“StatoLiquido” Con Casini o Follini?

05/10/2005
    mercoledì 5 ottobre 2005

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      RADIOGRAFIA – TRA VELENI E CONTROVELENI, GLI EX DEMOCRISTIANI SI SONO DIVISI TRA I DUE LEADER NEL BRACCIO DI FERRO SU PREMIERSHIP E RIFORMA PROPORZIONALE

        Con Casini o Follini? Il piccolo centro
        adesso rischia di andare alla conta

          analisi
          AMEDEO LA MATTINA

            ROMA
            In questo momento l’Udc è una pentola in ebollizione dove convivono un «leader caldo», Pier Ferdinando Casini, e un «leader freddo», Marco Follini. Gli uomini più vicini al presidente della Camera preferiscono parlare di un «leader vero» nel quale si riconosce praticamente tutto il partito, e di un «intellettuale che fa analisi belle e rotonde, ma troppo orgoglioso e litigioso». Gli uomini più vicini al segretario dell’Udc invece sottolineano «l’interesse personale perseguito dal primo e la coerenza politica del secondo». Macché, «tutto il problema è trovare a Marco una collocazione», è il commento acido dei casiniani. Che spiegano così gli atteggiamenti critici di Follini: «Mentre Pier, accanto a Berlusconi e Fini, un futuro ce l’ha, Marco no. E quando Pier smetterà di fare il presidente della Camera, si riprenderà il partito…».

              Veleni e controveleni distillati in «camera caritatis», con la promessa dell’assoluto anonimato, che la dicono lunga sul clima che sta montando tra i centristi da quando l’accordo sulla legge elettorale è passato sopra la testa di Follini e il tema della leadership di Berlusconi non è più in cima ai pensieri dell’inquilino di Montecitorio. Da quando, l’ultima volta che si sono sentiti, Casini ha detto a Follini: «Pensavamo di ammazzare Berlusconi, ma lui è più forte. Se continuiamo su questa strada è lui che ammazza noi». Ma Follini non demorde. Continua a dire che Berlusconi non è il candidato giusto per la Cdl, che la legge elettorale va fatta con la collaborazione dell’opposizione («è stato lo stesso Casini a dirlo il 17 settembre a Glasgow»), ricorda la linea di autonomia uscita dal congresso di luglio. E avverte che se il partito ha cambiato idea, è pronto a dimettersi. Un passaggio cruciale sul futuro della segretaria di Follini è la direzione di lunedì prossimo, proprio alla vigilia del voto sulla proporzionale. E in occasione di questa direzione, i pasdaran della terza carica dello Stato vorrebbero chiudere l’esperienza di questa segretaria.

              Ma lo stesso Casini ha frenato gli impeti: «Voi capite bene che ricopro una carica istituzionale e che mi attendono dei passaggi delicatissimi. Quindi del partito non mi posso e non mi voglio occupare. Ci sono molti modi per portare avanti la nostra linea politica. Voi – ha detto a chi si è rivolto a lui per avere lumi sull’atteggiamento da tenere nei confronti di Follini – siete adulti e dovete essere in grado di camminare con le vostre gambe. Comunque, arrivare ad una conta farebbe male all’Udc».

                Già, la conta: ma di quante truppe dispongono i due ex «fratelli scudocrociati»? Non è facile tirare una linea retta tra i folliniani e casiniani, perché in questo partito il «movimentismo» è di casa. Sicuramente Casini può contare su una vasta maggioranza. Per esempio, su 34 deputati 21 sono schierati come un sol uomo con il presidente della Camera; su 30 senatori solo 9 sono dalla parte di Follini. I capigruppo sono divisi: Francesco D’Onofrio, da sempre filoberlusconiano, è con «Pier»; Luca Volontè tendenzialmente è con «Marco». I ministri (Mario Baccini, Carlo Giovanardi e Rocco Buttiglione) non hanno dubbi sul fatto che bisogna tenere ferma la barra dell’unità dentro la Cdl.

                  Discorso diverso per i due vicesegretari. Totò Cuffaro, che è anche l’unico presidente di Regione dell’Udc, è sempre stato dell’opinione che non bisogna creare problemi a Berlusconi, che la creazione del partito unico del centrodestra è la cosa migliore da fare. E che non serve fare le primarie, «perché un leader ce l’abbiamo già». Ed è il Cavaliere. L’altro vicesegretario, Mario Tassone, è «tormentato»: per un verso è vicino a Follini perché si rende conto che la linea del segretario è l’unica che rende forte l’Udc, ma il suo «realismo di coalizione» lo spinge verso Casini: «Per il bene di tutti – dice Tassone – è necessario che i due facciano pace».
                  Tra i siciliani, dove i voti l’Udc ce li ha, Filippo Drago è con Follini, Giuseppe Drago con Casini. Pippo Gianni e Silvio Liotta con il primo, mentre il sottosegretario Giampiero D’Alia con il secondo. Gli altri sottosegretari, Teresio Delfino e Michele Vietti, sono sulla linea del presidente della Camera.

                    Ovviamente tutti negano di essere schierati da una parte o dall’altra. Compreso l’eurodeputato Bonsignore che si definisce di «rito andreottiano». Ma il senatore a vita non fa parte dell’Udc. E sulla questione delle preferenze da introdurre nella legge elettorale, la pensa come Follini. Ad Andreotti, poi, Berlusconi non è mai piaciuto.