“Statali” Ichino: «intesa debole e inapplicabile»

19/01/2007
    venerdì 19 gennaio 2007

    Pagina 2- Primo Piano

      Intervista
      Il giuslavorista Pietro Ichino

        “Un’intesa debole
        e inapplicabile”

          Luigi Grassia

            L’accordo per dare più efficienza al pubblico impiego è solo «un primo frutto»: va bene per cominciare a risolvere il problema ma «ha molti punti deboli». Questa la prima valutazione a caldo del giuslavorista Pietro Ichino, co-firmatario di una proposta di legge sullo stesso tema e autore del libro «I nullafacenti» (Mondadori).

              Gli accordi si firmano per chiudere le questioni, non per aprirle. Invece a lei sembra che sia già tutto da rifare?

                «È positivo che il tema dell’efficienza della pubblica amministrazione sia al centro dell’attenzione, oggetto di trattative e di accordi, e in particolare che si faccia strada l’enunciazione del principio di valutazione e misurazione dell’efficienza delle strutture, però restano deboli gli strumenti per la valutazione delle performance individuali, pur previste dalla legge».

                  Perché questa valutazione non è possibile, allo stato delle cose?

                    «L’accordo prevede una valutazione esterna da parte di osservatori qualificati, e questo è bene, ma costoro per potere operare devono avere l’immediata disponibilità di tutti i dati sul funzionamento delle amministrazioni, quella che nei Paesi anglosassoni viene definita la “total disclosure”, i invece questo in Italia continua a non essere possibile. Se per esempio un ricercatore vuol sapere quanti sono i vigili urbani di una città, che cosa fanno eccetera, non gli viene detto».

                      Il capitolo della mobilità le sembra possa portare dei risultati?

                        «Noto in negativo che la mobilità, per adesso, è limitata dall’accordo al solo ambito provinciale. E poi non ci si può attendere alcuna efficacia se la regola è che si può spostare soltanto l’impiegato che lo desidera».

                          E il fatto che si tagli fuori dall’intesa un terzo dei dipendenti pubblici, quelli degli enti locali e del sistema sanitario?

                            «Questo no, non è un limite improprio, perché un accordo a livello centrale non può prevaricare i livelli locali e regionali».

                              Per ovviare all’impossibilità della valutazione dell’operato individuale che cosa suggerisce lei, in concreto?

                                «C’è una proposta di legge Ichino-Mattarella con misure non in contrasto con i contenuti dell’accordo ma tali da renderne possibile l’applicazione. La prima necessità è un’Authority che garantisca che in ogni comparto e in ogni centro servizi vengano costituiti organi di valutazione imparziali dai dirigenti che devono controllare. L’Authority deve anche garantire la piena accessibilità dei dati agli osservatori esterni e deve promuovere il confronto periodico fra le autovalutazioni delle amministrazioni e le valutazioni esterne, secondo il metodo anglosassone della “public review”, cioè il migliore esempio offertoci dai Paesi stranieri; le singole amministrazioni devono presentare di loro iniziativa un rapporto annuale che poi viene discusso dagli esperti esterni».

                                  Queste materie devono essere regolamentate dalla legge o dagli accordi sindacali?

                                    «Il governo e il sindacato hanno raggiunto legittimamente un’intesa ma non può essere impedito al Parlamento di adottare misure come quelle che propongo io e che, ripeto, non sono in contrasto con i contenuti dell’accordo ma servono solo a renderne possibile l’effettiva applicazione».

                                      Non le sembra che resti debole anche la parte sanzionatoria? L’intesa dice che potranno essere licenziati i dirigenti dalle prestazioni estremamente negative. Ma come sarà possibile? Nel pubblico impiego nessuno viene mai licenziato, anche se dà fuoco all’ufficio il Tar lo reintegra. Ora, non si augura il licenziamento a nessuno ma se la punizione è sempre e assolutamente impossibile, qualunque cosa succeda, a che cosa valgono gli accordi?

                                        «Sul licenziamento dei dirigenti fannulloni l’intesa non fa che ripetere quanto già dice l’articolo 21 del testo unico del pubblico impiego. La norma c’è già, se non è stata applicata è perché ci sono dei meccanismi di fatto che lo impediscono. La mia proposta di legge si occupa anche di come rompere questi meccanismi».