“StatoLiquido” E l’Unione già si attrezza per il dopo

12/10/2005
    mercoledì 12 ottobre 2005

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    LA STRATEGIA – PRODI AL SENATO IN UN’UNICA CIRCOSCRIZIONE? L’IDEA PIACE A FASSINO, MA BERTINOTTI E MASTELLA FRENANO

      E l’Unione già si attrezza per il dopo

        Antonella Rampino

          ROMA
          Prima arma segreta: Francesco Boccia, il deputato della Margherita capace di mettere alle corde anche Casini con le sue stringenti interpretazioni del regolamento parlamentare, abilissimo nell’inguattare i deputati dell’opposizione nei corridoi, per poi farli correre a votare quando quelli della Cdl decidono così di andarsi a rilassare alla buvette, mandandoli regolarmente sotto. Secondo trucco: mandarli in tilt votando sì all’emendamento per le quote rosa fifty-fifty, ovvero un candidato-donna da alternare a ogni candidato-uomo, proposta altamente invisa alla Cdl. Terzo, la minaccia di abbandonare ogni sede istituzionale, a cominciare dalle commissioni parlamentari: idea nata in una rapida riunione della Margherita, lanciata da Lusetti e Realacci, rilanciata da Chiti, avallata da Marina Sereni, e sotto sotto bocciata da tutti i leader, con l’ovvia obiezione che difficilmente la cosa sarebbe capace di terrorizzare il centrodestra, al punto tale da bloccare la riforma elettorale. Quarto, già previsto da tempo: offrire al Franco Tiratore, di cui s’è però proprio ieri constatata l’estinzione, emendamenti allettanti, del tipo entrata in vigore della legge elettorale proporzionale nel 2011.

          Infine, non si esclude l’ipotesi di inscenare proteste d’Aula, ma si vedrà se poi è d’accordo il (proporzionalista) Paolo Cento, vera macchina da guerra della contestazione, che tuttavia giusto ier sera se ne stava tranquillamente a colloquio con un amico di sempre, Pier Ferdinando Casini. «Io speriamo che me la cavo», ecco, questa sembra essere la strategia del centrosinistra per i prossimi giorni, contro la legge elettorale proporzionale. Una tattica parlamentare che certamente metterà alle corde la pazienza della maggioranza, e di chi presiede l’aula, ma che difficilmente riuscirà a sortire l’effetto politico di affossare la legge proporzionale. Guadagnare un’ora, un giorno, «arrivare fino a sabato, mentre loro vorrebbero chiudere giovedì», si ragionava negli uffici del gruppo diessino alla Camera. E questo perché, dopo aver annunciato in piazza e con diretta televisiva, che ci si sarebbe strenuamente battuti in Parlamento, il rischio è di perdere la faccia. Ieri, alla fine della estenuante giornata, nei ranghi dell’opposizione c’era la palpabile consapevolezza che non si è solo perduto il primo round, ma che la partita è chiusa. La Cdl ha fatto muro, solo 5 franchi tiratori alla prima votazione, e non tira aria che nei prossimi giorni ne possano spuntare di nuovi. A dire «questa legge non passerà», è rimasto il solo Mastella.

            Passa, passa, «certo che la legge elettorale passa, e così sarà pure anche per la devolution. I franchi tiratori, nei prossimi giorni? Mah. Qualche problema la Cdl l’avrà, semmai, sulla salva-Previti». Mani in tasca, giacca sciancrata come l’umore dell’Unione, ci vuole Pierluigi Bersani, e il suo sano realismo emiliano al limite del cinismo, per cogliere l’umore dell’Unione nella giornata in cui s’è visto, stavolta la Cdl fa sul serio. Sarà anche la prima volta, e proprio in scorcio di legislatura, ma è la volta più dura: «Il proporzionale è la devolution sono due ipoteche fortissime sulla prossima legislatura, sono studiate per renderci la vita futura precaria», dice ancora Bersani. E non è nemmeno vero che si dovrà aspettare gennaio per vedere la legge in vigore dopo il passaggio al Senato, dove peraltro proprio ieri s’è deciso di blindare il testo che arriverà dalla Camera, cioè di renderlo immodificabile accorciandone i tempi di approvazione: «No, siamo certi che in Senato il proporzionale arriverà prima, molto prima», già subito dopo il varo della devolution atteso a fine mese, scuoteva la testa abbastanza sconsolato Enrico Boselli.

              Il primo effetto della consapevolezza della situazione è stato poi l’immediato riaprirsi di una querelle tutta unionista: una volta passata la legge elettorale proporzionale, come e dove candidare il Professore? In queste ore si esclude l’ipotesi di una Lista Prodi, poiché essa dovrebbe passare per un’inevitabile scissione nella Margherita, un cataclisma politico che finirebbe per vedere il candidato premier, di fatto, sottrarre consensi alla Quercia. Ed ha invece ripreso vigore l’ipotesi di candidare Prodi come capolista in tutte le circoscrizioni al Senato. Lanciata da Pierluigi Castagnetti e fatta propria da Rutelli e Fassino, è un’ipotesi di percorribilità tecnica, ma non politica. Poiché scatenerebbe autentiche guerre nell’Unione, lo stesso Fassino ha ripiegato su una mediazione: candidare Prodi al Senato, ma in una sola circoscrizione. Ma anche questa possibilità avrebbe già ricevuto il «no» del Professore. Non solo: contrario è anche Bertinotti.

                E, come al solito, Mastella. «Ma scusate», faceva l’enfant terrible dell’Unione ieri sera sprofondato in un divanetto di Montecitorio, «io al Senato mi presento da solo, mica con l’Unione. Ho fatto due calcoli: prendo 10 senatori, chi me lo fa fare a candidarmi con la coalizione? A me, questa legge proporzionale va benissimo…». E meno male che ieri è stato cassato il mastelliano emendamento sulle preferenze, sennò magari i franchi tiratori ci sarebbero stati, e in massa. Ma nelle fila dell’Unione.