“StatoLiquido” I.La Russa: «Macché, il vero malato sono io»

18/07/2005
    sabato 16 luglio 2005

    StatoLiquido

      «MI SONO MESSO A SCHERZARE E HO DETTO: E’ MEGLIO ANDARE IN VACANZA, SIAMO STANCHI»

        «Macché, il vero malato sono io»

          Il vicepresidente di An: discussione simbolica della ritrovata concordia

            intervista

              ROMA
              PAROLE non vere, contesto sbagliato, frasi messe al contrario, scritte in buona fede da un giovane cronista che non conosce le cose del nostro partito». Ignazio La Russa spiega come è andata, secondo lui, la discussione con Matteoli e Gasparri. Che, anzi, quella conversazione, se fosse stata riportata da «Il Tempo» in maniera «corretta», sarebbe stata la dimostrazione della «ritrovata unità del partito» dopo l’assemblea nazionale dell’Ergife.

                Insomma, onorevole, che vi siete detti con Matteoli e Gasparri?

                  «Il succo del discorso è molto semplice. Matteoli ha proposto di andare da Fini e dirgli: “Guarda, Gianfranco, da settembre devi badare più all’Italia che all’estero; non devi farti risucchiare totalmente dagli impegni istituzionali”. Io ho aggiunto: “Sì, è giusto, da settembre il partito ha bisogno di Fini più presente, perché comincia la volata finale verso le politiche e gli appuntamenti politici nella Casa delle libertà sono di primaria importanza”».

                    Il Tempo scrive che lei avrebbe detto che Fini è malato…

                      «Macché, ho detto che sono io malato…».

                        Lei è malato?

                          «Allora, riprendiamo il filo del ragionamento. Si è convenuto di chiedere a Fini di essere più presente in Italia da settembre. Adesso è meglio andare tutti un po’ in vacanza perché siamo stanchi. Mi sono messo a scherzare e ho detto a Matteoli: “Ma non lo vedi come siamo conciati. Io sono malato, ho il piede gonfio da quindici giorni, ieri sera sono stato all’ospedale per farmelo vedere; Fini è magro magro come un chiodo, tu Altero hai la faccia da morto. Quello che sta meglio di tutti è Maurizio che è bello florido e oggi parte per Marettimo”».

                            Dunque nessun malanimo?

                              «Macché, anzi era una discussione simbolica della ritrovata e rinnovata concordia. Il fatto che fossimo io, Gasparri e Matteoli, e che un’ora prima avevo parlato con Alemanno e Storace, cosa voleva dire? Che quello che voleva Fini si sta realizzando, cioè il superamento delle correnti. Non è un caso che poche ore dopo siamo andati a cena con Fini e la riunione è andata bene. Tanto che Fini ha detto che da settembre, nei limiti degli impegni internazionali, ricomincerà a girare l’Italia. E ha annunciato per martedì l’ufficio di presidenza».

                                Sembra invece che Fini voglia le vostre dimissioni e che l’organigramma deciso a cena lo faccia saltare. E’ così?

                                  «Non so che intenzioni abbia adesso Fini. Io so quelle che aveva quando ci siamo incontrati tutti insieme. Non discuto di ipotesi a proposito di organigrammi che sarebbero saltati».

                                    Lei, Matteoli e Gasparri avete dovuto scrivere a Fini una lettera di scuse. E’ ancora arrabbiato?

                                      «Non lo so, questa è una cosa che deve chiedere a lui. Il problema è che, nonostante il tono della discussione andava nella direzione voluta da Fini, obiettivamente quell’articolo costituisce un danno di immagine immeritata per Fini. Per questo gli abbiamo chiesto scusa. Lo spirito dell’Ergife, cioè il superamento delle correnti, il parlarsi liberamente, mettere Fini in condizioni di lavorare bene, stava funzionando. Poi un ragazzo sente delle cose…, e mette a rischio il buon lavoro fatto in queste settimane».

                                        Mentre stiamo parlando è arrivata una nota di agenzia in cui si dice che la lettera di scusa chiude la vicenda.

                                          «Meno male. Sono felice…».