“Stanno lavorando per i ricchi si accorgeranno dei lavoratori”

14/01/2002


DOMENICA, 13 GENNAIO 2002
 
Pagina 26 – Economia
 
IL PARTERRE
 
Tra i 5mila delegati del Palasport c’è voglia di battaglia
 
"Stanno lavorando per i ricchi si accorgeranno dei lavoratori"
 
 
 
I tre segretari cantano assieme l’inno di Mameli, e la platea si infiamma
Campanacci, bandiere e cori: entusiasmo per gli interventi dei leader
Per ora la sfida è tattica, ma sullo sfondo c’è lo sciopero generale
 

PALERMO — L’inno alla gioia di Beethoven, che introduce l’assemblea nazionale, stimola nei 5mila quadri e delegati l’ottimismo della volontà. L’inno di Mameli, che segue a ruota, suscita la loro commozione, complice l’inedito quadretto: i tre leader di Cgil, Cisl e Uil, fianco a fianco, che — per la prima volta nella storia del sindacato — cantano «fratelli d’Italia, l’Italia si è desta», come se fossero calciatori della nazionale. Le parole con le quali Pezzotta conclude l’ultimo intervento («noi sappiamo reagire e colpire uniti») portano alle stelle il loro orgoglio di appartenenza sindacale.
È vero che la sede dell’assemblea sul Mezzogiorno — il palazzetto dello Sport di Palermo — predispone l’animo al tifo sportivo, ma è anche vero che neppure i più ottimisti sul «ritorno» del sindacato avrebbero potuto prevedere lo scatenarsi di trombette e campanelli, bandiere sventolanti, cori di "SergioSergio" o "SavinoSavino", molteplici richieste di autografi «unitari» sul palco. Forse è la soddisfazione per l’unità sindacale ritrovata, forse è la rabbia per i colpi bassi del governo, sta di fatto che sugli spalti del Palasport si registrano un entusiasmo e un’energia nuovi.
I delegati vengono dalle regioni del Sud, ma ci sono delegazioni anche del Nord, le categorie sono tutte presenti, dal pubblico impiego ai metalmeccanici, dai bancari ai chimici. «Dobbiamo essere calmi, la ragione è dalla nostra parte — dice la maggior parte dei quadri — non c’è fretta: lo sciopero generale è un punto di arrivo». Nessuno qui, dove la «base» dei lavoratori è assente, invoca infatti la «spallata» al governo come nel novembre del ’94. Per ora è già un punto molto importante l’aver ritrovato l’unità sindacale: «Ci voleva questo governo», sospira Salvatore Bruno, segretario dei chimici Uil di Taranto.
Sì, è vero che tra i quadri e dirigenti della Cisl si privilegia il ritorno al dialogo, la ripresa e la riapertura di nuovi tavoli (anche quello per un nuovo patto sociale, come ha chiesto il ministro del Welfare, Roberto Maroni), mentre quelli della Cgil non si metterebbero a piangere se questo non avvenisse. Ma è altrettanto vero che i sindacati confederali hanno trovato la loro stella polare. L’obiettivo è costringere il governo, convinto che si possa fare a meno dei sindacati e dei lavoratori, a cambiare opinione. Anche con la forza. «Non è una nostra invenzione, l’abbiamo visto alla prova in questi mesi — dice una delegata della Cgil che si avvia al pullman — Berlusconi ha lavorato finora per sé e per i ricchi, i lavoratori non esistono. Ora se ne accorgerà».
(r.d.g.)