Stagionali, Fornero replica alle accuse sulla mini-indennità

04/09/2012

Una lettera della ministra alla Cgil di Rimini: non è vero che l`Aspi, il nuovo contributo per la disoccupazione degli atipici, sia penalizzante

La vostra lettera aperta del 22 agosto 2012, in occasione della mia partecipazione al meeting di Rimini, lamentava gli "effetti nefasti" che la recente riforma del mercato del lavoro arrecherebbe ai lavoratori stagionali ». Inizia così la risposta della ministra Elsa Forsero alla Cgil di Rimini, che aveva contestato l`inadeguatezza della cosiddetta mini-Aspi come tutela di lavoratori stagionali. Una missiva di quasi due cartelle, che non convince ancora i rappresentanti sindacali della città romagnola. In questi giorni la cittadina balneare fa i conti con una delle crisi più pesanti degli ultimi anni. La famosa «stagione» che finora aveva dato un lavoro temporaneo a migliaia di persone, sembra aver registrato un vero flop. I consuntivi ancora non ci sono, ma già si calcola un calo del 20% del lavoro. Significa che se l`anno scorso il 14mila avevano fatto domanda dell`indennità di disoccupazione con requisiti ridotti, quest`anno le domande si fermeranno a poco più di 10mila. Colpa della crisi. Ma anche la riforma ci ha messo lo zampino. Se dal ministero non arriverà un chiarimento su come e quando si dovrà procedere alle domande, quelle persone rischiano di restare fuori da tutto, dalla vecchia indennità e dalla nuova mini-Aspi. In più hanno parecchie probabilità di prendere meno di quanto avevano incassato finora, proprio per la copertura più limitata dell`ammortizzatore. Secondo i sindacati i lavoratori perderebbero in media il 25%.

GLI ARGOMENTI
Naturalmente non la pensa così la ministra, che nella missiva inviata ieri alla Cgil di Rimini difende il nuovo ammortizzatore. «Per l`accesso alla mini-ASpI non sono affatto richiesti requisiti più stringenti rispetto all`indennità di disoccupazione con requisiti ridotti: al contrario, le 13 settimane di contribuzione richieste, in luogo delle 78 giornate, sono un requisito più agevole da raggiungere – scrive Fornero Per la mini-ASpI, inoltre, non è più previsto il requisito dei due anni di anzianità contributiva che invece condizionava la vecchia prestazione». Sul primo punto c`è qualche dubbio dei sindacati perché il calcolo a settimana rischia di far perdere dei diritti se si lavora per metà periodo. Il vantaggio vero è l`eliminazione dei due anni di contribuzione, mossa che estende l`ammortizzatore anche a chi ha appena iniziato a lavorare. «Viene introdotto il nuovo requisito della permanenza dello stato di disoccupazione aggiunge Fornero – se cioè il lavoratore dovesse trovare una nuova occupazione cesserà di percepire l`indennità. Si tratta, con tutta evidenza, di una condizione minima per la fruizione di una prestazione che abbia l`obiettivo di sostenere i lavoratori che involontariamente incorrano in un periodo di disoccupazione».
Insomma, gli elementi positivi non mancano. «Se non fosse che si tratta di teoremi fatti su una realtà avveniristica – commenta Cristian Sesena della Filcams Cgil – I nuovi strumenti sembrano studiati per un Paese che cresce, in cui si trova facilmente lavoro». Stessa obiezione da Graziano urbinati, segretario della camera del lavoro di Rimini. Il fatto è che sia dal punto di vista della copertura retributiva sia di quella contributiva, il nuovo strumento è molto più debole. Come remunerazione di fatto si percepisce la metà di quanto guadagnato nel periodo lavorato, e sempre metà è la contribuzione. E questo, con l`incrocio della riforma delle pensioni che passa al sistema contributivo, di fatto rende la vita molto più difficile a chi lavora. O meglio, non lavora. «È vero che i lavoratori devono essere spinti a trovarsi un`occupazione spiega urbinati – Ma qui il lavoro manca, è sempre meno o è in nero». In effetti a fronte di un crollo del lavoro stagionale, c`è stato sulla riviera un aumento di circa il 400% di lavoro a chiamata. «Il significato di questi dati è incontrovertibile – continua Urbinati – La crisi ha spinto i datori di lavoro a utilizzare forme più precarizzanti, che avrebbero dovuto essere cancellate con la riforma».
Sostituire il lavoro stagionale con quello a chiamata vuol dire anche creare lavoro «grigio». Insomma, ufficialmente si lavora per un paio di giorni, ma in realtà l`attività è di un paio di settimane. Così aumenta il nero e diminuiscono le tutele, oltre che il livello del trattamento economico. Ecco perché, tra gli altri fenomeni, c`è anche quello di un progressivo utilizzo di forza lavoro immigrata, più disponibile ad accettare condizioni di semi-illegalità.