“StatoLiquido” Il Cavaliere: andremo alle urne il 9 aprile

21/07/2005

    giovedì 21 luglio 2005

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    ANCHE PISANU SCETTICO SULLA POSSIBILITÀ DI USCIRE DAL MAGGIORITARIO

      Il Cavaliere: andremo alle urne il 9 aprile

        Legge elettorale, le nomenklature difendono lo status quo

          retroscena
          Augusto Minzolini

            ROMA
            NEL transatlantico di Montecitorio i pasdaran della «svolta» nel centro-destra già additano al pubblico ludibrio chi rema contro. «Sono quelli – accusa Angelo Sanza, ex-dc di Forza Italia – che se ne fregano, che puntano solo a garantirsi l’elezione». «Partito unitario e proporzionale sono le uniche chance che abbiamo – rilancia Maurizio Lupi, ciellino azzurro – ma loro difendono le loro poltrone». «In ogni partito – gli fa eco Osvaldo Napoli, deputato piemontese – c’è chi pensa solo a se stesso. Pure tra noi». Appunto, come sempre gli avversari delle rivoluzioni sono quelli che godono di qualche beneficio nello “status quo”. Per cui quando si vogliono unificare tre partiti, i più refrattari sono quelli che hanno un ruolo e rischiano di perderlo nel nuovo. O, ancora, quando si vuole cambiare una legge elettorale i più dubbiosi sono quelli che hanno il privilegio di avere garantita un’elezione sicura. Per usare una parola sola: la nomenklatura. La proposta-provocazione di Pier Ferdinando Casini di riunire in un solo soggetto politico Forza Italia, An e Udc e di tornare al proporzionale prima delle elezioni politiche del 2006 rischia di infrangersi proprio contro chi ha una posizione sicura e non vuole rischiare.

              Eppure il «blitz» proposto dal presidente della Camera potrebbe avere una sua efficacia per aumentare le chance di vittoria del centro-destra alle elezioni. Nella testa di Casini il «partito unitario» si coniuga con una legge elettorale che ricorda quelle delle provinciali o quella del Senato prima delle modifiche in senso maggioritario: si tratta, insomma, di uninominale proporzionale. Il piano è semplice: un solo grande partito del centro-destra e una legge che, invece, dà la possibilità a chi nel centro-sinistra è geloso della propria autonomia, come Rifondazione, di correre da solo. Insomma, ne mette a nudo le contraddizioni. Un modo per sparigliare, per cambiare la sceneggiatura di un dramma – quello delle elezioni – che per il centro-destra sembra avere un epilogo già scritto. Ieri una serie di vertici tra il presidente della Camera, Berlusconi e Fini a Montecitorio, ha fatto venire allo scoperto il «piano segreto». Casini ne è straconvinto. Non ha dubbi. «Con l’attuale legge – ha spiegato ai suoi interlocutori – facciamo un bagno tutti. Con me potremo perdere 200 deputati, con te Silvio magari 150. Il punto è che perdiamo e perdiamo male. Per cui dobbiamo cambiare spartito. Torniamo al proporzionale adottando una legge che mantenendo gli attuali collegi come sono non ci crei problemi con il Quirinale. E andiamo a vedere. Io non mollo. Voglio convincervi e andare fino in fondo. Sono convinto che il partito unitario o lo facciamo prima delle elezioni o non lo facciamo più e chi si tira indietro ora se ne assumerà la responsabilità. Gianfranco mi sembri più sul “sì” che sul “no”. Silvio non farti ingabbiare dalla nomenklatura del tuo partito».

                Fini, infatti, è prudente ma non contrario. Ha bisogno solo di tempo per convincere i suoi: «Alla fine penso che mi seguiranno», è l’assicurazione che ha dato agli alleati. Rimane Berlusconi che è tentato, che vuole, ma poi ci ripensa di suo o perché chi ha attorno gli fa sorgere mille dubbi. Come spiega un ministro di Forza Italia: «Un leader ascolta, ragiona e decide. Silvio su questioni che conosce poco ascolta, ragiona, ragiona, riascolta e ragiona di nuovo».

