“StatoLiquido” Fini furioso: bravi, così ci puniranno

14/10/2005
    venerdì 14 ottobre 2005

    Pagina 2

    IL VICEPREMIER «DEI PAZZI, DEI FOLLI. E IN QUEL CLIMA DA CASERMA, POI… COSA CREDONO, CHE GLI ELETTORI NON CE LA FARANNO PAGARE?»

      Fini furioso: bravi, così ci puniranno

        colloquio
        Antonella Rampino

          ROMA
          «Dei pazzi, dei folli…E in quel clima da caserma, poi. Ma cosa credono, che gli elettori non ce la faranno pagare? Non lo sanno quante sono le donne che votano per noi, per la Casa delle Libertà? Bocciare le quote rosa non va nella direzione dell’interesse dei partiti, anche per questo ieri mi sono tanto arrabbiato». Il giorno dopo, Gianfranco Fini arrabbiato lo è ancora, barometro dell’umore fermo alla dichiarazione a caldo del giorno prima, impallinare le quote rosa «è stato un capolavoro di stupidità politica». Pausa tramezzino alla buvette in fine mattinata, nel giorno che dovrebbe essere per il centrodestra quello del trionfale varo del proporzionale. E invece, la sconfitta sulle quote rosa brucia ancora.

          Daniela Santanchè, onorevole finiana che era proprio sul fronte di quella battaglia, per dire, ieri era come sempre spumeggiante, ci teneva a farsi vedere in Transatlantico del solito buonumore. Fini no. Addenta aggressivo un croissant prosciutto e mozzarella, accetta di conversare con il (la) cronista, e la sua mimica facciale segue perfettamente l’indignazione: terreo di rabbia solo al ricordo per «quella follia», fremente di indignazione per «quel clima da caserma che poi abbiamo visto in azione in Transatlantico», francamente scandalizzato per il «maschilismo inaudito, un’autentica manifestazione al limite del razzismo». Reazione adeguata a un leader moderno, e per giunta da tempo aduso ad osservare costumi anche politici cosmopoliti. E capopartito freddo, alla «Capitan Findus», preoccupato della reazione nell’elettorato: «Le donne sono la maggioranza del Paese, le donne votano, e non saranno solo loro a punirci». Anche per questo ieri Fini ha poi preso d’imperio una contromisura non da poco, in un partito che alla Camera ha solo tre parlamentari in tacchi a spillo: Alleanza nazionale, ad ogni buon conto, applicherà comunque la regola dell’alternanza di una candidatura femminile ogni tre maschili, com’era proposto nell’emendamento della Cdl impallinato dal fuoco amico. E chissà cosa ne penseranno quelli come Teodoro Buontempo, che nel lontano 1994 si trovò alle prese con un bel problema: all’epoca, erano ancora in vigore le quote rosa al cinquanta per cento, nomi maschili e nomi femminili alternati, per i soli consigli comunali. Si trattava per l’appunto di comporre una di quelle liste. Notte fonda a Via della Scrofa, finché non ci si rese conto che mancava una donna, una sola, per far quadrare il cerchio. E siccome non si trovava, in fondo alla lista dei candidati si cacciò una anziana inquilina del palazzo, trovata per strada mentre portava il cane a far pipì.

            Certo, Alleanza nazionale la questione delle candidature femminili ce l’ha presente da tempo, ma dal 2002, anno della svoltina, quando Fini affrontò di petto la questione, di «quote rosa» non si parlava proprio, demandando il tutto a generiche assicurazioni di rappresentare le «qualità femminili» nelle candidature. Anche per questo, nel partito, non aveva fatto scalpore quell’impallinamento in Aula da parte di un paio di centinaia di franchi tiratori. Non così per Fini. Alla fine, non solo Ignazio La Russa dirà che la sconfitta è stata «dolorosa», sottolineando «per tutta la maggioranza» e rimarcando che, secondo lui, «franchi tiratori in An certo non ce ne son stati». Ma a Gianfranco Fini, appunto, resta ancora in bocca il gusto amaro dell’indignazione. «Certo, sono state giornate di grande tensione, per carità. Si son scaricati sulle quote rosa tutti i dissensi, tutte le dissonanze che c’erano nella coalizione». Certo. «Ma quel clima da caserma…». Un sorso di prosecco. Si potrà rimediare? «No, ormai è andata. E al Senato, come si sa, non c’è tempo, rischierebbe tutta la legge proporzionale». Il tramezzino è finito. Il gesto con cui il tovagliolino di carta finisce nel cestino non lascia spazio a dubbi su quale sia, ancora, l’umore di Gianfranco Fini.