“StatoLiquefatto” Nell’Udc un’altra conta tra Casini e Follini

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

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    LA SEGRETERIA I «BELLI» CON LA MAZZONI (FAVORITA) E I «BRUTTI» CON TASSONE (APPOGGIATO DALL’EX LEADER)

      Nell’Udc un’altra conta tra Casini e Follini

      Amedeo La Mattina

        ROMA
        Tra i folliniani, tra coloro che non condividono la scelta di Casini di portare alla segreteria Erminia Mazzoni, gira un refrain acido: «Avanza il partito dei belli: Pier e Erminia, il volto nuovo e giovane del partito». Aggiungono: «Erminia è la compagna di Mauro Libè, uno dei più stretti collaboratori di Pier: cosa bisogna fare per avere spazio nel partito, rivolgersi a Azzurra Caltagirone?». Ma il presidente della Camera tira dritto. Basta con il «musone» Marco Follini, non se ne parla affatto di Mario Tassone – sponsorizzato dall’ex segretario – che sarà pure una bella testa politica ma è «bruttino», poco telegenico. E poi Casini non riesce a digerire quell’ordine del giorno che Follini vuole presentare oggi al Consiglio nazionale, quel no alla modifica della par condicio e all’approvazione dell’ex Cirielli. Non è che Casini voglia smantellare la par condicio – «ne va della nostra sopravivenza politica – spiega – perché Berlusconi ci oscurerebbe del tutto» – ma vuole usare il tatto: il metodo tranchant dell’era Follini è archiviato.

        Dunque, la bella Erminia. «Mi avete chiesto di trovare una soluzione unitaria – ha spiegato Pier ai maggiorenti dell’Udc – e per me è lei». Ma Tassone non ci sta, non ritira la sua candidatura alla segreteria. Morale: oggi al Consiglio nazionale Udc ci sarà la conta, per interposta persona, tra Casini e Follini. L’ex segretario ieri è venuto a Montecitorio per votare il nuovo presidente della commissione Esteri, ma non ha messo piede negli uffici del presidente della Camera. I due si sono parlati al telefono: nulla di fatto. Sul nome di Lorenzo Cesa c’era stato un filo comune, ma il veto di Baccini e Giovanardi ha fatto cadere la candidatura dell’europarlamentare. Tra l’altro ieri pomeriggio sono volate scintille nella stanza di Casini dove erano riuniti i capigruppo D’Onofrio e Volontè, i ministri Baccini, Buttiglione, Giovanardi e Cesa. Baccini ha rinfacciato a Cesa di essersi candidato: «Sapevi che ero il candidato e ti sei messo in mezzo per bruciarmi». Cesa: «Chi lo aveva stabilito che eri tu il candidato?». Casini ha tagliato corto. «Lo so che ci sono molte perplessità su Erminia, che non ha l’esperienza politica per guidare il partito. Ma garantisco io per lei. E poi – ha aggiunto – Erminia è un volto fresco, attorno a lei possiamo costruire un’immagine nuova del partito».

        Casini ha convocato Tassone, invitandolo a desistere. «Devo ammettere – ha spiegato lui – che non ho capito su che base Pier abbia scelto Erminia che è una brava parlamentare, ma non si può decidere solo sull’immagine. E poi non comprendo perché io, come vicesegretario vicario, non debba poter traghettare il partito per pochi mesi alle elezioni. Siamo un partito democratico e non c’è niente di più democratico che una votazione per eleggere la guida. La partita al Cn è aperta». Per Casini, comunque, non ci sono ragioni per una rottura politica: «Votiamo, vinca il migliore. Se sarai tu – ha detto a Tassone – verrò al partito a complimentarmi e avrai tutto il mio sostegno».

          La verità che a Casini una conta non va bene. Sa che a volerla è stato Follini. I numeri nel parlamentino Udc sono a favore del «partito dei belli», ma gli altri stanno organizzando le truppe: puntano a ottenere il 30-35% dei consensi su Tassone per rappresentare un’opposizione interna alla linea di «appiattimento» a Berlusconi. Anche dall’altra parte della barricata si serrano le fila: Baccini ha riunito 52 consiglieri nazionali, segretari regionali e qualche parlamentare per sostenere la proposta di Casini. Pure Cuffaro si è schierato con la Mazzoni. E lei? Dice: «Per me è una sfida, una gratificazione e un riconoscimento. Ma non c’è niente di deciso».