“StatoLiquido” Il procuratore Apicella smaschera il «condono sommergibile»

27/06/2005
    sabato 25 giugno 2005

      Pagina 7

        LA REQUISITORIA: «SI RECUPERA SOLO IL 5% DEI CREDITI, TORNA LA LOGICA DEI POCHI, MALEDETTI E SUBITO»

          E il procuratore Apicella smaschera il «condono sommergibile»

            Nel mirino i concessionari delle riscossioni che con tre euro ad abitante saldano il debito con il Fisco

              Un anno fa Tremonti
              aveva presentato
              un piano per riformare
              l’intero sistema
              poi rifiutato da An
              E il governo rinnovò
              tutte le concessioni

                retroscena
                Alessandro Barbera

                  ROMA
                  UNA legge passata come un sommergibile», un condono approvato dall’ultima Finanziaria e modificato dal decreto competitività. Che il sistema delle riscossioni non funzioni più è cosa nota, e per questo è tornata d’attualità una vecchia proposta di Giulio Tremonti. Quello che invece ieri ha denunciato la relazione del procuratore generale della Corte dei Conti Vincenzo Apicella è che nel frattempo il governo aveva approvato una sanatoria di cui pochi si erano accorti.

                  L’intervento è fra le righe del maxiemendamento alla manovra per il 2005. Articolo uno (c’è solo quello), comma 426. «In attesa della riforma organica della riscossione [...] hanno facoltà di sanare le irregolarità dietro versamento di tre euro per ciascun abitante residente negli ambiti territoriali ad essi affidati».

                  In breve: oggi la riscossione delle somme evase è affidata a 42 aziende concessionarie, tutte banche, anche se gran parte del servizio è assicurato solo da alcune di loro.

                  I risultati però sono pessimi: secondo l’ultima relazione del direttore dell’Agenzia delle Entrate Raffaele Ferrara in quattro anni la quota delle somme «iscritte al ruolo» e incassate dalle banche con procedure esecutive è stata inferiore all’1%. Da qui la decisione del governo di sanare il pregresso con un condono che avrebbe dovuto essere già inserito nella Finanziaria per il 2004. Quello approvato nell’ultima manovra però è più severo: in quel testo era previsto solo un euro ad abitante.

                  Sullo stato della riscossione Apicella offre numeri meno sconfortanti di quelli di Ferrara ma comunque «fortemente negativi»: «Dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2004 i concessionari hanno riscosso solo il 5% dell’ammontare netto riscuotibile e dei ruoli erariali» a fronte «di un esborso di circa 500 milioni di euro all’anno che il bilancio dello Stato è chiamato a sopportare per sostenere il sistema».

                  L’anno scorso l’allora ministro Tremonti mise a punto uno schema di decreto: la riscossione veniva affidata ad una società costituita ad hoc – «Riscossione spa» – controllata al 51% dallo Stato, acquistando le quote delle aziende di riscossione in mano alle banche concessionarie. Il resto delle azioni sarebbe rimasto in mano a queste ultime.

                  Ma An si disse contraria e il governo decise di rinviare la questione prorogando le concessioni per altri due anni. Il viceministro Giuseppe Vegas, che ieri rappresentava il governo alla Corte dei Conti, ha ammesso l’esistenza del problema: «Il livello di ritorno dell’accertamento e di gestione dei concessionari in effetti è molto scarso. Credo ci sarà presto un ripensamento».

                  Apicella in conferenza stampa se l’è presa più che altro con i «criteri balordi» della sanatoria: «Hanno fatto una cattivissima impressione all’amministrazione fiscale e alla Corte». Anche perché è arrivata proprio mentre i magistrati contabili «stavano intervenendo», e «le procure regionali affondavano il bisturi nel bubbone della cattiva gestione».

                  Ma soprattutto per il fatto che mentre si approvava la sanatoria c’era chi era perseguitato da una mini-cartella «pazza»: «Mi spoglio della mia immaginaria toga», ha detto ad un certo punto Apicella. Che ha raccontato di aver ricevuto una multa da 45 euro dall’Agenzia delle entrate per un errore di calcolo commesso nella dichiarazione dei redditi per il 2002. «Non c’era evasione, eppure sono stato perseguito. Come si fa ad assistere a queste sanatorie senza prendersela?»

                    Apicella poi si è rimesso la toga: «La politica dei condoni, dei pochi soldi, maledetti e subito tende a riprodursi».