riprende il dibattito in aula e il segretario ds fa capire cosa ha in testa. Anzitutto: «Noi non consideriamo la partita chiusa qui stasera e continueremo a batterci perché questo Paese abbia una legge elettorale più civile e più degna». Ma questa, Fassino non lo dice, sarebbe una novità, perché alla Camera l’opposizione ha rinunciato ad emendamenti significativi. In compenso il segretario ds fa capire quali siano i margini della trattativa: «Potevate proporci il modello tedesco o quello per le Regioni, che prevede il listino di coalizione come elemento coesivo».

                  A questo punto il quadro si chiarisce anche a Berlusconi: dopo aver alzato le barricate, il centrosinistra non si contenterebbe di alcuni ritocchi migliorativi, ma punterebbe a modificare completamente la legge, immaginando una sorta di Tatarellum. Preso atto delle mosse dei Ds, la risposta di Berlusconi è tranciante: «Non se ne parla proprio. E perché dovremmo rimettere in gioco un pugile suonato come Prodi? Abbiamo un accordo con la Lega non lo possiamo cambiare a tempo scaduto. Al Senato va approvato lo stesso testo della Camera. Punto e basta».