“StatoLiquido” B.Tabacci: se Berlusconi rinuncia nasce il partito di Casini e Rutelli

10/06/2005
    venerdì 10 giugno 2005

    pagina 10

    IL «SOGNO» DI UNA RIFORMA ELETTORALE PER SCONFIGGERE IL BIPOLARISMO
    Tabacci: se Berlusconi rinuncia
    nasce il partito di Casini e Rutelli
    A 24 ore dal sorprendente incontro con il leader della Margherita l’esponente
    dell’Udc illustra il «progetto di centro alternativo» che sta prendendo forma

      intervista
      Fabio Martini

        ROMA
        L’ALTRO giorno Bruno Tabacci è arrivato alla sede della Margherita, ha detto al portiere «ho un appuntamento con l’onorevole Rutelli», gli hanno dato il cartellino degli ospiti, è salito al secondo piano, ha chiesto dove dovesse andare, dopo cinque minuti di anticamera è entrato. E ora dice: «Un incontro molto interessante…». Preparato e consumato alla luce del sole, quasi a voler dire: che c’è di male a discutere tra simili di diversi schieramenti? Eppure, 24 ore dopo quel sorprendente vis-à-vis con il presidente della Margherita, il più battagliero esponente dell’Udc, colui che Berlusconi ha definito «la spina nel fianco», se la sente di poter delineare, per la prima volta, con molta chiarezza un progetto politico finora soltanto accennato: «Se il Presidente Berlusconi avrà il coraggio di fare un passo indietro, a quel punto credo che tutto lo scenario politico italiano subirebbe una scossa tellurica, una parte del centrosinistra tornerebbe a ragionare sulle regole del gioco e potrebbe partire un processo politico significativo: la nascita di un Centro alternativo alla sinistra».

        Un partito nel quale, oltre a lei, chi potrebbe ritrovarsi?

          «Penso a leader come Casini, Rutelli, Follini, a personaggi come Pisanu, Scajola, Urso, La Malfa, Marini… Con Berlusconi, che avendo fatto un passo indietro, potrebbe avere un ruolo di regia».

          In attesa del Quirinale?

          «Tempo al tempo».

          Dunque, Tabacci non passa alla Margherita?

          «Io? Ma scherziamo! Da anni mi batto contro questo falso bipolarismo che non si abbatte, passando da una sponda all’altra. La mia realistica utopia è un’altra: l’Italia ha bisogno di grande centro alternativo alla sinistra. E se crolla questo bipolarismo, non sono io che mi devo spostare e neppure Francesco Rutelli. Ci ritroviamo nello stesso luogo».

          C’è il rischio di smarrirsi. Cominciamo dall’incontro con Rutelli: come è nato?

          «Con lui ho rapporti amichevoli da tempo, ma mi aveva incuriosito la sua decisione, presa con qualche rischio, di distinguersi dal tentativo di Prodi che vuole ricondurre tutto dentro il contenitore dell’Ulivo. E mi interessa quella sua idea di partiti non personalizzati».

          Tutto qui?

            «Più vado in giro e più trovo apprezzamento per l’iniziativa di Rutelli, speculare alla nostra dell’Udc, di mettere a nudo i limiti di questo assetto bipolare».

            Andiamo al sodo: l’unica vera svolta potrebbe esserci se Berlusconi decidesse di passare la mano. Lei ci crede?

              «Io ci credo. Perché non vuole perdere. E non vuole passare alla storia come una parentesi».

              Ci crede perché, dopo tanto gelo, vi siete parlati?

              «Sì, ho parlato per telefono con il Presidente Berlusconi».

              E che impressione ne ha tratto?

                «Io, Bruno Tabacci, penso che Berlusconi si sia posto il problema di interpretare in maniera corretta i risultati elettorali che, con l’eccezione di Catania, non lasciano dubbi. Berlusconi è consapevole che si sta consumando un referendum su di lui a seguito del suo protagonismo assorbente».

                Magari sono cose che racconta ai suoi interlocutori, ma dentro di sé immagina di essere sempre il migliore…

                  «Scusi, ma allora come spiega che non si è espresso sui referendum? Proprio per evitare che si coaguli dissenso».

                  Corriamo con la fantasia al giorno in cui Berlusconi passa la mano…

                    «Quel giorno cambia tutto. Pensi ai popolari della Margherita, come De Mita, che hanno fatto dell’antiberlusconismo una ragione di vita. Senza Berlusconi le carte si ingarbuglierebbero. Anche perché il candidato del centrodestra non potrebbe che essere Pier Ferdinando Casini».

                    Non la vede troppo semplice?

                    «La “reattività” di Prodi, che pure rispetto molto, aiuterebbe. Oramai lui è più berlusconiano di Berlusconi».

                    Ma servirebbe anche una riforma elettorale…

                      «Quella sarebbe la via maestra…».