“StatoLiquido (1)” «Romano stai attento, così rischi la leadership»

26/05/2005
    giovedì 26 maggio 2005

    LA GUERRA LAMPO DEL PROFESSORE: «NON MI HANNO LASCIATO SCELTA»
    «Romano stai attento
    così rischi la leadership»
    Il vertice del centrosinistra si è svolto senza esclusione di colpi
    E Franceschini è arrivato a minacciare di far ricorso agli avvocati

      retroscena
      Fabio Martini

        ROMA
        ROMANO Prodi ha appena finito di scandire le condizioni per restare leader e ora gli altri big dell’Ulivo sogguardano Francesco Rutelli. Che replica senza starci a pensare su: «Ma questa è una provocazione…». L’incipit darà il tono a tutto il vertice, che si dipanerà per tre ore, risultando alla fine uno dei più violenti della storia dell’Ulivo. Non che siano volate male parole, ma Prodi e il trio della Margherita – Rutelli, Marini, Franceschini – si sono scambiati folate d’odio. Come tra nemici. Tanto è vero che ad un certo punto, cadute le residue ipocrisie, Dario Franceschini ha detto chiaro e tondo che se Prodi avesse promosso altre liste «a quel punto, cambierebbe lo scenario e ci sentiremmo di mettere in discussione anche la questione della leadership». Tre ore piene di colpi di scena veri, non quelli romanzati ad arte per i giornali. Leader e colonnelli che hanno parlato senza veli, sopraffatti dal pathos e paradossalmente più sinceri.

          E sono state compiute scelte decisive nel giro di pochi minuti, costi quel che costi. Soprattutto quella finale. Erano quasi le otto della sera, il vertice si era concluso da pochi minuti, Francesco Rutelli aveva detto in modo chiaro e orgoglioso che «la decisione della Margherita di presentare proprie liste» era «irrevocabile». Il piano del Professore prevedeva ancora qualche giorno di “graticola” per Rutelli, una sovraesposizione del presidente della Margherita indicato alla pubblica “piazza” come l’uomo della divisione. Ma la nettezza di Rutelli – alla lista dell’Ulivo in ogni caso non ci sto – ha indotto il Professore a tagliare corto e a lanciare subito il progetto già concordato con i Ds: una Lista simil-Ulivo, aperta a tutti. Certo, per accelerare, serviva una buona dose di coraggio. Rutelli era già andato via, annunciando una conferenza stampa e Prodi ha pensato alla guerra lampo. Ne ha parlato subito con Arturo Parisi, con Piero Fassino, con Massimo D’Alema, con Enrico Boselli e con Roberto Villetti e poi ha deciso: «Annuncio la lista». Lo ha fatto, leggendo un foglietto breve. Poi, tornato nel suo studio, liberato ma teso, ha confidato ai suoi: «Non mi hanno lasciato alternative».

            Difficile dire se sia così ma intanto il Professore ha maturato un progetto: il “cartello-Prodi”, nel quale teoricamente potrebbero trovare rifugio tutti coloro che non stanno né con la Margherita né con Rifondazione. E’ una lista che «può tranquillamente puntare al 30 per cento», dice un prodiano doc. Un progetto, quello del “cartello”, che naturalmente include l’ala ulivista della Margherita, investita da una scissione in tempi brevi e dunque destinata ad essere parzialmente svuotata anche dal punto di vista elettorale, ridimensionata ad un “grande Ppi”. Sempreché la guerra lampo del Professore non induca a un ripensamento da parte di Rutelli. E’ quel che sosteneva ieri sera, lasciando la sede della Margherita, Rosi Bindi: «Vedrete che alla fine rifaremo Uniti nell’Ulivo…».

              Anche in questo caso è difficile fare previsioni, soprattutto alla luce di un vertice come quello di ieri che ha fatto letteralmente esplodere i rapporti personali. Prodi, stavolta, aveva preparato il summit con una serie di contatti tenuti personalmente o condotti da Arturo Parisi, in particolare con i Ds. E la strategia era così scandita. Prodi avrebbe annunciato al vertice la sua disponibilità a restare leader soltanto in presenza di una «grande lista» per l’Ulivo. Davanti al prevedibile diniego di Rutelli, Prodi avrebbe atteso ancora qualche giorno prima di lanciare la Lista del «chi ci sta, ci sta». E davanti ad eventuali mugugni sulla sua leadership, il Professore aveva già pronta la contromossa: «E allora si fanno le primarie». Ma il vertice ha preso una piega diversa. Quelli della Margherita hanno capito il piano di Prodi-Fassino-Boselli e della Sbarbati, investita da un Marini grintosissimo, a sua volta contestato da Parisi «per i toni da caserma». E Franceschini ha detto: «Un conto sono le liste con i partiti, un conto è da che parte sta Prodi…», annunciando «le vie legali» nel caso si volesse utilizzare l’Ulivo. E quando si evocano gli avvocati significa che per la politica restano pochi margini.