“StatoLiquido” Esposti al voto dei mercati (T.Boeri)

08/06/2005
    mercoledì 8 giugno 2005

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    ESPOSTI AL VOTO
    DEI MERCATI

    Tito Boeri

      E’ un’Europa indebolita dall’esito dei referendum francese e olandese quella che ha aperto ieri la procedura per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro Paese. Ma la sufficienza con cui questa decisione è stata accolta dal nostro governo è l’atteggiamento più sbagliato in questo momento. Perché proprio l’indebolimento del potere delle autorità soprannazionali europee ci espone al giudizio dei mercati.

        Per gli investitori non conta tanto la data di inizio dello sforamento (fin qui limitato) del vincolo del 3%, quanto la sostenibilità del debito pubblico, dunque il disavanzo al netto degli effetti del ciclo economico e delle misure una-tantum. E i dati per il 2005 sono tutt’altro che incoraggianti. Alla luce della chiusura del contratto del pubblico impiego, nel 2005 ci avviamo a superare il 4,5% di disavanzo strutturale, non attribuibile all’andamento dell’economia.

        Se poi dovessimo varare anche solo in parte la sostituzione dell’Irap (cosa utile per rilanciare la nostra economia) il disavanzo salirebbe al 6%. Per capire l’entità del peggioramento nei conti pubblici intervenuto negli ultimi anni basti pensare che nel 2000 senza una tantum e senza gli effetti del ciclo (allora positivo) il nostro disavanzo era inferiore al 2,5%. Negli ultimi anni si è inoltre ridotta per poco più di mezzo punto di Pil la spesa per interessi, un ulteriore dividendo di quell’euro oggi tanto vituperato. Dunque il peggioramento dei nostri conti pubblici è stato di circa due punti e mezzo di Pil nell’arco di cinque anni. Un record negativo.

        Ha ragione Siniscalco a rifiutare di varare manovre correttive di pura cosmesi dei nostri conti pubblici. Nuovi interventi una tantum non rasserenerebbero i mercati. Finirebbero solo per nascondere ai cittadini e ai gruppi di pressione, più che mai agguerriti prima di ogni scadenza elettorale, l’obiettiva gravità dello stato dei nostri conti pubblici. Ritardando l’assunzione di un atteggiamento più responsabile da parte di tutti. Ma rinunciare alle una tantum non deve significare procrastinare ulteriormente interventi volti a riguadagnare il controllo sui conti pubblici. Purtroppo il modo con cui si è chiuso il contratto dei pubblici dipendenti – cedendo su tutta la linea alle richieste sindacali -, il rifiuto di inasprimenti della tassazione delle rendite finanziarie e lo stesso continuare a lasciare aperta la possibilità di nuovi interventi sull’Irpef, fanno pensare che non ci sia l’intenzione di contenere il disavanzo. L’impressione è che prevalga la filosofia secondo cui, «se bisogna sforare, meglio farlo alla grande, non per qualche decimo di Pil». Speriamo sia solo un’impressione. Al governo il compito di mostrare che non è vero nell’unico modo possibile: nei fatti.