“StatoLiquefatto” Il governo approva il «pacchetto Ruini»

28/10/2005
    venerdì 28 ottobre 2005

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      LA LEGGE DI BILANCIO RESTA QUALCHE DUBBIO IN FORZA ITALIA. TEMPI CONTINGENTATI PER APPROVARE LA MANOVRA. FINISCE IL MONOPOLIO DEI CAF PER LE DICHIARAZIONI DEI REDDITI

        Il governo approva il «pacchetto Ruini»

          Via libera al decreto fiscale: niente Ici per la Chiesa. Sussidi alla famiglia e alle scuole cattoliche

            Alessandro Barbera
            ROMA
            Accordo pressoché chiuso sul pacchetto famiglia da un miliardo, via libera al decreto fiscale che reintroduce l’esenzione Ici per gli immobili ecclesiastici, uno degli impegni presi nei giorni scorsi dal ministro del Welfare Maroni con il presidente della Cei Ruini. Al termine di un vertice a Palazzo Madama con la maggioranza e Tremonti per decidere sul pacchetto famiglia proprio la Lega ha annunciato il via libera a tre bonus: per i nuovi nati, le famiglie con figli disabili e per quelle che scelgono scuole private e cattoliche. Verso sera Guido Crosetto di Forza Italia però smorzava gli entusiasmi: «Decisioni definitive non ne abbiamo prese». Gli ha risposto a stretto giro d’agenzia Roberto Calderoli: «Le decisioni sono state prese e non si cambia». Nessuno esclude che la soluzione finale sarà quella definita ieri, sulla quale del resto erano sostanzialmente favorevoli anche Udc e An.

              Il bonus-bebè assorbirebbe due terzi dello stanziamento. Circa mille euro da destinare a chi ha avuto un secondo figlio nel 2005 e per tutti i nati nel 2006. Il resto, circa 250 milioni, verrà diviso più o meno a metà tra il contributo alle famiglie con un bambino disabile e al sostegno dell’iscrizione a scuole private e cattoliche. Le scaramucce ieri sono state soprattutto fra l’Udc, che ha chiesto di ripristinare i 140 milioni sottratti al Fondo con nuove entrate, e Tremonti. Il muro contro muro cela dell’altro. I centristi insistono per l’armonizzazione delle rendite finanziarie (in Senato pendono degli emendamenti fotocopia dell’opposizione) che Forza Italia esclude categoricamente. «Non se ne parla», ha detto per l’ennesima volta Berlusconi.

                ESENZIONE ICI. Via libera definitivo invece al decreto fiscale che reintroduce l’esenzione dal pagamento dell’Ici per tutti gli immobili ecclesiastici già presente in un precedente decreto decaduto. Questa volta il Governo per evitare discriminazioni ha allargato il meccanismo a tutte le confessioni religiose concordatarie e, secondo alcune interpretazioni, anche alle Onlus, le organizzazioni no profit iscritte nell’apposito elenco. L’esenzione, oltre ai luoghi di culto in senso proprio, è estesa a scuole, strutture ricettive e sportive. Nel provvedimento ci sono altre misure rilevanti: dalla riforma del sistema delle riscossioni (le banche saranno sostituite da una società pubblica, «Riscossione spa») alla conferma della compartecipazione dei Comuni nella lotta all’evasione. Finisce il monopolio dei «Caf» per la compilazione e l’invio dei modelli «730». D’ora in poi potranno compilarli anche commercialisti e ragionieri. Via libera alla stretta sulle rendite speculative: per beneficiare delle agevolazioni della «participation exemption» (Pex) bisognerà possedere le azioni per almeno 18 mesi e non più per 12.

                  MANOVRA SPRINT IN SENATO Al vertice di ieri è stato definito il calendario della Finanziaria. I tempi in Senato si accorciano: il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani ha promesso di chiudere entro l’11 novembre. La maggioranza vuole allargare il tempo a disposizione alla Camera, dove con tutta probabilità saranno messe a punto altre modifiche. Le Regioni aspettano ad esempio risposta sui 500 milioni del Fondo sociale dimezzato nel 2005. Soldi che – lo ha ribadito ieri il presidente della Conferenza Stato-Regioni Errani a Tremonti – in buona sostanza le Regioni hanno già speso. «Non ci saranno entrate finte per coprire spese vere», ha detto dopo il vertice il capogruppo della Lega in Senato Ettore Pirovano. Il ministero del Tesoro ha anche smentito che ci sia allo studio un concordato di massa per aumentare il gettito della manovra. Stando così le cose, l’unica soluzione dovrà passare da una nuova rimodulazione delle tabelle. La maggioranza ha infine deciso di sfrondare gli oltre 1.400 emendamenti presentati, anche se non nel modo drastico che aveva chiesto Tremonti. Ne rimangono una cinquantina: dal rinvio dell’adeguamento degli studi di settori alla tassa da 50 euro sul permesso di soggiorno degli extracomunitari chiesta dalla Lega. Sempre il Carroccio, anche a nome di Regioni come la Lombardia, chiede che il ripiano del debito sanitario (la manovra stanzia a questo fine due miliardi) non sia diviso in proporzione al debito, ma tenendo conto di altri parametri.