“StatoLiquido” Destra e sinistra calcolano chi ci guadagna

30/09/2005
    venerdì 30 settembre 2005

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      I PARTITI STANNO CERCANDO DI VERIFICARE GLI EFFETTI DELLA RIFORMA

        E ora destra e sinistra
        calcolano chi ci guadagna

          retroscena
          FABIO MARTINI

            ROMA
            Nel centro del Transatlantico si complimentano tutti con lui, onorevoli amici, onorevoli nemici e cronisti. Tutti intuiscono che se la riforma elettorale alla fine si dovesse fare, una parte del merito andrebbe anche alle strattonate di quel signore in mezzo al crocchio, l’udc Bruno Tabacci. E lui, quando i “clienti” se ne vanno, confida compiaciuto: «In queste ore sta cambiando tutto, molti colleghi incerti si stanno convincendo, la riforma può davvero passare e a quel punto si realizza una rivoluzione. La novità più grossa è che un domani io e gli altri 630 deputati siamo eletti nelle liste di partito. Ed è ai partiti che anzitutto dovremo rispondere, non alla coalizione…». Giovedì 29 settembre resterà il giorno nel quale capi e peones di tutti i partiti, quasi in un batter d’occhio, hanno realizzato che l’ennesima bozza di riforma elettorale non è la solita chimera e dunque fra 150 giorni le regole per entrare in Parlamento potrebbero essere radicalmente diverse dalle attuali. Ed è partita una corsa febbrile per capire costi e convenienze. Per i singoli onorevoli. Per i singoli partiti. Per Silvio Berlusconi. E per Romano Prodi.

              Fino a 48 ore fa, su entrambe le sponde, prevaleva la pigrizia del “tanto non se ne fa niente”. A svegliare i capi dell’opposizione ha provveduto il presidente dei deputati ds Luciano Violante che, nel corso del vertice pomeridiano dell’Unione con Prodi, ha detto: «Guardate che se nelle prime due votazioni segrete non vanno sotto, la situazione si fa molto difficile». Ed è partito il calcolo dei costi e dei benefici: chi ci guadagna e chi ci perde col “Toscanellum”, il sistema elettorale che riecheggia quello adottato nella regione Toscana? Chi appare sulla difensiva è Romano Prodi. «L’opposizione grida all’inganno, ma con questa riforma chi ha più voti, vince – dice Francesco D’Onofrio, presidente dei senatori udc – Il vero inganno svelato da questa legge è che Prodi non ha un partito, è senza padre e senza madre. Tutti i partiti del centrodestra e del centrosinistra hanno un leader, ma il potenziale capo dell’opposizione non ha un partito». E al momento, come riconoscono i prodiani, sono impraticabili tutte e tre le ipotesi sulla carta, il Professore capolista della Marhgerita, dei Ds o di una Lista Prodi.

                Ma il “Toscanellum” conviene davvero a Silvio Berlusconi? Enzo Carra, uno che da portavoce di Arnaldo Forlani ha vissuto la Prima Repubblica in prima linea, annuisce: «Questo sistema, incardinato sulle liste di partito, restituisce a Berlusconi la leadership, mentre Forza Italia che era un partito in agonia – col Cavaliere capolista in tutta Italia – è destinata a riprendere quota». Forza Italia ci guadagnerebbe e gli altri partiti del centrodestra? Gianfranco Fini, due sere fa, ha spiegato ai suoi che, mentre con l’attuale legge elettorale An rischia di perdere alcune decine di onorevoli, col sistema proporzionale «una novantina di noi torneranno alla Camera». Un risultato confortante per la destra che oggi può contare su 93 deputati. E l’Udc? Nel 2001 i centristi (allora Biancofiore) si fermarono al 3,2% ma conquistarono (anche grazie alla benevolenza di Berlusconi) un numero di deputati (40) che in percentuale (6,3%) rappresenta il doppio della percentuale dei voti ottenuti al proporzionale. Sostiene il costituzionalista ulivista Stefano Ceccanti: «Tutti i partiti del centrodestra hanno da guadagnare dalla riforma e tutti i partiti di centrosinistra hanno da perdere. Per un motivo semplice: sondaggi e proiezioni in possesso dei due poli attribuiscono oggi all’Unione circa 380 seggi, mentre con la riforma la quota massima per la maggioranza sarebbe di circa 340. In sostanza, col proporzionale il centrodestra conterrebbe le perdite, ottenendo una quarantina di seggi in più».

                  E a sinistra? Nel 2001 i Ds hanno ottenuto al proporzionale il 16,6%, ma i deputati della Quercia entrati a Montecitorio col sistema maggioritario sono stati 137, pari al 21,7%. Ma nel vertice dell’Unione Piero Fassino non ha fatto calcoli di parte nell’osteggiare una riforma che ha definito «truffaldina». E così, allo spirare di una giornata nella quale la riforma è parsa più vicina, da diverse sponde molti sono arrivati alla stessa conclusione: la nuova legge elettorale – per il ruolo predominante dei partiti, per l’allentato vincolo di coalizione – potrebbe realizzare una vera rivoluzione nel sistema. Per dirla con uno studioso della politica, in politica da più di 10 anni come Domenico Fisichella «saremmo davanti ad un mutamento davvero significativo di sistema», «la previsione di un premio di maggioranza si accampagnerebbe ad un rafforzamento del criterio di designazione partitica dei candidati. Più che una Terza Repubblica rischia di riaprirsi una transizione che si stava cercando di concludere». Ma il verde Marco Boato obietta: «Andiamoci piano con i calcoli sulle convenienze: la storia dimostra che quando si cambia la legge elettorale cambia il comportamento dei partiti ma anche quello degli elettori. Che in 11 anni si sono affezionati al maggioritario, bocciando tutte le ipotesi centriste, da Martinazzoli ad Andreotti».