“StatoLiquido (1)” Tra i Ds cresce il fronte del no alla «lista Prodi»

27/05/2005
    venerdì 27 maggio 2005

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    GLI EX DIRIGENTI DEL PCI TUTTI IN CAMPIDOGLIO PER FESTEGGIARE GLI OTTANT’ANNI DI ALFREDO REICHLIN
    Tra i Ds cresce il fronte
    del no alla «lista Prodi»
    La sinistra del partito teme un travaso di voti verso Rifondazione
    e l’area liberal di Morando il forte dinamismo della Margherita

      retroscena
      Fabio Martini

        ROMA
        NELLA sala della Protomoteca proprio in cima al colle del Campidoglio sono arrivati tanti ex dirigenti del Pci per festeggiare gli ottanta anni di Alfredo Reichlin, ma alla fine la simpatica cerimonia celebrativa si trasforma in un pomeriggio denso di cattivi presagi per Romano Prodi. Dice ad un certo punto Giuliano Amato, battitore libero della sinistra italiana: «I partiti non si inventano, io credo che i partiti esistono se hanno una funzione storica e non per raccogliere un numero più o meno alto di voti». Critica velata e sulfurea all’ultima lista “inventata” da Romano Prodi e sostenuta da Piero Fassino? Sembra proprio di sì perché il dottor Sottile aggiunge: «Se l’obiettivo storico è quello di ricomporre la frattura tra riformismo socialista e popolare, il paradosso di queste ore è che, inventando partiti, si segue la strada sbagliata».

        Il sindaco di Roma Walter Veltroni invece, per lanciare l suo messaggio, preferisce parlare di Reichlin, sostenendo che tra i suoi insegnamenti c’è quello di «una visione della politica che non sia solo un insieme di gesti tattici». Certo, è difficile tradurre le parole del sindaco come un’ autocandidatura alla guida dell’Unione. O come una critica esplicita ai tatticismi di queste ore. Ma è pur vero che il sindaco avrebbe potuto agevolmente glissare, evitando qualsiasi allusione che potesse suscitare ogni interpretazione. Tanto è vero che gli interventi di Veltroni e soprattuto quello più esplicito di Amato hanno indotto Piero Fassino a puntualizzare: «E’ vero che un partito non si inventa ma è anche vero che i partiti non sono monumenti immutabili». E del vecchio compagno Alfredo, Fassino valorizza un insegnamento simile ma non combaciante con quello di Veltroni: «Qualsiasi scelta anche tattica deve iscriversi in un disegno strategico». E Massimo D’Alema, anche lui alla festa, si è mosso sulla stessa linea di Fassino, seppure con argomenti diversi: «Sono d’accordo con Amato, i partiti non si inventano ma quello che si vuole costruire non è un’invenzione, non è una palafitta, ma ha radici profonde nella storia di questo Paese» quanto alla politica «è anche invenzione e capacità creativa».

        Certo, Giuliano Amato non si è mai iscritto ai Ds e Walter Veltroni fa vita di partito soltanto ad intermittenza. Ma le parole pubblicamente dette da due personaggi così autorevoli rappresentano l’emerso di un dissenso che all’interno della Quercia si sta allargando a macchia d’olio. Non è ancora un “Fronte del No” ma poco ci manca. Due giorni fa era subito uscita allo scoperto l’ala sinistra guidata da Fabio Mussi, ma ieri pur restando ancora al coperto anche la destra, i liberal di Enrico Morando hanno fatto trapelare perplessità. Dice il senatore Giorgio Tonini: «I Ds non possono scegliere tra Prodi e la Margherita, tra un sostegno al leader della coalizione, che deve essere convinto e un’alleanza strategica con la Margherita, che non può essere messa in discussione. A questo punto serve una pausa di riflessione».

          La sinistra e la destra Ds nutrono una preoccupazione speculare, quella di vedersi assottigliare – dalla nascita di una indistinta “Lista Prodi” – i rispettivi bacini elettorali: Mussi teme Rifondazione, mentre Morando e liberal vedono sfilarsi temi e ruolo da una Margherita rampante. Che oggi e domani, a Frascati, riunisce alcuni tra i personaggi di punta dell’economia e della finanza italiana in un ambizioso seminario a porte chiuse. Ma tra i Ds la perplessità al “Cartello Prodi” trova voci anche istituzionali, come quella del presidente dei senatori Gavino Angius: «Gli strappi, da qualunque parte vengano, non servono a nessuno». O come quella di Livia Turco: «L’Ulivo non può reggere se non c’è intesa tra Ds e Margherita». Nella Quercia nessuno dice apertamente che si sia già aperto il “dopo-Prodi” ma molti lo pensano e qualcuno lo sussurra. Una situzione che consente al “Riformista”, quotidiano di area dalemian-liberal, di uscire allo scoperto: «La lista Prodi risolve il problema personale di Prodi» e per i ds ci sarebbe un’alternativa alla necessità di «eliminare il proprio simbolo»: quella di «cambiare candidato premier». Ma questa via «paradossalmente è la più temuta perché produrrebbe una lacerazione anche più dolorosa: una gara tra Fassino e Veltroni». E guarda caso proprio Piero e Veltroni parleranno oggi assieme al congresso della federazione romana dei Ds, un appuntamento di routine che potrebbe diventare l’evento politico della giornata.