“StatoLiquido” «Dicano ciò che vogliono si vota col proporzionale»

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

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    LA RIFORMA ELETTORALE AI SUOI HA RIBADITO: ABBIAMO GIA’ FATTO LE CORREZIONI

      «Dicano ciò che vogliono
      si vota col proporzionale»

        Il premier teme il pressing del centrosinistra sul Colle

          retroscena
          AUGUSTO MINZOLINI

            ROMA
            La fotografia della situazione, Silvio Berlusconi la offre agli esponenti di Forza Italia che fanno parte del cosiddetto «motore azzurro». Alle 16 del pomeriggio, nella sala riunioni ultra-moderna di quella che è la sede del comitato elettorale del partito all’Eur, il premier confida le sue impressioni su quello che potrebbe essere il «pomo» della discordia con il Quirinale, cioè la legge elettorale. «Dobbiamo avere le antenne alzate – ha spiegato il Cavaliere -. Non so se l’editoriale dell’altro giorno di Zagrebelsky è stato suggerito da qualcuno o se si tratta solo di una pressione. Io so soltanto che abbiamo accettato le osservazioni che ci sono arrivate dal Quirinale, ci siamo confrontati e le abbiamo accolte. Se ne verranno altre, vedremo. Ma una cosa è certa: questa è la legge elettorale con cui si voterà».

            Un discorso chiaro e netto. Il premier, infatti, non sa ancora se dietro le scaramucce di queste ore con il Quirinale ci sia l’introduzione del proporzionale o se, invece, questa strana guerriglia riguardi altri due provvedimenti che sono all’orizzonte, cioè legge Cirielli e par condicio. Ma proprio per questo mette le mani avanti e dice apertamente che è sua ferma intenzione far svolgere le elezioni della prossima primavera con il nuovo sistema. Costi quello che costi.

            Ecco perché è anche molto attento a quello che gli accade intorno. Finora dal Quirinale – almeno direttamente – non sono venuti degli «altolà». Anzi, la presidenza della Camera che è in contatto ovviamente con la carica più alta dello Stato assicura che non ce ne saranno. Ma al premier e ai suoi consiglieri non sfugge tutto il can can che il centrosinistra, capitanato dallo stesso Romano Prodi, ha messo in piedi sul provvedimento. Bordate su bordate che hanno sì come bersagli il governo e la maggioranza, ma che in realtà – secondo il presidente del Consiglio – puntano soprattutto a premere e a condizionare Ciampi. In più, ci sono i soliti consiglieri del Presidente (il partito avverso a Berlusconi) che affidano ai giornali questo o quel supposto dubbio del Quirinale, mentre gli altri consiglieri, quelli del partito favorevole al Cavaliere, sdrammatizzano.

            In questa confusione è evidente che il centrodestra vuole premunirsi. Uno degli autori della legge, Mario Valducci, ieri ha esaminato anche lo scenario peggiore per Berlusconi ipotizzando le possibili contro-mosse: «Visto che abbiamo accolto le osservazioni che ci erano arrivate dal Quirinale, mi sembrerebbe davvero strano che il capo dello Stato desse parere negativo sulla legge. Un giudizio del genere, vorrebbe dire che al Quirinale non gli interessano altre modifiche, ma che non vuole far passare la legge punto e basta. Per questo non non dovremmo perdere tempo: a quel punto noi potremmo riapprovarla in tutte e due le Camere in modo da votare in ogni caso con la nuova legge. E magari, a quel punto, se si rendesse necessario dal punto di vista dei tempi, potremmo indire le elezioni per maggio, invece, che per aprile».

            Insomma, l’idea del premier – ma anche dell’intero centrodestra – è quella di introdurre il proporzionale in ogni caso. Tant’è che la macchina elettorale della maggioranza è tutta proiettata – e organizzata – sul nuovo sistema. Ieri il Cavaliere l’ha addirittura calibrata sulla nuova strategia elettorale della Casa della libertà, quella delle tre punte, cioè dei tre candidati a palazzo Chigi (Berlusconi, Fini e Casini). «Dato che ci sono altri due candidati che si sono fatti avanti – è l’incitazione che il premier ha fatto ai suoi – il motore azzurro che doveva lavorare per tutta la coalizione, ora si concentrerà solo su Forza Italia. Noi dobbiamo puntare a raggiungere la percentuale del 33%. E io sono pronto a fare la mia parte fino in fondo. Ad esempio, ho intenzione di partecipare in prima persona ai dibattiti elettorali che si svolgeranno anche sulle tv locali».

              Lo stesso vale per la riforma della «par condicio». Ieri il premier ha ammesso di nuovo che ci sono delle «perplessità» da parte degli alleati, ma ha di nuovo confermato ai suoi che vuole insistere: «E’ una legge che considero iniqua, quindi qualcosa va fatto, anche perché la nuova legge elettorale lo richiede». Dato che gli alleati, e in particolar modo l’Udc, non vogliono una riforma che favorisca il premier e Forza Italia – non fosse altro perché le politiche si sono trasformate in primarie all’interno del centrodestra – Berlusconi sta accarezzando l’ipotesi di una nuova formula: una «par condicio» di programma di coalizione. La proposta sarebbe quella di introdurre l’utilizzo di «spot» mirati per illustrare agli elettori i programmi delle due coalizioni. L’obiettivo del premier, neppure tanto nascosto, è quello di mettere in luce le contraddizioni del programma del centrosinistra. Un programma che, non sarà un caso, non conosce ancora nessuno.