Stage all’estero Masolo Per ricchi

27/09/2010

La proposta è allettante. Molti giovani la vivrebbero come il sogno della propria vita. Consiste nell’imparare un’importante professione all’estero. Magari in America, Asia, Oceania, Medio Oriente, Africa. Oppure alla Farnesina a Roma,oppure fra le 49ambasciate, i50 uffici consolari, i 48 istituti di cultura. Sono coinvolti 1800 stagisti, invitati dal ministero degli Esteri, attraverso il programma Mae-Crui, “aperto a studenti universitari e neolaureati e gestito dalla Fondazione Crui con la collaborazione di una settantina di atenei”. Il problema è che – informa il bando – la partecipazione agli stage non prevede alcuna forma di rimborso”. I 1800 ragazzi dovranno pagarsi le spese, cioè viaggi aerei, alloggio, magari anche l’assicurazione sanitaria. Molti giovani quando leggeranno il bando rimarranno con la bocca amara, soprattutto se figli di metalmeccanici di Termini Imerese o di Pomigliano. Dove li trovano i soldi? Il caso è segnalato dal sito “La Repubblica degli stagisti” (www.repubblicadeglistagisti.it), interamente dedicato a questa forma di lavoro che dovrebbe essere organizzato per preparare, formare, ma alle volte serve solo per avere mano d’opera a buon mercato e automaticamente licenziabile. Per fortuna, osserva il sito promosso da Eleonora Voltolina (e Andrea Curiat) con l’apertura del terzo bando del 2010 che mette in palio gli ultimi 580 posti, circa un quarto degli atenei che partecipano all’iniziativa, rendendosi conto del problema, ha previsto di impegnare una parte
del proprio denaro per sostenere i giovani. La “Repubblica degli Stagisti” chiede di erogare un rimborso forfettario di 500 euro per gli stage svolti in Europa e di mille euro al mese per chi va in Paesi extraeuropei. Una spesa di tre milioni e mezzo di Euro. Ha scritto Eleonora Voltolina: “Ogni ambasciatore guadagna oltre 250mila euro all’anno: davvero il suo ministero non ha tre milioni e mezzo di euro per i suoi stagisti?… E investire sui tirocinanti anziché sui soliti 50-60enni di ruolo non sarebbe un bel modo di contribuire a far tornare l’Italiaun paese per giovani?”. Questa “Repubblica”, da non confondersi col giornale di carta, contiene molte iniziative su queste tematiche. Tra queste “La Carta dei diritti dello stagista”, il Kit dello stagista (dedicato a coloro che hanno uno spazio su Internet per offrire i più recenti annunci di stage pubblicati dalle aziende che fanno parte del Bollino OK Stage), un gruppo su Facebook con 3600 iscritti. È anche uscito un libro della Voltolina: “La Repubblica degli stagisti. Come non farsi sfruttare”. Molte le storie denunciate dal sito. Un’altra testimonianza di come tanti giovani, quasi sempre lontani dai sindacati, stiano lottando per avere un futuro. Avrebbero bisogno di proposte, fatti, impegni concreti, iniziative visibili. Non di dibattiti estenuanti su Papi salvatori, più o meno stranieri.