Stato sociale, italiani fedeli

25/06/2003

 

 mercoledì 25 giugno 2003
Pagina 26 – Economia
IL SONDAGGIO
Ventimila interviste dell´associazione Nuovo Welfare.

Il 64% pronto a pagare maggiori imposte
Stato sociale, italiani fedeli: più tasse per avere più servizi
      Per l´80% la sanità deve essere gestita dalle Regioni. L´86%: sì alla scuola pubblica
      LUISA GRION


      ROMA – Sono pronti a pagare più tasse purché aumentino e migliorino i servizi. Sono convinti che la sanità, ma anche la scuola, debbano restare fondamentalmente in mano pubblica. Si aggrappano alla necessità di sostenere la spesa sociale e il welfare: sistema tutt´altro che superato e che non frena affatto lo sviluppo e la modernità del paese. Anzi.
      Così la pensano gli italiani riguardo allo stato sociale e visto che sul tema si dibatte sempre in termini più o meno liberisti il fatto in sé è già una sorpresa.
      A scoprire che il «pubblico» va ancora di moda è una ricerca dell´Associazione Nuovo Welfare, un gruppo di ricercatori e sociologi legati al no profit, che con 20 mila interviste su campione ha fatto a pezzi un luogo comune: non è vero che in cima ai desideri degli italiani ci sia il taglio delle tasse. Le tasse – al contrario – possono anche aumentare purché allo stesso tempo migliorino e si sviluppino i servizi. Dal rapporto risulta che il 64 per cento degli utenti (quasi 2 su tre) è disposto a fare il sacrificio, mentre solo il 22 pensa che sia meglio pagare di meno per avere meno servizi. Sull´idea non ci sono differenziazioni territoriali (la percentuale è più o meno la stessa al Nord come al Centro e al Sud), né legate all´età (anzi nei giovani la percentuale è un po´ superiore rispetto agli anziani), mentre per quanto riguarda il sesso i maschi sembrano meglio ben disposti delle femmine (il 68 contro il 59 per cento).
      Spostandosi poi alla sanità la percentuale di adesione al modello welfare è quasi bulgara: l´80 per cento degli italiani è convinto che il servizio debba restare fondamentalmente pubblico e gestito dalla regioni. Solo il 14 pensa che la prevalenza debba essere affidata all´offerta privata. Anche qui non vi sono differenziazioni territoriali e nemmeno di sesso, ma contrariamente a quanto si possa pensare la difesa del «pubblico» è un po´ più forte fra i giovani (la pensa così l´82 per cento della fascia compresa fra i 18 e i 34 anni) che fra gli anziani (il 78 per cento oltre i 54 anni).
      Ancora più netta la voglia di welfare riguardo all´istruzione. L´86 per cento degli italiani è infatti convinto che le risorse debbano essere destinate prevalentemente alla scuola pubblica. Quella privata è privilegiata solo dal 6 per cento degli intervistati. E anche qui a dire «sì» al sistema pubblico sono stati soprattutto i giovani fra i 18 e i 34 anni (il 90 per cento contro l´80 degli over 54). La percentuale femminile è leggermente più alta di quella maschile (87 contro 85), come quella del Centro rispetto a quella di Nord Ovest e Sud Ovest (rispettivamente 87, 84 e 83 per cento).
      Ecco allora – come si legge nell´introduzione allo studio firmata da Emiliano Monteverde, presidente dell´associazione – la caduta di alcuni luoghi comuni: «non è vero che la spinta del superamento del welfare viene dai cittadini stessi». Non sembra vero nemmeno che i giovani siano irresistibilmente attratti dal liberismo spinto, né che il Nord in genere non voglia per nessun motivo al mondo pagare più tasse. Dipende appunto da cosa si offre in cambio. Quello che gli italiani chiedono – sottolinea l´associazione – «è un welfare più moderno, più giusto e più includente». Criticano inefficienza e iniquità dello stato sociale, ma non vogliono smantellarlo. Anzi, se è il caso, sono pure disposti a pagare di più.