“StatoLiquido” Bombassei: «Avremmo bisogno di qualcuno che governi»

16/06/2005
    giovedì 16 giugno 2005

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      IL VICEPRESIDENTE DI VIA DELL’ASTRONOMIA: DOPO TANTE PROMESSE IL NULLA

        «Non c’è nessuna attenzione per il Paese»

          Bombassei: «Avremmo bisogno di qualcuno che governi»

            ROMA
            PURTROPPO, niente di nuovo: «Il governo Berlusconi ancora una volta non si è presentato a un appuntamento importante, da lui stesso fissato; ribadisce così di non avere alcuna attenzione per l’economia italiana, oggi in recessione, e per il suo possibile sviluppo» osserva «con molto sconforto» il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei ventiquattro ore dopo il rinvio dell’annunciata riduzione dell’Irap.

              Dottor Bombassei, imprese deluse dunque?

                «L’economia continua a soffrire. Si ignora la perdita di competitività dovuta anche al carico fiscale sulle imprese, attestato a un livello senza pari in Europa. Vogliamo continuare a favorire i nostri concorrenti?».

                  Temeva questo risultato?

                    «A marzo, al convegno della Confindustria a Bari, abbiamo ascoltato l’impegno del premier Berlusconi di tagliare l’Irap. Due settimane fa, al convegno dei giovani imprenditori di Santa Margherita il ministro dell’economia Siniscalco ha riconosciuto gli errori del passato e ha garantito la volontà di rimettere l’impresa al centro dell’agenda politica. Dopo queste dichiarazioni non si fa nulla, come se non fossimo in recessione. L’impegno di cominciare a tagliare subito l’Irap era stato ripetutamente dichiarato dal governo».

                      E’ quindi inaccettabile il rinvio?

                        «Le ripeto: è inaccettabile non avere attenzione per lo sviluppo. Rimandando le decisioni per l’Irap, si lasciano gli stessi pesi sulle imprese. La riduzione di questa imposta non rappresentava certo la soluzione di tutti i problemi, ma un segnale forte di attenzione per il rilancio della competitività».

                          Non limita quindi le sue riflessioni solo all’Irap?

                            «Gli imprenditori non condividono la politica dei rinvii, non solo per l’Irap. Il presidente della Repubblica, il governatore della Banca d’Italia, l’Unione europea e le istituzioni internazionali sollecitano invano iniziative adeguate. Chi ha fatto nuovamente ricorso alla pratica del rinvio si è assunto una grave responsabilità politica».

                              E così…

                                «Così la situazione peggiora ulteriormente. Si aggravano i problemi delle imprese. Quello che abbiamo visto in queste ore è davvero molto molto brutto».

                                  Cosa è accaduto?

                                    «E’ accaduto che sono state rinviate decisioni che apparivano quasi prese. Prima ancora, nel corso dell’incontro fra il governo e le parti sociali, il governo ha reso nota la possibilità di annullare la deducibilità fiscale degli ammortamenti effettuati dalle imprese. Un’ipotesi impraticabile».

                                      Impraticabile?

                                        «Non è pensabile immaginare con una mano la riduzione dell’Irap (poi accantonata) e con l’altra la cancellazione della deducibilità degli ammortamenti, effettuati da chi ha investito. Una misura del genere pertanto penalizzerebbe gli investimenti, mentre occorre stimolarli».

                                          Non è positivo aver cominciato a discutere?

                                            «Il Paese ha bisogno di un governo che governi. E di decisioni essenziali, come il taglio dell’Irap, ma non solo. La concertazione, inutile ripeterlo, è un bene fondamentale, ma è singolare che il governo convochi le parti sociali per parlare di questioni fiscali. Queste dovrebbero essere di sua esclusiva competenza. Il governo deve assumersi le sue responsabilità. Non a caso la Costituzione esclude la materia fiscale dalle materie soggette a referendum».

                                              Si rammarica per le valutazioni favorevoli date al decreto per la competitività?

                                                «La Confindustria ha sempre definito quel decreto un primo passo. Sapeva che il provvedimento è modesto, ma attendeva le più sostanziose decisioni successive. Presentandosi in Parlamento, Berlusconi ha messo le imprese al centro del programma. Poi il ministro Maroni si è impegnato a ridurre il cuneo fiscale. Abbiamo dato un’apertura di credito, dimostrando di non avere preconcetti».

                                                  Mentre ora?

                                                    «Ora constatiamo, con grande disappunto, che la competitività del sistema industriale non è una priorità del governo che non prende decisioni contraddicendo se stesso».

                                                      Riconosce comunque i problemi di bilancio?

                                                        «Nell’ultimo anno non abbiamo mai trascurato di porre l’esigenza di tenere sotto controllo i conti pubblici. I soldi sono stati trovati per ridurre l’Irpef (e non se ne è accorto nessuno), come per il contratto del pubblico impiego. E per il bilancio pubblico i timori non mancano».

                                                          Quali timori?

                                                            «C’è il pericolo che la prossima legge finanziaria sia una finanziaria elettorale tutta tesa alla ricerca del consenso, non a sostenere l’economia per migliorare le condizioni delle imprese e dei lavoratori. I comportamenti di oggi del governo non promettono nulla di buono».

                                                              E’ pessimista?

                                                                «Il rinvio delle decisioni dà la triste sensazione che il governo non abbia a cuore la competitività e lo sviluppo del Paese. E’ l’aspetto più grave di questa brutta storia».