“StatoLiquido” Federalismo: la riforma in 9 punti

21/10/2005
    venerdì 21 ottobre 2005

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    Federalismo
    La riforma in punti

    1 - SENATO FEDERALE
    I senatori saranno 252 (oggi sono 315), eletti in ciascuna Regione contestualmente all’elezione dei rispettivi consigli regionali. A questo numero si sommeranno i 42 delegati delle Regioni, che partecipano ai lavori del Senato federale senza diritto di voto: due rappresentanti per ogni regione più due per le Province autonome di Trento e Bolzano. Sarà eleggibile chi ha 25 anni (oggi la soglia è di 40 anni). Con la proroga dei Consigli regionali e delle province autonome sono prorogati anche i senatori in carica.

    2 - CAMERA DEI DEPUTATI
    La Camera sarà l’organo politico e sarà costituito da 518 deputati (oggi sono 630), di cui 18 eletti nelle circoscrizioni estere. In più, ci saranno anche i deputati a vita, nominati dal Capo dello Stato, e potranno essere al massimo tre. Di diritto gli ex Presidenti della Repubblica. L’età minima per essere eletti scende a 21 anni (adesso è 25). La Camera è eletta per cinque anni. Le Commissioni d’inchiesta istituite dalla Camera avranno gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria; la loro presidenza sarà assegnata all’opposizione.

    3 - CAPO DELLO STATO
    Il presidente della Repubblica non è più il rappresentante dell’unità nazionale, ma «rappresenta la Nazione ed è garante della Costituzione e dell’unità federale della Repubblica». Sarà eletto dall’Assemblea della Repubblica, presieduta dal Presidente della Camera dei deputati e composta da tutti i parlamentari, i governatori e i delegati regionali. Può diventare presidente della Repubblica chi ha compiuto 40 anni (non più 50 come oggi). Il Capo dello Stato è eletto a scrutinio segreto con la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea della Repubblica. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei componenti. Dopo il quinto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Il Capo dello Stato indice le elezioni della Camera e quelle dei senatori. Nomina i presidenti delle Autorità indipendenti, il presidente del Cnel e il vicepresidente del Csm nell’ambito dei componenti eletti dalle Camere.

    4 – CORTE COSTITUZIONALE
    Aumentano i giudici di nomina parlamentare nella Corte Costituzionale. La Consulta sarà composta da 15 giudici: quattro nominati dal Presidente della Repubblica, quattro dalle supreme magistrature ordinaria e amministrative; tre giudici sono nominati dalla Camera dei deputati e quattro dal Senato federale della Repubblica integrato dai Governatori. Attualmente la Costituzione prevede, invece, che dei 15 giudici un terzo è nominato dal presidente della Repubblica, un terzo dal Parlamento in seduta comune e un terzo dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative. È previsto che, concluso il mandato, nei successivi tre anni non si possano ricoprire incarichi di governo, cariche pubbliche elettive o di nomina governativa o svolgere funzioni in organi o enti pubblici individuati dalla legge.

    5 - CSM
    I componenti del Csm, oltre a quelli eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie (come già in Costituzione vigente), sono eletti per un sesto dalla Camera dei deputati e per un sesto dal Senato federale della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio. La Costituzione attualmente, invece, prevede che siano eletti per un terzo dal Parlamento in seduta comune. Il presidente della Repubblica nomina il vicepresidente del Csm nell’ambito dei componenti eletti dalle Camere.

    6 – PREMIERATO
    Nella nuova costituzione non c’è più il presidente del Consiglio, ma il Primo ministro. Avrà più poteri: nominerà e revocherà i ministri (adesso spetta al Capo dello Stato, su proposta del premier), determinerà (e non più «dirigerà») la politica generale del Governo e dirigerà l’attività dei ministri. Il Primo ministro non dovrà più ottenere la fiducia dalla Camera, ma dovrà soltanto illustrare il suo programma sul quale la Camera dei deputati esprimerà un voto. Inoltre, il Primo Ministro potrà porre la questione di fiducia, in caso di bocciatura il premier deve dimettersi.

    7 – DEVOLUTION
    Le Regioni avranno potestà legislativa esclusiva su alcune materie come assistenza e organizzazione sanitaria; organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche; definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; polizia amministrativa regionale e locale. Tornano, invece, (rispetto alla riforma del Titolo V varata nella scorsa legislatura dal centrosinistra) ad essere di competenza dello Stato la tutela della salute, le grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale, l’ordinamento della comunicazione, l’ordinamento delle professioni intellettuali, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionali dell’energia, l’ordinamento di Roma; la promozione internazionale del made in Italy.

    8 - ITER LEGISLATIVO
    La Camera esamina i disegni di legge riguardanti le materie che il nuovo articolo 117 affida alla legislazione esclusiva dello Stato. Dopo l’approvazione il Senato federale può proporre modifiche entro trenta giorni sulle quali sarà comunque la Camera a decidere in via definitiva. All’Assemblea di Palazzo Madama spetterà l’esame e la parola definitiva, invece, sui provvedimenti riguardanti le materie concorrenti. Le questioni di competenza tra le due Camere sono risolte dai Presidenti delle Camere o da un comitato paritetico, composto da quattro deputati e da quattro senatori, designati dai rispettivi presidenti. La decisione dei Presidenti o del comitato non è sindacabile in alcuna sede.

    9 - FEDERALISMO FISCALE
    Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di riforma costituzionale sarà assicurata l’attuazione del federalismo fiscale. Sono fissati dei limiti per cui in nessun caso l’attribuzione dell’autonomia impositiva alle Regioni, alle Province, alle città metropolitane e ai Comuni può determinare un incremento della pressione fiscale complessiva. Inoltre, viene inserito il concetto di sussidiarietà fiscale: in pratica il cittadino su alcune spese come ad esempio quelle di mantenimento dei figli, invece di pagare le tasse per richiedere poi il rimborso a livello regionale, può detrarle direttamente dalla dichiarazione dei redditi.