                  Ieri, ad esempio, il premier ha mutato opinione – e umore – con il trascorrere del tempo. Al mattino aveva freddato tutti, a cominciare da Casini, rimanendo sul vago sui tempi del partito unitario: «Si può fare prima ma anche dopo le elezioni». Poi, invece, sul tema della legge proporzionale nel corso della giornata si è fatto prendere dalle ali dell’entusiasmo. Alla fine del primo incontro con Casini (secondo le cronache ce ne sono stati tre) il training autogeno ha cominciato a dare i primi frutti: «Siamo due punti e mezzo sotto il centro-sinistra – ha raccontato ad alcuni deputati dentro l’aula di Montecitorio -. Possiamo riacciuffarli. E siamo l’unico schieramento di governo in Europa che ha ancora chance di vincere. Io per vincere sono pronto a tutto, anche a tirarmi indietro, a cambiare leadership, o ad altro. Ad esempio sulla legge elettorale io sono per un proporzionale con la lista bloccata che riconfermi tutti i deputati uscenti. A proposito, voteremo il 9 aprile visto che è l’ultima data utile per scongiurare il pericolo più grande per noi, l’abbinamento delle politiche con le comunali delle grandi città». Poi, alla fine del secondo incontro, l’opera di convincimento del presidente della Camera ha ottenuto altri risultati: «Mi impressiona – ha confidato ad un ex-dc amico – la determinazione di Casini. Anche Fini mi sembra convinto. Io non ho problemi ma voglio farmi qualche calcolo».

                    Infine nell’ultimo incontro con l’inquilino di Montecitorio il Cavaliere si è portato dietro qualche deputato esperto di sistemi elettorali. Ha ascoltato e riascoltato, secondo il suo stile. Ha chiesto chiarimenti sui tempi parlamentari e sull’atteggiamento che le opposizioni potrebbero assumere su una proposta del genere. Che l’ipotesi cominci a frullargli nella testa lo dimostra quello che ha detto alla fine: «Ci sono i tempi per una buona legge elettorale».

                      Ora bisognerà vedere cosa avverrà nei prossimi giorni. Il premier dovrà fare i conti con le riserve della Lega. Ed ancora, con gli argomenti di chi non è per nulla convinto tra i suoi. «Io – è stato il commento ad esempio del ministro dell’Interno, Beppe Pisanu – sono un po’ scafato. E guardo alle cose fattibili non a quelle desiderabili». Ma, soprattutto, il premier dovrà fare i suoi calcoli. Se il personaggio si convincesse che il «blitz» dell’ultimo momento potrebbe scompaginare i piani del centro-sinistra, non esiterebbe, infatti, un attimo a metterlo in atto. Solo che deve valutare i «pro» e i «contro», come sempre. Ieri al pranzo ad un hotel dei Parioli nel quale ha discusso con i parlamentari europei sempre del partito unitario, il Cavaliere ha tirato fuori una barzelletta che si attaglia perfettamente al suo stato d’animo di queste ore: «Passando a miglior vita – ha raccontato – Silvio Berlusconi finisce in paradiso. Ma il sottoscritto, si sa, è curioso e chiede a san Pietro di fare un giretto all’inferno. Lì, gli appare una scena memorabile: i dannati attorniati da bellissime fanciulle. Per cui appena torno in paradiso chiedo il trasferimento. Mi viene accordato ma sulla porta dell’Inferno trovo Lucifero che mi sottopone ad un bruttissimo trattamento di quelli che i veri uomini non vorrebbero mai provare. “E le donne?”, gli chiedo. “Ma Cavaliere – risponde -, quelli erano spot elettorali. Lei se ne dovrebbe intendere”. Appunto, facciamo bene i calcoli».