“StatoLiquido” Berlusconi invita tutti alla calma

28/07/2005
    giovedì 28 luglio 2005

    IMBARAZZI E CALCOLI POLITICI NELL’ESECUTIVO DOPO IL TERREMOTO CHE HA SCOSSO VIA NAZIONALE

      Berlusconi invita tutti alla calma
      «Non facciamo regali alla sinistra»

        Il premier ferma Siniscalco che avrebbe voluto convocare subito il Cicr
        Tremonti tira in ballo la credibilità e suggerisce un cambio della guardia

        retroscena
        Augusto Minzolini

          ROMA
          LUI, Antonio Fazio, il bersaglio del momento, riceve ora dopo ora nel suo studio di palazzo Koch gli amici di cui si fida, quelli dei tempi difficili come nei giorni dello scandalo Parmalat. Prima l’ex-capo dello Stato Francesco Cossiga, poi il senatore Luigi Grillo e tanti altri ancora. Quelli che invece non possono raggiungerlo sono attenti a fargli telefonate di solidarietà. Malgrado sia stata proprio una telefonata, quella con il presidente della Bpi Giuseppe Fiorani, a metterlo nei guai, il «cellulare» o il «fisso» del Governatore squillano in continuazione. Il più presente, al solito, è il ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno. Già, gli amici, nelle istituzioni e nella politica, non gli mancano e quando il Governatore finisce in mezzo ad una tempesta si trasformano automaticamente in un «partito» in suo favore. Per questo il personaggio appare sicuro di sè: «Dimettermi? Non ci penso proprio – ripete -. E perchè, poi? Io ho sempre tenuto un comportamento corretto. Nè qualcuno mi ha chiesto di lasciare il mio posto. Anche da Palazzo Chigi mi sono arrivate telefonate di solidarietà».

            Una di quelle telefonate è partita dallo studio del sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta. Questo non significa che l’intero condominio di Palazzo Chigi sia d’accordo. Anzi. L’ amministratore, Silvio Berlusconi, ha avuto a che fare per tutta la giornata di ieri con i giudizi diversi che gli inquilini del palazzo hanno maturato sul nuovo «caso Fazio». Il premier è stato tirato per la giacca da una parte e dall’altra da avversari ed estimatori del Governatore. Naturalmente il Cavaliere non si è sbilanciato e ha assunto la posizione che predilige, quella di restare in mezzo. Prima ha richiamato alla calma il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, che voleva convocare subito il Governatore al Comitato per il Credito e il Risparmio (Cicr) per chiedergli spiegazioni. Quindi il premier ha tenuto testa ad uno dei suoi «vice», Giulio Tremonti, che all’epoca in cui occupava la scrivania di Quintino Sella ha sempre nutrito una spiccata antipatia per il padrone di casa di Palazzo Koch. «È un problema grosso – ha esordito Tremonti -. La credibilità internazionale di Bankitalia sta precipitando verso lo zero. Dobbiamo fare una scelta: o prendiamo le distanze; oppure stiamo fermi, ma rischiamo di perdere la faccia anche noi. Io sono del parere che il governo debba assumere un’iniziativa politica il prima possibile». Un’implicita richiesta di «dimissioni» che Berlusconi, nei panni dell’avvocato del diavolo, ha lasciato cadere rifugiandosi nel suo tradizionale «pragmatismo»: «Calma e gesso. Non dobbiamo prendere iniziative perchè non voglio fare un regalo a nessuno».

              Il «regalo» che il Cavaliere vuole evitare è quello che ha fatto capolino in un colloquio con un altro inquilino di Palazzo Chigi, il ministro per le politiche comunitarie, Giorgio La Malfa. Quest’ultimo, dopo aver sparato contro il Governatore sullo scandalo Parmalat, da qualche mese è finito nel ristretto club di personaggi che hanno un posto fisso nelle colazioni della foresteria di Palazzo Koch. Con la Malfa, proprio per restare nel mezzo, il Cavaliere si è mostrato più «freddo» verso Fazio: «Caro Giorgio – è stata la sua premessa – io a Fazio voglio bene ma in questa occasione è difficile difenderlo». Di fronte a quelle parole il ministro si è gettato in un’appassionata difesa del Governatore e in un durissimo j’accuse nei confronti dei suoi avversari. «Se ne chiedessimo le dimissioni – ha spiegato – ci dimostreremmo dei pazzi. È l’unico alleato che abbiamo in questo momento. L’altro giorno ha detto che nella nostra economia ci sono segnali di ripresa. Che cosa facciamo, lo mandiamo via, eppoi ci ritroviamo Governatore un amico del centro-sinistra come Padoa Schioppa e consegnamo Bankitalia a gente come Fabrizio Barca? Solo gli stupidi possono chiedere le dimissioni di Fazio. Mi dicono che Tremonti è di questo parere ma lui ha altri amici. Mesi fa lo hanno visto entrare a palazzo Minghetti, sede di Capitalia, per andare a trovare Geronzi. Gli ho chiesto: “Cosa ci sei andato a fare?”. Lui mi ha risposto: “Ci sono andato solo nel ruolo di avvocato”. È evidente che un dipendente di Geronzi in questo momento non può difendere Fazio. Insomma, far fuori Fazio e lasciare Bankitalia in mano alla sinistra è un’operazione che possono fare solo i cretini o i venduti».

                Appunto, quando la posta in gioco è alta il gioco si allarga. E l’«affaire» Fazio diventa un grande partita di potere dove sono ammessi anche i colpi proibiti. Il leghista Maroni difende Fazio? Ebbene, a stretto giro di posta, Francesco Rutelli manda in campo un deputato della Margherita, Andrea Annunziata, per accostare il ministro del Welfare al finanziere Stefano Ricucci e ricordare come Credieuronord, la cosidetta Banca della Lega, sia stata salvata da Fiorani. Ed ancora, il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, parla di «veleni» contro il governatore, mentre il suo «vice», Fabrizio Cicchitto, è sicuro che l’intervento della magistratura nelle operazioni di mercato sull’Antonveneta sia «guidato»: «Il mercato a quanto pare non conta. L’Unipol è riuscita nelle sue operazioni solo per le protezioni politiche di cui gode». In sintesi: scendono in campo per difendere Fazio. Ovviamente, in partite così complesse gli schieramenti sono trasversali. Se Bertinotti spara sui giudici, i vertici ds chiedono le dimissioni del governatore. Se il forzista Guido Crosetto vede nell’attacco contro Fazio una matrice politica, il responsabile economico di Fi, Casero, amico di Tremonti non ha dubbi: «Se fossi nei panni di Fazio, per continuare a guardarmi allo specchio mi dimetterei. La telefonata a mezzanotte, il bacio…è una questione di stile. Poi certo c’è anche chi ne approfitta. Il regista della campagna contro di lui è il suo ex-amico Geronzi che non perdona a Fazio l’affronto di avergli preferito il fidanzato della figlia, appunto, Fiorani». E Berlusconi? Il Cavaliere seguirà le regole di una partita di potere per cui alla fine farà quello che gli conviene: terrà Fazio al suo posto non fosse altro perchè Prodi ne chiede le dimissioni.