“StatoLiquido” Con i tagli a Irap e tasse il conto dovrà salire ancora

30/06/2005
    giovedì 30 giugno 2005

    FINANZA PUBBLICA E PROMESSE

      Ma con i tagli a Irap e tasse
      il conto dovrà salire ancora

        Senza poter ricorrere alle «una tantum» l’impegno sarà gravoso
        E se ripartono gli investimenti serviranno, al lordo, 18 miliardi

          analisi
          Stefano Lepri


            ROMA
            NON 10 miliardi di euro, ma 11,4: facendo due moltiplicazioni semplici, è questa la manovra 2006. Siccome dovrà essere una riduzione «strutturale», al netto delle una tantum, tipo anticipi di imposta, cartolarizzazioni, trasferimenti contabili di beni pubblici da un intestatario all’altro, e disparate, sanatorie, non è nemmeno tanto poco quello 0,8% del prodotto lordo. Inoltre, il taglio al deficit reso necessario dal sentiero di rientro tracciato dalla Commissione europea non comprende gli sgravi fiscali nuovi, Irap eccetera, che il governo intende concedere, né l’aumento promesso degli investimenti pubblici, da coprire a parte.

              Al lordo, dunque, occorre trovare risorse per 15 miliardi di euro abbondanti se ci si limita ai 4 miliardi previsti di taglio Irap; a 17 se si vogliono includere 1,5-2 miliardi di maggiori investimenti; a 18 miliardi e più con ulteriori sgravi fiscali Irap per piccole imprese, «cuneo fiscale», eccetera) di cui pure si discute all’interno della coalizione. Sono cifre più alte di quelle che giravano nei giorni scorsi. Gli undici miliardi abbondanti di correzione netta chiesti dal commissario agli Affari monetari Joaquìn Almunia ieri vanno confrontati ai 6 netti (13 miliardi con gli sgravi Irap e il resto) smentiti dal ministero dell’Economia domenica e ai 7-8 di altre voci successive.
              Ma basteranno, quegli 11 miliardi, a compiere in concreto nel 2006 metà del percorso che dovrà far tornare nel 2007 le finanze pubbliche italiane entro la norma del 3% di deficit fissata dal Trattato di Maastricht? Secondo Riccardo Faini, professore all’Università di Roma 2 ed ex direttore dell’analisi economica al ministero del Tesoro, «può esservi da parte della Commissione europea una sottovalutazione del deficit tendenziale del 2006, che rischia di aggirarsi sul 5% del prodotto lordo». Una correzione dello 0,8% potrebbe non essere sufficiente a scendere sotto il 4%.
              Sono essenziali i tempi; e quelli delle istituzioni europee sono abbastanza lunghi. La congruità delle misure prese dal governo italiano sarà presumibilmente valutata dalla Commissione europea in novembre, quando la legge finanziaria 2006 sarà ancora in discussione alle Camere, e soggetta ad ulteriori modifiche; l’efficacia di molte delle misure previste sarà opinabile, dividerà i tecnici. Il consuntivo della finanza pubblica nel 2005 sarà stilato dall’Istat, come d’uso, entro febbraio, e potrà essere esaminato a Bruxelles in marzo. Insomma è difficile che si giunga a confronti significativi prima delle elezioni politiche di primavera.
              Nel Dpef, il documento programmatico pronto nei prossimi giorni, il ministro dell’economia illustrerà solo le grandi linee della legge finanziaria: come manovra, gli ingredienti sicuri sono dal lato delle uscite il contenimento delle spese correnti e dal lato delle entrate il recupero di base imponibile dal sommerso e dall’evasione fiscale. Incrementi di imposte vengono per ora esclusi. La regola del tetto di incremento al 2% per le spese dovrebbe essere rinnovata, con disposizioni che la rendano più stringente perché da voci interne al ministero pare che nel 2005 non stia funzionando appieno (doveva far risparmiare circa 5,5 miliardi di euro, di cui 2 da spese di investimento).
              «Nell’esperienza storica – sostiene da parte sua Faini – non è mai risultati difficile mettere sulla carta tagli alle spese per cifre molto ampie; la questione è se poi si realizzano. Da sola la regola del 2%, con tutte le esenzioni con cui è stata applicata, non è sufficiente; forse occorrerebbe l’1%». Al momento parrebbe che di tagli alle spese i tecnici del ministero ne abbiano messi in lista per 3,5-4 miliardi di euro; diverse voci nella coalizione di governo sostengono che è possibile fare molto di più, l’obiettivo è di arrivare almeno a 5 miliardi.
              Non è chiaro poi quali delle misure per il recupero dell’evasione – la cifra che circola è di 2,5-3 miliardi di euro – quasi sempre di effetto aleatorio, possano essere ritenute «strutturali» dalla Commissione europea. Un recupero di evasione in teoria dovrebbe far salire la pressione fiscale complessiva, sia pur senza gravare sui contribuenti onesti; però ieri Siniscalco ha rinnovato la promessa di «meno tasse» nel senso di pressione fiscale complessiva. Secondo i più recenti dati dell’Istat, il calo della pressione fiscale attribuibile ai governi dell’attuale legislatura è finora di mezzo punto, dal 42,2% del 2001 al 41,7% del 2004; secondo le originarie previsioni del governo, dovrebbe scendere al 40,8% (altri 0,9 punti) nel 2005.