STANDA COMMERCIALE – SCIOPERO 25/3/2000

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi

Ufficio Stampa

23 marzo 2000

STANDA COMMERCIALE: C'E' UN FUTURO? SABATO NEGOZI IN SCIOPERO

C'è un futuro per Standa Commerciale, la parte food dell'ex gruppo Standa acquistata a suo tempo dalla famiglia Franchini e dal Mediocredito lombardo? Le federazioni sindacali nutrono seri dubbi sulla volontà dell'imprenditore di tenere unita la rete di vendita e per questo hanno proclamato uno sciopero nazionale di tutti i negozi Standa Commerciale per l'intera giornata di sabato 25 marzo (per le sedi chiuse il sabato, lo sciopero sarà domani, venerdì). La recente cessione delle attività nel Mezzogiorno è letta da Filcams Fisascat Uiltucs come l'avvisaglia dello smembramento. “Ci sono parecchi punti di sofferenza in Standa Commerciale - dicono i sindacati - e il campanello d'allarme, vera spia del malessere, è che mentre tutta la distribuzione organizzata si sta concentrando, Standa Commerciale va verso lo smembramento e questo produce effetti sulla sede centrale e sui magazzini di approvigionamento. La seconda spia è la vendita dei magazzini in Puglia, Calabria e Sicilia senza alcun preavviso a noi da parte della direzione, nonostante i corretti rapporti e lo spirito compartecipativo da sempre tenuto dal sindacato. Non c'era alcun motivo di produrre questa lesione nelle relazioni sindacali. Noi riteniamo che tutto questo non sia che il preludio al processo di smembramento che produrrà effetti a catena sull'intera rete”. Intanto sono 56 le filiali, per un totale di 1.100 dipendenti, che passano alla Cedi (una cordata di imprenditori locali), società da poco affiliata alla Conad. Per i sindacati, in questa cessione di ramo d'impresa, non c'è alcuna garanzia. “Semplicemente sono a rischio tutti e mille i dipendenti perché ci sembra di rivivere la stessa storia che già abbiamo vissuto in passato quando altri negozi Standa in Puglia, in Calabria e in Sicilia erano stati venduti a piccoli imprenditori, alcuni dei quali sono oggi soci nella Cedi. Il risultato è stato disastroso perché le aziende che hanno rilevato i negozi si sono dimostrate incapaci e insolventi”.