“StaloLiquefatto” Il vescovo Grilli: hanno fatto quello che avevamo chiesto

28/10/2005
    venerdì 28 ottobre 2005

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    Il vescovo Grilli: hanno fatto
    quello che avevamo chiesto

      intervista
      Giacomo Galeazzi

        CITTA’ DEL VATICANO
        «E’ un segnale importante che qualifica positivamente l’azione di governo. Sono evidenti i passi avanti compiuti nella direzione indicata dalla Chiesa, ossia verso la difesa dei valori fondanti della società». Il vescovo di Civitavecchia e Tarquinia Girolamo Grillo, diplomatico di lungo corso della Segreteria di Stato vaticana e voce autorevole della Conferenza episcopale, «benedice» la Finanziaria ed esprime «sincero apprezzamento» per le scelte dell’esecutivo. «Bisogna riconoscere al governo di avere preso decisioni sagge – afferma il presule -. L’intera società ha motivo di accogliere favorevolmente i sussidi alle famiglie, i bonus agli studenti delle scuole cattoliche e la decisione di dispensare gli enti ecclesiastici dal pagamento dell’Ici».

          Il governo «sposa» la linea della Cei?

            «Non sono regalie. Se lo fossero non le accetteremmo. Il governo ha seguito un metodo più che giusto per affrontare delicate questioni sociali. La misura che conferisce una buona impronta alla Finanziaria è quel sostegno economico alle famiglie che dovrebbe sempre essere un obiettivo primario dello Stato oltreché della Chiesa. In realtà, in passato lo è stato ben poco».

              Lei, anche come editorialista del quotidiano dell’Udc La Discussione, è da molti anni un riferimento per i centristi del Polo. In cosa questa Finanziaria è migliore dalle precedenti?

                «Adesso si lancia un messaggio a tutti i cittadini, non solo ai cattolici impegnati in politica. La famiglia, cellula base della società, viene insidiata in mille modi nel mondo secolarizzato, dunque è una salutare inversione di rotta aiutarla economicamente. Certo, non basta un assegno a risolvere il problema, però è un segno che va assolutamente colto e lodato. La famiglia, per diritto naturale, viene prima dello Stato».

                  E gli stanziamenti per l’istruzione privata?

                    «Sono un passo rilevante verso la piena parità, la libertà di scelta in campo educativo e la centralità della famiglia. Il governo ha adottato un’impostazione pienamente condivisibile conferendo ai genitori la possibilità di decidere a quale scuola iscrivere i loro figli. Si tratta di aiuti alle famiglie e non di fondi diretti alle scuole. E poi sa quanto costerebbe allo Stato doversi accollare anche quella parte di sistema scolastico in cui opera la scuola non statale?».

                      Come spiega l’esenzione dall’Ici concessa alla Chiesa?

                        «Da sempre noi vescovi svolgiamo compiti di supplenza nei confronti dello Stato. Nelle diocesi mandiamo avanti le attività benefiche con le nostre forze e quelle del volontariato.
                        Il governo si avvede della pluralità di servizi resi dalla Chiesa a vantaggio delle fasce più deboli della società. In quest’ottica, esentare gli enti ecclesiastici dall’imposta comunale sugli immobili costituisce, senza dubbio, una mossa opportuna che rende meno difficoltoso il nostro compito di soccorrere i bisognosi».

                          Non ci sono già i finanziamenti dell’otto per mille?

                            «Più di metà di quei fondi li spendiamo in interventi caritativi ma l’elenco delle esigenze sociali si allunga ogni giorno. La maggior parte dei beni culturali italiani, inoltre, sono nelle chiese. Da soli noi vescovi non abbiamo le risorse per prenderci cura di un simile patrimonio. La cooperazione tra lo Stato a la Chiesa si traduce in un tornaconto per la collettività».

                              Cosa replica a chi sostiene che in Finanziaria è passato il «pacchetto Ruini»?

                                «E’ una valutazione miope: qui non c’entrano destra o sinistra. Se, un governo vara provvedimenti che agevolano la nostra azione a sostegno delle fasce più deboli della popolazione non ci accorda un privilegio ma prende atto che la Chiesa opera nell’interesse della società. E’ un fatto molto positivo che nasce da una lettura oggettiva della realtà».

                                  Gli albergatori: noi senza santi in paradiso

                                  «L’industria alberghiera italiana evidentemente non ha santi in Paradiso»: è con questa battuta che Renzo Jorio, presidente dell’Associazione italiana catene alberghiere, ha commentato l’approvazione del ddl fiscale che prevede l’esenzione dal pagamento dell’Ici per gli edifici di culto e per le loro aree destinate ad attività commerciale ed alberghiera. «Non resta solo da quantificare l’entità del mancato gettito nelle casse dello Stato come sostenuto dal sottosegretario Maria Teresa Armosino, punto peraltro che ci pare non di poco conto: si dovrebbe prima di tutto – ha aggiunto Jorio – quantificare l’effetto distorsivo sulla concorrenza e sulle pari opportunità di impresa che tale provvedimento comporta nel nostro settore».