Stagionali: la NASPI è una fregatura

22/03/2016   (corriere.it)

Sono circa 300mila, solo nel settore turistico. E di solito, non hanno un’occupazione per più di sei mesi l’anno. Sono i lavoratori stagionali, il più delle volte impiegati nel comparto turistico e termale , in alberghi, villaggi turistici, campeggi, strutture ricettive e pubblici esercizi che li assumono solo in un certo periodo dell’anno. «Siamo gente dura, forte, tenace, gente che non si arrende» – si legge nel Manifesto del lavoratore stagionale, con cui si dice forte e chiaro che « la NASPI è una fregatura ». La Nuova Assicurazione Sociale per l’impiego, infatti, fa sì che chi riuscirà a lavorare sei mesi nella prossima stagione estiva, percepirà solo per tre mesi il sussidio di disoccupazione. «Per i lavoratori stagionali non sarà più possibile coprire il proprio reddito per tutto l’anno, in quanto percepiranno l’indennità per la metà dei mesi lavorati. E il danno economico per le famiglie che lavorano e vivono nelle zone turistiche avrà conseguenze sull’economia locale difficile da quantificare ma facile da immaginare» – sottolineano nella petizione con la quale hanno chiesto all’INPS di introdurre correttivi a tali criteri. Un allarme, questo, lanciato anche dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs che richiedono un incontro urgente ai ministri del Lavoro e Beni, Attività culturali e Turismo, dello Sviluppo poiché ritengono, appunto, che i lavoratori stagionali nel 2016 possano essere fortemente penalizzati. «Con i precedenti regimi di sostegno al reddito (disoccupazione ordinaria, ASPI) i lavoratori stagionali potevano, lavorando almeno sei mesi l’anno, magari in diverse parti del Paese e per diversi datori di lavoro, ottenere una tutela reddituale adeguata per ulteriori sei mesi. Ora a seguito del riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria non sarà più così » – spiegano. Dunque, far pagare a questi lavoratori, il deficit dell’industria dell’ospitalità italiana appare come un’operazione socialmente ingiusta, con conseguenze pesanti anche per l’offerta turistica complessiva. Ora, per l’anno 2015 l’INPS e il Governo hanno posto – con la circolare numero 194/2015 e il dlg 148/2015 – temporaneo rimedio a questa situazione, ma rimane aperto il problema per il futuro a partire dall’anno in corso . «L’individuazione di una soluzione a lungo termine per il sostegno al reddito dei lavoratori stagionali del turismo non è più rinviabile – afferma, infatti, Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil – la continuità occupazionale, l’incentivazione di forme contrattuali che non nascondano lavoro irregolare, sono passi decisivi anche per aumentare la qualità dei servizi e far sì che il turismo diventi realmente una risorsa per l’economia del nostro paese». Per questo, dunque, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, chiedono che venga avviata una fase di confronto serrato su questo come su altre problematiche di settore e che venga insediato un tavolo interministeriale che coinvolga tutti gli attori potenzialmente interessati: il Governo, le associazioni datoriali, gli enti locali e le organizzazioni sindacali di rappresentanza dei lavoratori stipulanti i contratti collettivi nazionali di lavoro per i dipendenti del turismo. La soluzione, forse, nella prossima stagione.