“StatoLiquido (2)” L’ira di Prodi (F.Martini)

20/05/2005
    venerdì 20 maggio 2005

    Pagina 6 – Politica

      retroscena

      DALLA CINA UNA DURA REAZIONE CON I SUOI
      L’ira di Prodi: non sono
      uomo per tutte le stagioni

        Fabio Martini

          ROMA
          QUANDO sta in buona, Romano Prodi la mette così: «Io Francesco non lo capisco…». Nel travagliatissimo rapporto tra il Professore e il «piacione» – che ieri pomeriggio ha raggiunto il punto più basso – c’è un non-detto che riguarda un sentimento poco politico come la riconoscenza.

          Nell’estate del 2000 Arturo Parisi, con Prodi costantemente informato, è decisivo nel preparare la nomination dell’outsider Rutelli come sfidante di Silvio Berlusconi. Per tre anni l’ex sindaco di Roma è più prodiano dei prodiani, interpreta un delfinato ricco di prospettive «ma quando Romano ha fatto le sue prime apparizioni in Italia – sostiene Parisi – Rutelli ha capito che non sarebbe stato ricandidato e da quel momento ha cavalcato l’orgoglio della Margherita». Rutelli pensa l’esatto contrario, ritiene che Prodi «discrimini» la Margherita, col risultato che da ieri sera il rapporto tra i due è ai minimi termini.

          Il Professore in queste ore è in Cina, preferisce non aprire bocca sul no di Rutelli al Listone, ma in serata parlando con i suoi ha pronunciato una frase molto forte: «Non sono l’uomo per tutte le stagioni». Ma anche grazie alla rapidità della incursione del trio Rutelli-Marini-Franceschini, il Professore non ha definitivamente deciso la contromossa e chi parla con sicumera di scissione non ha ascoltato la prudenza di Prodi sul tema. Anche se il Professore una cosa l’aveva detta nei giorni scorsi nelle chiacchierate informali: senza lista unitaria, la Federazione dell’Ulivo non c’è più. Prima di rifugiarsi in una stanza del Crowne Palace Hotel, Arturo Parisi, sia pure a mezza bocca confermava: «Dopo aver presentato la Lista unitaria in due elezioni come le Europee e le Regionali, eliminare l’Ulivo alle Politiche svuota la Federazione». O per dirla con Antonio La Forgia, già presidente della Regione Emilia-Romagna: «Se non si presenta alle elezioni, la Federazione resta un Centro studi».

          Se oggi, come pare certo, il «parlamentino» della Margherita si concluderà con un voto chiaro, Prodi e Parisi dovranno decidere come reagire e una decisione ancora non c’è. Ma sicuramente «il dibattito sull’Ulivo non si esaurirà con il voto», dice Giulio Santagata, direttore della Fabbrica del Programma. Come dire che i prodiani apriranno un fronte polemico, che dovrebbe avere come momento culminante un intervento di Prodi. Che potrebbe tirare le somme, prendere atto che la Federazione senza lista non ha senso. E anche senza indicarlo direttamente, Rutelli risulterebbe il «colpevole» del no al Listone unitario, colui che ha soppresso l’Ulivo col silenziatore. E’ ancora presto per capire se si prepara una vera e propria «campagna» per additare il Rutelli «anti-unitario» davanti all’opinione pubblica, ma certo i ragionamenti che girano tra gli ulivisti vanno in questa direzione. Dice il bolognese Marco Munari: «Non si può pensare che dopo una lunga moratoria si decida in 48 ore e poi si chiuda la discussione. L’opinione pubblica sarà investita della questione». E che i prodiani non intendano «mollare» lo dimostra anche la decisione di convocare per il 17 giugno un’assemblea pubblica.

            Certo, tra le ipotesi in campo c’è anche quella di un addio alla Margherita da parte della componente prodiana. Ma per andare dove? L’unico slogan che potrebbe consentire una mossa tanto ardimentosa è stato soltanto sussurrato nei giorni scorsi e suona così: «Non si può impedire di presentare il simbolo dell’Ulivo». Ma un impedimento c’è ed è di ordine formale e riguarda l’utilizzo del logo, vincolato da un voto a maggioranza qualificata dei parlamentari dei partiti dell’Ulivo. Ma se l’utilizzo del simbolo dell’Ulivo da parte di un cartello Ds-prodiani-socialisti-movimenti ulivisti sembra interdetto, altra cosa potrebbe essere una «Lista per Prodi Presidente»”. Ma si tratta di ipotesi fumose, la prova che il blitz rutelliano per il momento ha lasciato il segno.