“StatoLiquido” La Dc appena rinata corteggiatissima da Berlusconi e Prodi

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

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      GLI EREDI DELLO SCUDO CROCIATO INCERTI FRA I DUE SCHIERAMENTI

        IL PARTITO GUIDATO DA ROTONDI ALLA VIGILIA DEL CONGRESSO

          La Dc appena rinata
          corteggiatissima
          da Berlusconi e Prodi

            La nuova Democrazia cristiana può contare soltanto su quattro
            deputati e due europarlamentari. Ma fa già concorrenza
            all’Udc di Follini che affronterà le sue assise una settimana dopo

              retroscena
              Fabio Martini

                ROMA
                E’ bastato riesumare un nome che sembrava destinato all’oblio, Dc. E’ bastato rastrellare qualche migliaio di voti alle Regionali. E’ bastato poco perché Gianfranco Rotondi da Avellino, una vita da peone, si trovasse al centro di un corteggiamento, discreto ma insistito, da parte dei leader politici più influenti del Paese. In poche settimane – in una escalation di mediatori, incontri riservati e barbe finte – il timido Rotondi si è visto cercare nientedimeno che da Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Marcello Pera, Roberto Formigoni, per non parlare di altri. Certo, colloqui rimasti riservati, ma eloquenti. Un accerchiamento davvero sorprendente attorno al capo di un partitino che può contare su 4 parlamentari nazionali e 2 europarlamentari. Una Dc bonsai che si prepara ad un congresso fondativo all’insegna dell’anti-spettacolo: i neo-democristiani si vedranno sabato mattina in un albergo della periferia Nord di Roma e senza scenografie e convenevoli dopo tre ore di chiacchiere si scioglieranno, annunciando al mondo che è rinata la Dc. Con Gianfranco Rotondi segretario, Paolo Cirino Pomicino direttore della rediviva «Discussione» e Antonio Gava ospite d’onore. E l’ultimo astro della politica siciliana, Raffaele Lombardo, annuncerà che il suo movimento autonomistico «è pronto a federarsi con la Dc».

                Sei giorni più tardi, sempre a Roma, si celebrerà il congresso dell’Udc, il partito nel quale si concentra forse la massima densità di ex democristiani. Ben altra la scenografia e il rispetto della ritualità: tre i canonici giorni di dibattito che si dipanerà sotto le consumate volte del Palasport dell’Eur, oggi PalaLottomatica, luogo dell’ultimo vero congresso della Dc, quello nel quale si confrontarono fragorosamente due claque, quella mastelliana filo-De Mita e quella sbardelliana filo-Forlani. Scene irripetibili anche se il ministro Carlo Giovanardi dovesse alfine decidere – sapendo di perdere – di sfidare per la segreteria Marco Follini.
                Due congressi, certo di peso diverso, ma che si tengono in una stagione di grande inquietudine per i tanti frammenti ex dc sparsi nella galassia politica italiana. Oramai si è quasi spenta la riserva morale (o moralistica, a seconda dei punti di vista) verso la Dc, così diffusa negli anni post-Tangentopoli e i sondaggi segnalano una crescente richiesta da parte dell’elettorato di «poli moderati». Eppure la ri-nascita di un contenitore centrale, di un terzo polo, di una grande neo-Dc mai come in queste ore appare una chimera. Tanto più che nella battaglia referendaria a difesa della legge per la fecondazione assistita la prima fila non è stata occupata da democristiani più o meno giovani come Giulio Andreotti, Clemente Mastella, Beppe Pisanu, Franco Marini, ma da personaggi di tradizione laica come Francesco Rutelli e il presidente del Senato Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini che, da presidente della Camera, ha finito per esporsi più del segretario dell’Udc Marco Follini.

                E’ il segno di un tramonto definitivo? La Dc, in quanto tale, non rinascerà mai più? Un vecchio saggio e nostalgico come Gerardo Bianco non ha dubbi: «La Dc è qualcosa di irripetibile, legata ad una stagione storica e comunque nulla di simile potrà rinascere se non ci sarà una legge elettorale di tipo proporzionalistico».

                Ma è pur vero che i notabili ex democristiani – come singoli o come capi-cordata – sono «gettonatissimi», ricercati come fossero dei Re Mida, anche perché – come dice Paolo Cirino Pomicino – «non si ha idea di quanti democristiani ci siano in giro, siamo un’etnia politica». E’ passato sotto silenzio un incontro molto intrigante e che in altri tempi avrebbe suscitato chissà quale scandalo, quello tra il segretario Ds Piero Fassino e Raffaele Lombardo, il capo del movimento autonomista siciliano che, seppur in polemica col centrodestra, è stato determinante nella sconfitta del candidato di centrosinistra Enzo Bianco. E Lombardo, pur accettando di federarsi alla Dc, ha confidato a Rotondi: «Non chiedetemi di vincolarmi a uno schieramento politico».

                  Ma anche Rotondi non ha ancora deciso come collocarsi. Cresciuto alla scuola della fazione perdente della Dc avellinese di Fiorentino Sullo e di Gerardo Bianco, Rotondi dopo aver lasciato l’Udc prima delle recenti elezioni regionali si è ritrovato circondato da un ostracismo feroce da parte dei suoi ex amici di partito. Il pur mite Follini, senza perifrasi, ha detto a Berlusconi: «La Dc di Rotondi deve restare fuori da tutte le alleanze. O noi o lui». Il Cavaliere ha scelto l’Udc, ma Rotondi ha racimolato in alcune regioni percentuali sorprendenti. Il 2,2% in Campania, il 3,1 in Abruzzo, l’1,8 nelle Marche, persino l’1,1 in Piemonte. Silvio Berlusconi ha invitato Rotondi nella sua casa di via del Plebiscito e ha provato a rincuorarlo. «Caro Gianfranco, vedrai alla fine verrai con noi, Casini e Follini si convinceranno…». Ma Rotondi, che nella Dc ha imparato a diffidare anche degli amici, non ha esitato ad accettare l’invito di un messaggero mandato da Prodi. In casa di Gigi Pizza, un ex delegato giovanile della Dc, Rotondi si è visto con Angelo Rovati, l’uomo delle missioni più delicate per conto del Professore. Un sondaggio e nulla di più ma il buon Rotondi non ha chiuso la porta: «Se il candidato del centrodestra sarà Casini, noi accanto a Prodi potremmo essere un buon vaccino…». E anche il presidente del Senato Marcello Pera ha voluto conoscere Rotondi, in quella occasione affiancato dal senatore Mauro Cutrufo, appena uscito dall’Udc. Pera, a sorpresa, ha perorato la causa di Pier Ferdinando Casini: «Questa vostra rissa democristiana credo che non giovi a nessuno». E Casini? La sua possibile candidatura a leader del centro-destra quanto condizionerà il congresso Udc? «Il nostro congresso – dice il presidente dei senatori Udc Francesco D’Onofrio – confermerà l’indiscussa leadership di Pier ma non sarà certo chiamato a confrontarsi su un’ipotesi di quel tipo». Insomma i democristiani di tutte le etnie, oggi in eclisse, torneranno in avanscoperta soltanto se uno di loro si candiderà alla guida del Paese. E altrimenti? «Altrimenti – dice Rotondi – bisognerà aspettare il dopo-elezioni. Se il centro-destra perderà, Rutelli e Casini si faranno la concorrenza per l’eredità lasciata da Forza Italia».