“StatoLiquido” Alla fine il Cavaliere si scoprì l’ultimo dei democristiani

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

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    LA STRATEGIA «LA PRIORITÀ E’ IL PROPORZIONALE, SULLA PREMIERSHIP SI VEDRÀ»

      Alla fine il Cavaliere si scoprì
      l’ultimo dei democristiani

        Donato Bruno: «Con questa legge Silvio ci riporterà tutti alla Camera»

          retroscena
          Augusto Minzolini

            ROMA
            Quella barzelletta nella saletta delle riunioni del gruppo di Forza Italia a Montecitorio esce quasi spontanea dalla bocca di Silvio Berlusconi. Raccontata così, con naturalezza, in romanesco, accompagnata da gesti e da sorrisi ammiccanti, somiglia tanto agli aneddoti che Giulio Andreotti ricorda ogni tanto a «Porta a Porta», anche lui in romanesco. E, a ben vedere, quando il Cavaliere racconta quella storiella, che è una lode all’istinto di sopravvivenza scudocrociato, anche lui sembra un democristiano. Più o quanto Andreotti. L’occasione davanti a telecamere e mezza stampa italiana è data da una domanda sul futuro di Marco Follini, segretario dell’Udc, che dopo una lunga guerriglia sembra finalmente aver accettato – o meglio, sconfitto è stato costretto ad accettare – un’intesa con Berlusconi sulla legge proporzionale, cioè su un sistema elettorale che è sempre stato la Bibbia di ogni dc che si rispetti. «Follini non ci lascerà – comincia il premier con il sorriso sornione e l’ironia con cui Arnaldo Forlani accompagnava le sue dichiarazioni durante i congressi Dc – credo che resisterà. Oggi ci siamo parlati al telefono. Io penso che Follini sia immarcescibile e gli faccio tanti auguri che continui a fare politica, che è la sua vera unica passione. E poi, Follini è un democristiano. Sapete quella storiella su di loro? Nerone che andava giù nei sondaggi di popolarità chiede a Tigellino: “A Tigellì qua bisogna fa qualcosa per divertì il popolo..”». L’altro gli risponde: “Ci sarebbero 12 leoni belli e affamati. Eppoi 150 cristiani che sembrano fare ar caso nostro”. “Allora – gli risponde Nerone – che aspettiamo, portamoli al Colosseo”. Arriva il gran giorno. Entrano i leoni feroci e pronti a sbranare qualsiasi cosa. Dall’altra parte arrivano nell’arena in processione, salmodiando 150 cristiani. Subito c’è la zuffa. Si alza un polverone, si sentono ruggiti e grida. Alla fine, quando la polvere si dirada, nell’arena appaiono i 150 cristiani che continuano a salmodiare, mentre sul terreno restano le carcasse dei leoni sventrati. “A tigellì – se la prende Nerone – t’avevo parlato de cristiani non de democristiani!”».

            Ma il mito della capacità di sopravvivenza dei democristiani può essere paragonato tranquillamente alle doti di resistenza del Cavaliere. Dal ‘94 gli è successo di tutto, ed è ancora lì in sella. Del resto il primo ad ammetterlo è il suo avversario di oggi, Romano Prodi, altro ex-democristiano, che nelle scorse settimane spiegava allo stato maggiore dell’Unione: «Sbaglia chi dà per spacciato Berlusconi, l’uomo ha mille risorse». E, infatti, gira che ti rigira il Cavaliere è riuscito a riportare i Dc dalla sua. Da buon democristiano. Ha ridato agli ex-Dc la loro Bibbia, il proporzionale, e così facendo ha isolato il loro sacerdote di oggi, Follini. E dicendo un «no», un «ni», un «sì» e lavorando sui tempi, con pazienza, è probabile che alla fine il Cavaliere convincerà l’Udc che le «primarie», l’ultimo pallino di Follini, sono la cosa più lontana dallo spirito democristiano. Casini è già convinto («a me non interessano» ha spiegato ai suoi qualche giorno fa) e probabilmente alla fine anche Follini si convincerà. O il Cavaliere tenterà di persuaderlo, ma da buon democristiano, cioè senza fretta. Ieri il trait-d’union tra Casini e Follini, l’eurodeputato Lorenzo Cesa, ha dichiarato che «l’argomento primarie per il momento è accantonato, è prioritario quello sulla legge elettorale».

            E il Cavaliere ha fatto capire ancora una volta che non le vuole, che sono inutili ma si è acconciato alle parole di Cesa: «Vedremo alla fine. Normalmente quando c’è un sistema proporzionale il responsabile del governo è il leader del partito che primeggia all’interno della coalizione. Ma io non voglio escludere nulla. La penso come Cesa: “adesso pensiamo alla legge elettorale, poi penseremo alle primarie”».

            Appunto, perseverare, perseverare, alzando la voce e minacciando, di tanto in tanto, e magari accettando qualche compromesso. Addirittura ieri il premier si è lamentato di essere stato paragonato a «sor Tentenna». Ma in fondo l’operazione con cui ha ritrovato un’intesa con l’Udc è di stretta scuola democristiana: ha appagato Casini e i suoi con una legge proporzionale che adesso anche lui considera indispensabile. E, dato non irrilevante, li ha costretti a scegliere, a tornare nell’alveo della maggioranza dimenticando i «flirt» con l’opposizione. Anzi, in questo momento Casini è diventato il primo bersaglio di D’Alema e di Prodi.

            Tant’è che i democristiani che militano dentro Forza Italia (e non sono pochi) considerano questa operazione un capolavoro. «Ha dimostrato – sottolinea il deputato azzurro Osvaldo Napoli, che per vent’anni è stato il sindaco Dc di Giaveno – di essere il più bravo dei democristiani». Mentre un altro deputato di Forza Italia, Paolo Ricciotti, cresciuto all’epoca nella Dc romana di Vittorio Sbardella, è pronto a scommettere: «Se Berlusconi finisse nell’arena riuscirebbe a sopravvivere ai 22 leoni ma anche ai 150 democristiani, visto che è il più democristiano di tutti».

              E una certa abilità il premier la sta dimostrando, in vista del voto sulla legge elettorale, anche nella gestione del problema dei potenziali «franchi tiratori» che albergano dentro Forza Italia come nella Democrazia Cristiana di una volta. Anche in questo caso ha dato una lezione di pragmatismo Dc. «Ha usato – racconta Donato Bruno, l’artefice della nuova legge elettorale – i numeri per convincere gli illusi dei collegi sicuri. Con il maggioritario noi rischiamo di portarne davvero pochi. Con il proporzionale, invece, possiamo tornare tutti: dieci dei nostri infatti non si vogliono ricandidare; altri 20 hanno già chiesto al Presidente che preferiscono avere altre sistemazioni. Per cui siamo a 139. Ebbene, se riprendiamo alle politiche il 20% delle regionali riportiamo alla Camera 126 deputati. Ma io credo che Forza Italia è un partito adatto al proporzionale, nel peggiore dei casi arriviamo al 22%. E ci siamo perché arriviamo a 139 deputati. Torniamo tutti. Anche nel peggiore dei pronostici. Ma io sono sicuro che vinciamo».