Stangata sui redditi bassi

12/02/2004


GIOVEDÌ 12 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 9 – Economia
 
 
Stangata sui redditi bassi perso il 14% in tre anni
Colpiti anche i ceti medi. Salvo chi ha oltre 60 mila euro
          Gli effetti di inflazione e costo dei mutui. Famiglie, 2 milioni sotto i 500 euro
          Rapporto promosso da Federconsumatori sul potere d´acquisto per fasce sociali

          LUISA GRION


          ROMA – Colpa dell´inflazione, ma anche della crisi economica più lunga del dopoguerra. I prezzi sono aumentati, i redditi ne hanno sofferto e, peggio ancora, l´andamento sconsolante dell´economia ha fatto sì che buona parte dei salari sia rimasta al palo. Nessun aumento in busta paga, nessun recupero. In molti casi per sopravvivere si sono fatti debiti o si è intaccato il risparmio accumulato nel passato. Risultato: negli ultimi tre anni le famiglie si sono impoverite e hanno vissuto sulla loro pelle un effetto-inflazione molto più forte di quello ammesso dall´Istat. Non solo. La forbice sociale si è allargata: se i «ricchi» si sono più o meno salvati, i «poveri» sono diventati ancora più poveri. In cifre, dal 2001 al 2003, chi vive con meno di 10 mila euro l´anno (e ha un reddito medio che comunque si aggira sui 6.500 euro) ha perso oltre il 14 per cento del suo potere d´acquisto. Nella fascia media che va dai 10 ai 20 mila euro di reddito annuo il «colpo accusato» è del 6,2 per cento. Le cose sono andate meglio solo per chi viaggia attorno ai 60 mila euro riuscendo a contenere i danni dell´impatto inflazione allo 0,4 per cento.
          E´ questo il quadro cui è approdata la ricerca su «modelli di consumo, impatto dell´inflazione e redditi» elaborata dall´Istituto consumatori e utenti e promossa dalla Federconsumatori usando come base i dati Istat. Un risultato che deriva dall´incrocio dei dati sui prezzi con quelli dei redditi e che arriva a questa conclusione: il 30 per cento delle famiglie italiane vive con meno di 1000 euro al mese, due milioni addirittura sotto i 500. Una fascia, questa, dove l´inflazione ha picchiato duramente costringendo i nuclei a consumare quasi tutte le entrate fra alimentari e bollette da pagare. La ricerca comunque non intende essere un´accusa all´inflazione misurata dall´Istat. «Se ci riferiamo all´andamento del costo della vita quello calcolato dall´istituto è solo leggermente sottovalutato – ha detto Aldo Eduardo Carra, curatore della ricerca – ma per avere un quadro completo della situazione bisogna analizzare le fasce di redditi e tenere conto della crisi che ha bloccato le possibilità di recupero per salariati e pensionati». Una conferma a tale ragionamento è arrivata dall´economista Mario Sarcinelli: «E´ la mancata crescita che fa risaltare il calo di potere d´acquisto dell´euro» ha detto. Per Marigia Maulucci della Cgil l´intuizione dello studio dimostra che «è urgente intervenire sui redditi: il governo dovrebbe cominciare col restituire il fiscal drag». Quanto ai prezzi, è chiaro, che i rincari ci sono stati: Federconsumatori dimostra che i costi per un figlio che nasce negli ultimi due anni sono aumentati fino al record del 50 per cento sfiorato dalla «tutina in ciniglia». Rincari oltre il 40 per cento hanno colpito anche passeggini e girelli. I pannolini sono aumentati dell´11. Tiene il ciuccio (più 2,3 per cento), ma certo con tali prezzi il bonus garantito da Maroni fa presto a finire.