Stages & mestieri: ultime notizie per il disoccupato della sera

04/05/2010

Nella grande sala d’attesa della disoccupazione italiana – tra un contratto a progetto e una firma in bianco in caso di gravidanza, tra una cassa integrazione e un licenziamento in tronco – quello che prima era solo un sospetto è ormai una certezza: il lavoro continuativo, quello sul quale costruire un futuro anche di medio termine, è un bene di lusso. Una di quelle rarità da sguinzagliare cani da tartufo, un oggetto del desiderio che fa gola a tutti, aldilà dei sogni nel cassetto, perché adesso i lavori a singhiozzo coprono tutto l’orizzonte, una cupa nuvolaglia oltre la quale non si riesce a vedere il sereno. Che l’idea stessa di «lavoro» sia diventata aleatoria e accattivante come l’altamoda,lo dimostra il successo delle riviste patinate che da qualche tempo occhieggiano dalle edicole, coi loro titoloni scaccia-crisi. Si tratta di settimanali o quindicinali da due euro a fascicolo, carta lucida e foto a colori, testate dalla tiratura di 40.000 copie e passa: RomaLavoro, Lavoro Facile, Trovalavoro, Infolavoro, Lavorare. E tante altre ancora. L’edicolante dice che vanno a ruba. Chi li compra? Gente di tutte le età. «Rai Assume», sta scritto a caratteri cubitali su una di queste copertine. Dentro, tre pagine illustranonel dettaglio com’è articolato il sito della Rai e come inserire il proprio curriculum nell’apposita sezione. Poi, a tutto campo, un’intervista al vice-direttore del Tg3, Giuliano Giubilei, dove si chiarisce che al momento in Rai non sono previste nuove assunzioni perché prima, giustamente, vanno assorbiti più di cinquecento precari, da anni in attesa di regolarizzazione.
PASSAPAROLA
E ancora, un colonnino spiega che in Italia «il lavoro si trova col passaparola », mentre in un box a mezza pagina si legge che i ricchi diventano sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri. Un dossier racconta le difficoltà di rientrare nel mondo del lavoro per gli over 40, mentre il «Sondaggione » invita a rispondere, via sms, al quesito: «I nuovi incentivi all’industria serviranno a rilanciare il lavoro? ». Poi gli annunci veri e propri (selezionati dalle migliaia di siti on line, dalle agenzie interinali e dalla gazzetta ufficiale) e pagine su pagine di stage, master e corsi di ogni sorta: dal tirocinio per diventare animatore turistico, al corso di quaranta ore (con certificato di qualità) per fare il pizzaiolo. Non mancano le lettere e l’oroscopo: «in ufficio oin fabbrica abbandonate gli atteggiamenti più prudenti», è il consiglio per i nati sotto il segno dei pesci. Comei giornalini glitterati per le teen-agers o i mensili specializzati sugli accessori di lusso per auto sportive, questi «almanacchi» del lavoro hanno successo perché possono contare su un enorme bacino di lettori qualificati, ovvero: i disoccupati, un target che in Italia è destinato ad allargarsi ulteriormente, senza limiti d’età, provenienza geografica o sociale. Va detto, poi, che queste riviste svolgono il ruolo di mediatori linguistici: interpretano i passaggi più oscuri dei bandi per i «concorsoni » pubblici, come quello per quasi duemila posti indetto dal Comune di Roma, e risparmiano al lettore certi annunci indecifrabili che girano in rete: «cercasi account per soluzioni ERP per le PMI, è richiesta buona capacità di negoziare customizzazioni ». Evidentemente, questi settimanali cercano di alleviare, a loro modo, la disperazione generale: come la social card, agiscono sulla disoccupazione italiana con lo stesso effetto placebo delle rondelle di cetriolo sul contorno occhi. Ora, per esempio, l’Isfol consiglia di buttarsi sui «green jobs». E bisogna farsi una «skill»,una competenza: un bel master di seicento ore nel settore ambientale, che ti consente di accedere a uno stage in azienda, e non importa se dopo quattro mesi sei di nuovo a casa. Vuoi mettere, l’esperienza? Questo, d’altronde, è lo spirito dei tempi: per trovare un lavoro duraturo serve un colpaccio della fortuna,come nellanuova formula del gratta e vinci, «Win for life », che mette in palio uno stipendio fisso per vent’anni. Nell’attesa di un lavoro vero che non arriva mai, i milioni di «diversamente occupati» ingannano il tempo sfogliando riviste alla ricerca di un nuovo corso di formazione, di un altro lavoro- lampo che smaglia le fibre nervose, già messe a dura prova. ETERNA GIOVINEZZA Bisogna augurarsi eterna giovinezza, nervi d’acciaio e versatilità, perché ci vuoleun fisico bestiale a cambiare mestiere a ogni stagione: sei mesi operatore out-bound, quattro mesi segretaria al desk, due mesi come hostess al reparto latticini del supermercato. Lavoratori senza identità, per prestazioni a chiamata, a seconda dei capricci del signor Mercato. Alla lunga, questo andazzo nuoce gravemente alla salute del paese, come le diete pazze. Serve, piuttosto, una terapia d’urgenza: i sintomi sono sotto gli occhi di tutti, e non giova certo continuare a confidare nei miracoli.