“StatoLiquido” Finisce l’estate stonata dei furbetti

19/09/2005

    domenica 18 settembre 2005

    Pagina 9

      SIPARIO IL FINANZIERE PADANO TRASCORRE IL FINE SETTIMANA BLINDATO NELLA VILLETTA DI FAMIGLIA

        Finisce l’estate stonata dei furbetti
        Manca ancora il direttore del concerto

          la storia
          ARMANDO ZENI

            LODI
            Forse ha ragione il parroco di San Bernardo, la chiesa dove la domenica, se può, va a messa Gianpiero Fiorani e ogni domenica, vacanze escluse, ci va la moglie Gloria con i tre figli, quando dice che «è proprio finita l’estate» buttando là la prima cosa che gli passa per la mente mentre solleva gli occhi verso un cielo grigio pioggia, pur di sottrarsi alla domanda su cosa pensi del suo parrocchiano più noto, l’ex amministratore delegato della Banca popolare fino a trentasei ore fa l’uomo più potente di Lodi e non solo di Lodi. L’avrà detto per caso ma ha ragione lui, il parroco di San Bernardo, perché adesso che Fiorani si è dimesso, adesso che è uscito di scena il banchiere della Bassa, l’estate italiana dei furbi e dei «furbetti der quartierino», del concerto e dei concertisti, delle intercettazioni e degli intercettati, dei governatori e dei governati, insomma l’estate del tormentone Fiorani, Ricucci, Gnutti, Lonati, Coppola, Fazio, è davvero finita. Giù il sipario, si fa per dire. Perché è chiaro che la vicenda non è del tutto conclusa. «Resta da ripulire la scena del delitto, identificare bene i complici, rimettere ordine tra le carte sparse nella colluttazione, individuare il mandante e scoprire se il poliziotto che doveva indagare ha preso mazzette», sintetizza con l’acume di un esperto giallista un banchiere di lungo corso che, udite, udite, osa l’inosabile e cioè sperare che là dove nessuno interviene, intervengano i giudici.

            Etica e affari. Mercato e trasparenza. Il filo conduttore, in fondo, resta sempre questo. Oggi a Lodi, ieri Cirio e Parmalat, ma si può aggiungere anche la bresciana Bipop-Fineco, altra banca scoppiata del ricco Nord da dove come dicono orgogliosi i leghisti di Umberto Bossi «viene il Pil del paese», vicende tra loro molto diverse – sia chiaro – ma nelle quali a un certo punto è la magistratura che diventa dominus, interviene, indaga, scopre e alla fine risolve. Se sia questo il sistema migliore di arrivare al dunque, tesi cara a Guido Rossi, o se sia la riprova dell’atipicità del sistema Italia con la magistratura «a far da supplente a troppi latitanti», come ama dire l’ex dc Bruno Tabacci che ben conosce gli intrecci politica-economia, è dibattito destinato a non chiudersi in fretta. Ma i fatti sono fatti ed è certo che fino a quando non è arrivato l’ennesimo affondo giudiziario il «Gianpi» delle intercettazioni d’estate, il banchiere più amato dal governatore Fazio, tutto pensava tranne che di abbandonare alla chetichella il proscenio.

              Via, in fretta, a chiudersi nella villetta con parco di via Donizetti dove abitava il suocero dentista, senza dire una parola. Lasciando mezza Lodi di sasso, a bocca aperta, stupita e incredula. Semmai l’esito che non ci si aspettava, in questa telenovela in diretta, è l’addio silenzioso di uno dei protagonisti dopo le mille parole dell’estate. Non una sparata, non una protesta, non un mugugno. Zero. «E’ intelligente», spiegano gli amici. I neutrali azzardano: «Cerca di salvarsi, facendo trattare l’avvocato Mucciarelli con i magistrati». I nemici insinuano: «C’è un limite a tutto, anche alla spregiudicatezza». Ma c’è chi tenta una disanima più complessa, più approfondita, vedendo in Fiorani uno degli azionisti di riferimento di quel sistema capitalistico alla provinciale che vorrebbe essere la via d’uscita, rispetto all’Europa che avanza, dell’Italietta ricca e sommersa, un po’ in nero e molto rentier, insofferente ai centri di potere tradizionali ma che aspira a crearne un proprio. Fiorani, il profeta del neoprotezionismo. Con un identikit perfetto da self made men, tutto casa e chiesa, molti agganci in Curia ma senza mai trascurare chi siede al Broletto sulla poltrona di sindaco di Lodi, non importa se della Lega o di centrosinistra, deciso a conservare con la città quel rapporto privilegiato (la Popolare fa da tesoreria a comune e provincia) che è alla base della crescita impetuosa. Un po’ di carisma e tanta simpatia, sempre pronto a stringere mani e a fare l’occhiolino a chi gli chiede per strada «le compro le azioni della Popolare?», alla mano, una pizza al tavolo di Pane&Farina, ristorante senza pretese, senza la spocchia di tanti suoi colleghi. Fiorani, il peronista. Che sfrutta alla grande l’occasione del governatore quando il governatore disegna per il sistema del credito italiano scenari nazionali per evitare una colonizzazione straniera. Questa la mossa più abile. Il cattolico Fiorani che punta sul cattolico Fazio, che non lesina favori, pubblici (il salvataggio, per dirne uno, della banca Credieuronord, che vale la pace tra governatore e Lega) e privati (una figlia di Fazio che collabora con il giornale della Popolare, un figlio che fa uno stage all’estero), che è bravo nel compiacere il governatore e la moglie Cristina («Tu – le dice al telefono intercettato – sei il nostro aquilone, noi possiamo tirare i fili ma l’aquilone che deve volare alto sei tu»), che è deciso a tradurre in opere il Fazio-pensiero bloccando l’Opa olandese su Antonveneta con una contro Opa che lo esalta e lo immortala nell’intercettazione top dell’estate: «Tonino, sono commosso, con la pelle d’oca, ti ringrazio, ti ringrazio, Tonino, guarda, io ti darei un bacio, in questo momento, sulla fronte, se potessi, prenderei un aereo e verrei da te». L’idea della grande banca del Nord, Est e Ovest, Padova e Lodi uniti nella lotta (allo straniero), affascina, trascina, coinvolge. Poco importa se si scopre solo adesso – ma l’avevano già scoperto alcuni ispettori della Banca d’Italia messi poi a tacere – che il grande progetto anti invasione barbarica, tra tanto sventolare di vessilli tricolori, serviva anche a mascherare, con le nuove acquisizioni, un coefficiente patrimoniale insufficiente per la banca. Quisquilie, bazzecole per i «furbetti der quartierino». Dicevano, ricorda il vecchio banchiere, che Fazio è grande e Fiorani è il suo profeta: e adesso?