Spunta un tesoretto da 8 miliardi

17/09/2007
    lunedì 17 settembre 2007

    Pagina 4 – Economia

    La nuova dote proviene in parte da un ulteriore extragettito fiscale e in parte da minori spese per infrastrutture rispetto al previsto

    Spunta un tesoretto da 8 miliardi

    Braccio di ferro tra Visco e Padoa-Schioppa sulla riduzione delle tasse

      ROBERTO MANIA

      ROMA – Spunta un nuovo "tesoretto" di 7-8 miliardi di euro grazie al buon andamento del deficit spinto dalla brillante dinamica delle entrate ma anche dai primi risultati dei tagli alle spese. Il dato – anticipato ieri dal Sole 24 Ore – non è stato confermato dal Tesoro anche se i tecnici di Via XX settembre ci stanno lavorando in vista della definizione della nota di aggiornamento al Dpef che sarà presentata insieme alla legge Finanziaria. «Nei prossimi giorni – spiegano gli uomini del ministro dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa – sarà delineato il nuovo quadro macro economico». E c´è attesa per l´audizione che il ministro terrà giovedì prossimo davanti alle Commissioni Bilancio della Camera e del Senato. A parte un ritocco della previsione di crescita del Pil per quest´anno (1,8 per cento anziché 1,9) si sta valutando se rivedere anche le stime per il 2008, portandole sotto il 2 per cento indicato nel Dpef. L´obiettivo del deficit non dovrebbe, invece, variare, fermo al 2,5 per cento.

      Le entrate fiscali galoppano anche per effetto di quello che i tecnici definiscono "l´adeguamento spontaneo" del comportamento dei contribuenti. Insomma non ci sono solo le norme restrittive e la lotta attiva all´evasione. L´extragettito è dovuto anche a un cambiamento di atteggiamento di una parte dei contribuenti. Mutamento per nulla prevedibile e che, quindi, non consente di stimarne gli effetti sotto la voce entrate. A pesare in maniera positiva sull´andamento del deficit sarebbe poi il mancato utilizzo di una buona fetta del Tfr non destinato ai fondi pensione che, dalle aziende con più di 50 dipendenti, è stato dirottato all´Inps per finanziare interventi infrastrutturali.

      È in questo quadro che – lontano dai riflettori – si starebbe consumando anche un braccio di ferro tra Padoa-Schioppa e il suo vice Vincenzo Visco. Quest´ultimo è ormai convinto che si debba andare rapidamente ad una riduzione della pressione fiscale. Non solo perché i sondaggi registrano un continuo calo di consenso per la coalizione di centrosinistra, ma soprattutto perché senza alcuna restituzione del surplus fiscale, quest´anno la pressione fiscale finirà per crescere dello 0,2-0,3 per cento rispetto al Pil. Insomma – è la tesi di Visco – sulla leva fiscale non si può più agire e si deve invertire la rotta, mentre sul lato delle spese ci sono spazi consistenti per recuperare risorse da destinare al finanziamento delle spese cosiddette "inderogabili" (un po´ più di 4 miliardi, secondo il Dpef). Padoa-Schioppa si limita a sostenere che di sicuro le tasse non saranno aumentate, ma la frenata dell´economia e la difficoltà di tagliare la spesa pubblica consigliano di muoversi con molta cautela. Una posizione scomoda ma che proprio Padoa-Schioppa può assumere non essendo pressato – lui tecnico – da ragioni di consenso. Visco sembra avere una prospettiva diversa, dopo aver fatto il "lavoro sporco" sul terreno politicamente scivoloso della lotta all´evasione fiscale. Per ora ha già pronto un pacchetto di quattro capitoli: meno tasse sulla prima casa o sugli affitti; "scambio" tra Ires e incentivi alle imprese, nuovo regime fiscale a forfait per 1,5 milione di microimprese e delle aziende cosiddette marginali ai fini degli studi di settore; misure a favore dei figli (l´ipotesi è quella di una sorta di dote fiscale al posto delle detrazioni fiscali e degli assegni familiari) e degli incapienti. Sono a costo zero i due capitoli sulle imprese. Il taglio di cinque punti dell´Ires (l´imposta sulle società) sarà finanziato dalle risorse oggi destinate ai tantissimi incentivi mentre gli interventi per i piccoli si tradurranno essenzialmente in una drastica riduzione degli adempimenti burocratici. Avranno un costo sia le misure per la casa (da uno a tre miliardi) sia quello per le fasce di contribuenti più deboli e per la dote fiscale. Per questo Visco aspetta una decisione condivisa da tutta la maggioranza. Ma se il contesto lo permetterà alcuni interventi (quelli sulla casa, ad esempio) si potrebbero mettere in campo anche prima della Finanziaria.