“StatoLiquido” I prodiani pensano alla scissione (A.Rampino)

15/06/2005
    mercoledì 15 Giugno 2005

    LA TELEFONATA DEL CAPO DELLA QUERCIA:
    «NON POSSIAMO PERMETTERCI PASSI AVVENTATI»

    I prodiani pensano alla scissione
    Fassino chiama Romano per frenare

      Il segretario Ds al Professore: «Adesso ci vuole calma e sangue freddo»

        retroscena
        Antonella Rampino

          ROMA
          LA profferta di Berlusconi al leader centrista della Margherita uscito vittorioso dal referendum, quel berlusconiano «che ci fa l’astensionista Rutelli col centrosinistra, venga con noi…» è stato quanto bastava, ieri, perché ai parisian-bordoniani sembrasse arrivato il grande giorno. Così, già vistosamente irritati dal rumoroso brindisi post-referendum con champagne di Rutelli-Marini-Fioroni negli uffici del partito il giorno prima, i parisiani non solo hanno subito ribattuto con un lungo e analitico comunicato che sembrava tanto voler dire che l’idea berlusconiana alla fine tanto peregrina non era. Soprattutto, han cominciato a valutare se non fosse il momento giusto per la scissione.

          E invece non è così, o perlomeno non è ancora così. Per quanto i due episodi, il brindisi a champagne («spumante» lo chiama Parisi che è prodiano anche in quanto a stile di vita) e il fatto che Rutelli avesse atteso la replica parisiana per rispedire al mittente, e cioè a Berlusconi (sia pure via portavoce) le profferte a cambiare schieramento, l’ira e le pronte tentazioni scissioniste sono state placate – pare – dall’alto. Su Prodi hanno agito due fattori. Una lunga telefonata con Piero Fassino, nella quale il segretario dei diesse ha insistito, «dopo quello che è successo al referendum ci vuole calma e sangue freddo, caro Romano, non possiamo permetterci passi avventati». E nel frattemo dalla Margherita del Veneto, che del partito è mirabile laboratorio poiché vi convivono paciosamente un prodiano a trentadue carati come Paolo Costa e dei rutellian-mariniani del peso di Tiziano Treu e Maurizio Fistarol, è arrivato un appello. Cari generali, suonava il forbito documento, se si va in guerra finisce che vi ritroverete senza l’esercito. Non uno spiraglio, ma una «fessura». Usandola per scrutare l’orizzonte più vicino, e cioè l’ufficio di presidenza della Margherita che si terrà oggi, i prodiani hanno deciso di aspettare, e vedere. I pontieri sono già al lavoro: si prova a vedere se in quella riunione arriverà un segnale di pace, se un ramoscello d’Ulivo, è proprio il caso di dirlo, verrà teso da Rutelli e Marini. Anche perché i rutelliani pare considerino il Veneto in quota loro, dal punto di vista dell’establishment di partito. E, facile constatazione, potrebbero seguire altre regioni: una appello all’unità scandito a macchia di leopardo.

          Allo spiraglio però nessuno ci crede fino in fondo. Anche perché altri focolai di guerra si potrebbero accendere negli appuntamenti già in agenda per il resto della giornata: tutta dedicata alle riunioni dei parlamentari della Margherita, per arrivare a quella dei senatori che ha come ordine del giorno la messa in stato d’accusa del loro capogruppo, il prodianissimo Willer Bordon. Le truppe sono schierate 22 a 11, e Tex Willer è in minoranza. Lui ha intenzione di vendere carissima la pelle, facile prevedere una prolusione talmente analitica e dettagliata che alla fine, all’ora di Cenerentola, la riunione andrà aggiornata. Loro, i rutellian-mariniani non hanno alcuna intenzione di farne un martire, sarebbe come servire ai prodiani su un piatto d’argento il casus belli per la scissione. Ma appunto, per quanto la probabilità penda per un rinvio di ogni decisione, la situazione è tale che potrebbe sfuggire di mano ad ogni momento. Ed essere colta al volo per la scissione.

            I diesse, dal canto loro, sono in un’impasse. Nella riunione di segreteria della Quercia, ieri mattina, Fassino ha ribadito che non rinuncerà a vedere Rutelli andarsene per conto suo, che bisogna lavorare per la ricomposizione nella Margherita, che qualcuno deve avere calma e responsabilità, e quel qualcuno sono lui e i diesse. Ufficialmente, con le agenzie, ha invocato l’«unità», beccandosi pure un piccato «grazie, ma possiamo fare da soli» da Parisi. Ma la pazienza ieri invocata in segreteria da Fassino è solo l’altra faccia della tenaglia di D’Alema: non esiste un’ipotesi di mediazione vera con Rutelli, tutte le percorribili vie sono state rispedite al mittente dall’una e dall’altra parte. Tant’è che la direzione dei diesse è stata rinviata al 23 giugno, tre giorni dopo la riunione di analogo organismo della Margherita: come dire che la Quercia attende quel che accadrà in campo avverso. Se non ci saranno segnali positivi, l’ipotesi è quella della Lista Prodi senza Margherita. Cui si arriverà attraverso la scissione dei prodiani e la messa in questione da parte della Margherita della leadership di Prodi. E se si dovesse allora arrivare alle primarie, i diesse chiederebbero di iscrivervi un altro candidato, oltre Prodi: Francesco Rutelli.